I valori per la ripresa

I valori per la ripresa

Tavolo Egeo di Jacopo Foggini per Edra, realizzato in vetro con differenti forme e di colore oro o nero

Da dove ripartire? Da noi stessi e da quel che siamo. È la risposta delle aziende di design, che confermano le strategie e ripartono dai valori radicati, chi accelerando sul digitale e chi spingendo ancora di più sulla sostenibilità e sulla tracciabilità dei prodotti.

Dopo lo stop produttivo di marzo e aprile, le aziende hanno ripreso l’attività con due mesi di lavoro da remoto, ma anche di riflessioni per definire il proprio punto di ripartenza. Perché il lockdown è stata anche l’occasione per ridefinire le strategie e per capire, in sostanza, quel che la pandemia e le sue conseguenze a lungo termine comporteranno per la mission dell’impresa.

L’AZIENDA SOSTENIBILE
È necessario ripartire dall’educazione, base fondante di questo settore. Damir Eskerica, CEO di Moroso, ragiona sui profondi cambiamenti necessari per poter migliorare dalla piccola alla grande scala. “Viviamo in una società egoistica, che si basa su valori immediati e short-term values. Se vogliamo seriamente parlare di sostenibilità, questa è solo una tappa di un processo più grande, che è il raggiungimento e la creazione di una società sana. I ragazzi che studiano oggi sono addestrati per raggiungere obiettivi velocemente, sono spinti dal successo. Va cambiata la prospettiva, dobbiamo imparare a ragionare guardando al lungo termine”. Ed è errato pensare che lavorando sulla sostenibilità si vada a compromettere il profitto dell’azienda. “Questo non succede, anzi: avere una società più sana con valori più sani e un fine d’intenti allineato rende l’azienda migliore. Bisogna necessariamente riuscire a passare da un modello di azienda che tiene conto solo dell’ottimizzazione dei vari shareholders a un’azienda che vuole portare valore aggiunto anche e soprattutto all’esterno”. L’importanza di questo aspetto è dimostrata dalla reazione dei clienti durante il periodo di crisi. E’ stato dimostrato dunque che “il cliente mostra committment nei confronti di brand che si occupano anche delle problematiche sociali, non solo dell’eccellenza del prodotto. Anzi, questa non basta più. Pensiamo ai nostri momenti difficili nella vita. A chi ci rivolgiamo? Alle persone di cui ci fidiamo, dove c’è serenità e comprensione. Succede lo stesso ora: un brand deve avere un ruolo sociale oltre che un forte impatto sul territorio, e condividere i suoi valori con il pubblico”. Per farlo, Moroso punta sulla qualità e non sulla quantità. Ha cercato nel tempo dei partner di cui fidarsi, e questo ha consolidato la reputazione del brand e la cultura aziendale. “Prima di fare business, non dimentichiamoci che siamo esseri umani – conclude – Stavamo correndo troppo, tutti quanti, pensando solo al profitto e tralasciando le relazioni. Certamente non si deve rinunciare al fatturato, ma non si deve nemmeno dimenticare l’importanza dei valori umani”.

FIERAMENTE OFFLINE
Nel 1949 la storia di Edra nasce basandosi sul rapporto tra le persone. “Mio padre ha iniziato così – racconta Monica Mazzei – e oggi siamo una grande famiglia. Mi manca vedere e parlare con le persone; ci siamo adattati a una modalità del tutto nuova per molti, ma di certo non ci appartiene”. L’attenzione non è verso una nuova esperienza di vendita, nuovi canali, nuove strategie. “Mi interessa sapere se i nostri clienti e le loro famiglie stanno bene, e sapere che stiamo consolidando sempre più i rapporti con loro anche a livello commerciale. Non mi interessano le vendite online, non abbiamo mai ragionato in quei termini e mai lo faremo. Il nostro prodotto ha un valore specifico, te ne devi innamorare, devi conoscere la storia. Non ci appartiene questa rincorsa verso un mondo virtuale, che andrebbe tra l’altro in concorrenza con la nostra distribuzione”. Nessun canale che esula da quelli classici dunque, ma focus su un modello di spazio presentato tre anni fa, lo Spazio Edra, che è stato adottato in alcuni punti vendita sia in Italia che all’estero, per poter presentare il prodotto al meglio. “I nostri partner – spiega Mazzei – sono mono e plurimandatari, ma conoscono le collezioni al meglio. Tutti vengono invitati in azienda per training mirati; il prodotto non può essere messo in vendita in altro modo se non con la piena conoscenza della sua storia e dei suoi valori, che sono poi quelli dell’azienda, trasmessi all’interno di un singolo progetto”. Nessuna presentazione online, si salta un anno ma l’azienda è intenzionata ad attendere senza svelare le nuove collezioni attraverso streaming o appuntamenti online. “Chiaramente l’emergenza ci ha cambiato la vita, ma non l’ha stravolta e non ha stravolto i principi della nostra famiglia. Non presenteremo le novità online, aspetteremo il momento opportuno per poterlo fare in presenza. Non siamo legati alle mode e all’obsolescenza: un oggetto nuovo lo è perché esprime un concetto diverso, non perché ne porta la data. Attenderemo. La perdita più grande di quest’anno è la mancanza dell’incontro, non di altro”.

