Jun Aoki e Peter Marino per Louis Vuitton a Tokyo

Qui la maison Louis Vuitton è presente dal 1981, nella medesima location in posizione d’angolo, e qui propone oggi l’esperienza immersiva in un lifestyle completo e integrato, teso a valorizzare un unico aspetto sensoriale: cogliere il segreto della materia e di un lusso che si tramanda nel tempo come sinonimo di qualità estrema e cura del dettaglio realizzativo, perché frutto di un lavoro artigianale sulle superfici, che siano queste di pelle, legno, vetro, carta o cioccolato, micro o macro, riferite all’architettura, al product design o al food. ”Ho concepito questo volume affascinato e ispirato da un dipinto in stile giapponese di Heihachiro Fukuda, Sazanami (Ripples), un’opera che restituisce il luccichio della superficie dell’acqua in blu oltremare su una lamina di platino”, spiega Jun Aoki.

Avevo progettato il precedente negozio Louis Vuitton di Ginza Namiki con l’immagine di una lanterna magica, mosso dall’idea di creare una fantastica proiezione della luce nel suo perimetro. Ma questa volta mi sono spinto oltre: volevo restituire lo scintillio dell’acqua in architettura”, continua. “Perciò ho mixato due strati di vetro, lastre lisce, ondulate e corrugate, ritmate nell’effetto acqua anche con l’introduzione di una pellicola dicroica che ne riproduce le infinite tonalità. Una sfida impegnativa. Ci sono voluti ripetuti tentativi per stabilire un dispositivo capace di rendere percepibile la distorsione cromatica delle superfici secondo l’orientamento e l’incidenza della luce”.

Questo è diventato il plus dell’espressione di una bellezza organica di limpidezza, luminosità e trasparenza molto vicina all’incanto che Aoki ha condiviso in totale sintonia con Peter Marino, l’architetto americano che, come lui, aveva già affrontato in passato altri progetti per la maison francese.

Fonte: https://www.internimagazine.it/architettura/edifici/vuitton-tokyo/

Autore dell'articolo: internimagazine.it