Il design delle relazioni

Più volte, chiacchierando, Grcic parla di un senso di frustrazione che soltanto alla fine proverà a mitigare: “Oggi trovo visionarietà nel digitale, nell’elettronica e nell’industrial design che ruota intorno a questi ambiti. Il mio mondo, invece, quello che ha fatto la storia del mobile, sembra aver perduto la capacità di legarsi a ogni aspetto della vita umana, di segnare e accompagnare i cambiamenti delle persone e della società. È come se l’arredamento non riuscisse più a emergere con nuove proposte. Ed è frustrante constatare come anche chi lavora con il digitale vivrebbe volentieri circondato di mobili vintage. Eppure l’industria del mobile ha in sé la forza di cambiare e tornare a come quando, negli anni Sessanta, percepivi che dentro un oggetto c’erano un senso di libertà e una visione proiettata verso il futuro. Adesso è come se il product design avesse perso credibilità a favore della tecnologia e dei servizi. Siamo in una sorta di impasse: per questo progetti come quello per Alcantara servono a trovare nuovi stimoli, a portare nel mio studio nuovi spunti”.

Ma che cosa vuol dire avere una visione, oggi, per un designer attivo nell’industria del mobile, concentrata a progettare infinite varianti di prodotti già esistenti? “Nessuno rimprovera all’industria del fashion di continuare a ridisegnare camicie e pantaloni: la moda è riuscita meglio di altri settori a dare l’illusione di rinnovarsi continuamente. Noi designer di prodotto dobbiamo ogni volta partire da chi ci ha preceduto aggiungendo un tassello: è così che si va avanti. Con i miei mobili non cerco la nostalgia, ma la lezione delle cose del passato fatte bene”.

Un altro aspetto fondamentale, dice Grcic, è confidare nell’attitudine a infondere negli oggetti una sorta di intelligenza in grado di sviluppare relazioni tra l’uomo e le cose e tra gli esseri umani stessi. “L’intelligenza degli oggetti è fondamentale. Uno dei miei pezzi più celebri, la lampada May Day per Flos del 2000, è un oggetto che ‘connette’, nel senso che invita chi la usa a capirla e a utilizzarla sfruttandone appieno le sue possibilità. Negli anni questa dote si è trasferita in device tecnologici come, per esempio, gli smartphone, che sono diventati estensioni della persona. Ecco, May Day è una lampada, ma è anche in qualche modo un’estensione di chi la usa. Con la differenza che l’Iphone ha il problema dell’obsolescenza e va cambiato dopo qualche tempo, anche se non vorremmo mai separarcene. La sfida, per un designer, è allora realizzare progetti che siano rilevanti per le persone e le loro vite come lo sono diventati gli smartphone. Il buon design sono mobili e oggetti con una personalità e che stabiliscono un rapporto con noi. E a noi designer tocca dar loro vita”.

Fonte: https://www.internimagazine.it/progetti/design/il-design-delle-relazioni-2/

Autore dell'articolo: internimagazine.it