COMPETENZA E PROFONDITÀ
Sono importanti la competenza e le idee per il futuro. “Di fronte a un evento di questa entità – afferma Carlotta De Bevilacqua, vicepresidente e CEO di Artemide – valiamo tutti uguale, grandi e piccoli. Non è la dimensione aziendale a fare la differenza, ha valore ciò che hai fatto e che pensi di poter fare. Fanno la differenza gli investimenti in progetti con una visione, che proiettano il futuro nel presente. Anche il brand acquista valore non tanto come firma ma solo se è il contenitore di valori reali, di ciò che hai costruito, di idee, competenza, cultura, saper fare, innovazione”. L’azienda è stata fondata 60 anni fa da Ernesto Gismondi puntando su tecnologia e innovazione e investendo nella ricerca produttiva, su materiali e sulle sorgenti. “Ma anche nella ricerca culturale – aggiunge la ceo – con una grande apertura verso i maggiori architetti prima italiani e poi di tutto il mondo per interpretare le diverse culture della luce. Abbiamo sempre investito in ricerca, negli ultimi 5 anni abbiamo depositato 33 brevetti di invenzione e non ci siamo fermati in questo momento, l’ultimo è di metà maggio. Il tecnological transfer oggi è brevissimo quindi i brevetti sono immediatamente applicati nei nostri prodotti e distribuiti”. Per fare in modo che gli investimenti siano un contributo qualitativo e non un costo, va fatto un ragionamento sulla profondità del progetto stesso. “È intelligente e sistemico se capace di dialogare con gli altri prodotti della collezione, anche se non appartengono alla stessa famiglia o designer. È una piattaforma aperta che può condividere intelligenze, come la gestione attraverso Artemide App, o componenti, tecnologie, processi anche se il prodotto che ne risulta è diverso. I brevetti che abbiamo depositato negli anni passati sono condivisi da più prodotti, quando si parla di intelligenze come quelle per Artemide App si applicano praticamente a tutta la collezione. Torno a quello che per me è il senso del termine design: non forma, ma progetto. Se lavoriamo solo per una nuova forma, ogni investimento è troppo alto. Non è così se progettiamo per offrire e distribuire un’alternativa migliore a ciò che già esiste”.

