Da non luoghi ad agorà

Connessione, dunque. Non a caso, a Progetto CMR hanno chiamato Connector lo spazio pensato per iniettare una socialità nuova, inattesa, in uno stabilimento industriale nell’area cargo di Malpensa, forse il nonluogo italiano per eccellenza. Per l’hub italiano di DHL Express Italy, 50 mila mq, Roj e il suo team hanno pensato a una struttura dove seicento dipendenti possano incontrarsi rispettando gli standard di sicurezza post Covid nei momenti di pausa, senza distinzione di mansioni e ruoli: “Un’agorà, appunto”.

Ma connector è anche il principio attivo che Roj e il suo studio proiettano nella scala urbana ripensando Milano come città policentrica nelle proposte di rigenerazione delle periferie meneghine avanzate in questi mesi, immaginate come una serie di centri connessi tra di loro ma autonomi, in grado di offrire a chi li abita qualità edilizia e spazi per il tempo libero. “Zero consumo di suolo, trasformazione delle aree degradate in luoghi compiuti, creazione di un mix di abitanti eterogeneo e multiculturale, più verde, decarbonizzazione e consumi energetici efficienti”: Roj sgrana il rosario delle possibilità guardando a modelli come Parigi e Amburgo, dove progetti di rigenerazione simili sono in via di completamento, e invita a non guardare alla densità come a un rischio, anzi, “perché la città smart diventerà anche una città safe grazie alla tecnologia”. 

Fonte: https://www.internimagazine.it/approfondimenti/inchieste/nonluoghi-collettivita/

Autore dell'articolo: internimagazine.it