Vanity design

Ecco allora fare la comparsa nell’antibagno e poi, nelle camere da letto, del cosiddetto vanity table o dressing table, o ancora ‘toeletta’, un mobile pensato per spazzolare i capelli, conservare gioielli, truccarsi e prendersi cura della pelle con creme e profumi. Negli anni ’40 e ’50 saranno infatti i designer dell’alta borghesia a firmare bellissimi vanity table: Osvaldo Borsani per la sua clientela ma anche per la villa familiare a Varedo (MB), Gio Ponti con pezzi unici e con le serie per il Parco dei Principi di Roma e Sorrento, Carlo Mollino per gli appartamenti dei professionisti sabaudi. Tra nostalgia ed edonismo di ritorno è dai primi anni ’90 che sia l’attrezzatura ginnica che il mobile da toeletta riprendono la scena, ma con caratteristiche decisamente aggiornate agli stereotipi culturali del nostro tempo.

Da un lato il vanity table diventa sempre più compatto, barcamenandosi tra l’effetto stupore della sua comparsa-scomparsa, grazie ai meccanismi a chiusura, e l’esibizione di materiali e cromie sempre più raffinati. Dall’altro il mondo dell’hi-tech condiziona il formalismo degli attrezzi ginnici, che dalla palestra migrano nello spazio domestico. Più recente è invece un altro fenomeno, quello della trasformazione di tipologie di arredo classiche in forme che richiamano la funzione sportiva solo visivamente.

Fonte: https://www.internimagazine.it/progetti/design/vanity-design/

Autore dell'articolo: internimagazine.it