LA SFIDA DIGITALE
Roberto Gavazzi, CEO di Boffi|DePadova, illustra il nuovo panorama che si prospetta alla ripresa delle attività. Dalle potenzialità di un gruppo strutturato, in grado di far affidamento sulla rete, al challenge del digitale come strumento indispensabile. “La nostra è una azienda solida, con una presenza internazionale diffusa e consolidata. Puntiamo molto sulla nostra rete di negozi monomarca, di proprietà o indipendenti. Speriamo di riprendere presto a crescere, dopo aver riorganizzato e alleggerito le loro strutture, per affrontare il mondo nuovo del dopo-virus, chiudendo le realtà più deboli nelle città minori, aprendo nuove realtà in città strategiche come Madrid, Miami, Stoccolma e San Paolo e rinforzando quelle nelle altre città più strategiche. Sarà fondamentale in questa fase di ripartenza del settore offrire al cliente finale un progetto di interni completo in ogni sua componente, elegante e sofisticato nella qualità estetica e funzionale, abbinato ad una immagine affascinante ed un servizio impeccabile. Dimensione adeguata, connessioni locali di lunga data e partnership performanti e solide faranno la differenza in un momento in cui sarà meno facile viaggiare per costruire nuovi rapporti commerciali o intervenire per riorganizzare la distribuzione’’, prosegue Roberto Gavazzi. “Le realtà più piccole saranno più in difficoltà nel superare un momento economico così difficile. Quelle più grandi, con logiche da multimarca, dovranno affrontare costi fissi importanti, oltre ad eventuali problemi gestionali di alcuni dei loro partner a monte. Sarà quindi determinante avere una distribuzione di grande qualità, in grado di far ripartire al più presto le vendite”. Aver mancato l’appuntamento del Salone del Mobile non cancella la necessità di dover introdurre le nuove collezioni. “Lo faremo appena ci saranno le condizioni per una maggiore attenzione verso i consumi, probabilmente tra giugno e luglio. Presenteremo le novità con incontri online, organizzati con un programma che ci porti a settembre, momento in cui saremo pronti a Milano con i nostri negozi interamente riallestiti’’. Per Gavazzi il digitale avrà un ruolo sempre più significativo, integrandosi con la comunicazione offline e le presentazioni negli spazi fisici. “Dopo Milano seguiranno eventi anche a New York, Londra, Tokyo e Parigi ed altre città, per poter incontrare i nostri potenziali consumatori senza doverli far viaggiare su lunghe distanze, in tempi che magari non saranno ancora totalmente sicuri”. Ma la comunicazione online sarà determinante per raggiungere un pubblico più vasto, che tenderà a spostarsi di meno e a cercare sulla rete le migliori opportunità. “Dovremo cercare di soddisfare un maggior desiderio di ripensare e migliorare gli spazi domestici, così tanto frequentati in questo periodo di forzata limitazione negli spostamenti, con video e immagini che integrino le presentazioni nei negozi’’. Riprogettare e migliorare la qualità della propria casa sembra essere uno dei valori emergenti da questo periodo di pericolo per la salute e di preoccupazione economica, continua Gavazzi. “Per intercettare questa tendenza puntiamo da tempo a una proposta di progetto di casa completa in ogni sua componente, piuttosto che ad una semplice ancorché valida gamma di prodotti, offrendo soluzioni personalizzate su misura, che facciano emozionare. L’obiettivo finale è sempre quello di offrire uno straordinario miglioramento nella qualità abitativa, rendendo con i nostri progetti di interni ancora più belle le case dei nostri clienti nel mondo”.

ALLINEATI AL NEXT NORMAL
La scelta dell’arredo è un processo di acquisto lungo e meditato in quanto un bene durevole e un investimento nel lungo termine. “La capacità di leggere l’evoluzione degli scenari e di adeguare tempestivamente istruzioni e processi aziendali è fondamentale per mantenere l’azienda allineata al next normal” dichiara Giulia Molteni, head marketing and communication di Molteni Group. “In questo ambito le aziende di proprietà familiare hanno la possibilità di prendere decisioni in modo rapido, cambiare programma e adeguare produzioni e strategie alle nuove domande del mercato”. Altro fattore determinante per uscire dall’emergenza è la digitalizzazione dei processi, coinvolgendo marketing e comunicazione. “È l’elemento più forte e fondamentale per farci avvicinare alla nostra clientela a livello globale. Per questo motivo abbiamo attivato iniziative smart, dinamiche e flessibili, che ci permettono di affinare un dialogo e velocizzare i tempi, garantendo sempre qualità e funzionalità, elementi portanti del nostro business”. Per favorire la connessione tra i punti vendita e gli utenti finali, architetti, interior e clienti e per facilitare la definizione degli obiettivi comuni, l’azienda ha attivato Molteni@Home, un servizio di consulenza diretta a livello globale: la possibilità di prenotare un primo appuntamento in sicurezza, con video chiamate, schermi condivisi e con l’utilizzo di email che permettono l’invio gratuito di campioni, la condivisione di moodboard, layout a seconda delle diverse esigenze abitative. Compilando un modulo, l’utente viene messo in contatto con il team dedicato che offrirà idee, consigli e asset per i progetti richiesti. Si affianca a Molteni@Home anche un nuovo servizio di customer service dedicato al lancio della collezione tessile 2020 “Frammenti”, firmata Marta Ferri, che per Molteni&C cura ogni anno la ricerca sull’immagine tessile: materiali pensati in esclusiva e sviluppati con le migliori realtà del made in Italy. Gli utenti, tramite una pagina dedicata sul sito dell’azienda, avranno la possibilità di richiedere e ricevere gratuitamente campioni a casa. Modalità flessibili e funzionali affinano un dialogo, velocizzano i tempi e favoriscono la connessione fra i vari interlocutori. “La vicinanza alla nostra community – continua Giulia Molteni – è sempre stata fondamentale per il nostro business: la trasformazione ed evoluzione nel settore digital ci permette di portare nelle case della nostra community la filosofia aziendale. Da questa esigenza nasce M&C Off the Record, un nuovo format firmato Molteni&C|Dada, con il quale l’azienda si fa promotrice di una serie di conversazioni con esponenti del mondo del design”. Con l’obiettivo di espandere la propria rete di vendita sul mercato statunitense, Molteni&C ha deciso di aderire alla piattaforma 1stDibs, player chiave per le vendite online, offrendo una selezione esclusiva dei pezzi iconici della Heritage Collection, classici come quelli disegnati da Gio Ponti. In aggiunta a questa prima iniziativa di vendite online si prospetta, sempre per il mercato statunitense, il lancio dell’e-commerce, con cui Molteni&C|Dada offrirà alla propria clientela un catalogo di prodotti in pronta consegna e una made to order. La nuova piattaforma e-commerce sarà dotata di un configuratore: lo strumento garantirà agli utenti una visione realistica a 360° della collezione, con la possibilità di effettuare zoom sui dettagli e personalizzare i prodotti a seconda delle finiture disponibili, oltre a scaricare modelli 3D e foto in alta risoluzione.

