La seconda vita del legno

“Mi piaceva l’idea di un borgo a 1600 metri di altezza immerso nella calma, nel silenzio e nella bellezza, nei profumi e colori della natura”, riconosce De Lucchi. “Lo Zirmerhof è un luogo ispirazionale, dove vai soprattutto per condividere un’esperienza che ti fa sentire bene, lontano dalla frenesia della città. Tant’è che il Padiglione Zero e l’Expo Center per Expo Milano 2015 li ho progettati proprio qui, dove ci sono molti tavoli uno diverso dall’altro, perché intorno al tavolo succede tutto, mangi, parli, disegni; il tavolo è un centro spontaneo di aggregazione scalabile di dimensioni, dalla piazza fino al tavolino piccolo di fronte alla stufa”, conclude.

Negli interni delle Case del Prato la benefica carica rivitalizzante del posto diventa ancora più forte. Qui ogni dettaglio – oggetti piccoli e grandi, tra cui letti, imbottiti, armadi, lampade, tappeti e tessuti – è stato studiato custom per ritrovare una sinergia con la storia e la sensibilità del luogo, armonizzando con le essenze di cembro, abete rosso, larice e noce nazionale scelte per caratterizzare in modo univoco ciascuna stanza, dove la tecnologia necessaria c’è, ma è integrata e invisibile.

“Il disegno degli interni si è tradotto in un’installazione d’autore che completa la visione architettonica”, prosegue Pico De Lucchi, direttore generale di Produzione Privata, il laboratorio sperimentale di Michele De Lucchi nato nel 1990 e oggi diventato un vero brand, con una settantina di prodotti in catalogo tutti realizzati nel rispetto dei valori originali con sapienza artigianale e materiali di derivazione naturale, sempre più apprezzato worldwide, dal Giappone all’Australia. “Per lo Zirmerhof abbiamo prototipato, ingegnerizzato e autoprodotto 17 oggetti unici con 127 varianti e 14 tappeti differenti, il tutto in sei mesi di cui tre di Covid lockdown”, continua.

Fonte: https://www.internimagazine.it/progetti/architettura-interni/la-seconda-vita-del-legno/

Autore dell'articolo: internimagazine.it