RIMANERE AUTENTICI
Le aziende che vantano un heritage importante nel proprio settore avranno certamente un grosso vantaggio nell’analizzare le nuove esigenze ed intraprendere nuovi percorsi strategici per far fronte alla crisi. “Quello che conta è mantenere la propria autenticità, intensificare il dialogo con i clienti e dar loro evidenza di integrità, accrescendo la fiducia nel brand. Sono certa che un’azienda storica come Flos, con i suoi dipartimenti in ogni singolo segmento della luce, la sua rete distributiva internazionale e una capacità a reagire velocemente a qualsiasi richiesta ed esigenza, avrà ottime possibilità di ripresa in tempi brevi” dichiara Roberta Silva, CEO di Flos. Quest’emergenza sta costringendo le aziende a rivedere i modelli di business. In Flos si punta al contatto capillare sul territorio e alle potenzialità del digital: “La forza di comunicazione dei nostri key stakeholders permetterà di sfruttare la forza dei lanci 2020. La velocità d’impatto sarà inferiore, ma non essendo legati ad una particolare stagionalità, avremo il tempo per dare efficacia ai lanci, sfruttando tutti i canali disponibili, dal digital al physical, sfruttando i nostri showroom locali e creando attività di engagement per ogni realtà locale”. Nel mondo del lighting l’esperienza fisica rimane fondamentale, ma la sfida sta nel trasformare il customer journey per renderlo più ingaggiante. “L’online è un ottimo attivatore d’interesse – aggiunge Silva – e il collegamento online 2 offline è dove lavoreremo di più, coinvolgendo i nostri partner più ricettivi. La luce è esperienza e gli store fisici dovranno fare insieme a noi un grande salto di qualità, fornendo esperienza e un contenuto di servizio”.

RELAZIONI DURATURE
A livello generale, essere un brand consolidato è sicuramente un punto di forza, ma non sufficiente: quello che conta è anche una forte reputazione a livello internazionale, oltre ad un rapporto sinergico e di fiducia con i propri collaboratori e partners. Living Divani, piccola-media impresa, per questa sua natura riesce ad essere flessibile e rispondere in maniera efficace alle nuove esigenze di mercato senza però perdere di vista l’attenzione al dettaglio e all’alta qualità dei materiali. “Essenziali al raggiungimento di questo risultato sono le relazioni durature e creative instaurate, da una parte, con gli attori della filiera e, dall’altra, con il mondo degli architetti e la rete di distribuzione”. Carola Bestetti focalizza l’attenzione anche su innovazione e investimenti, necessari e imprescindibili. Nel futuro, così come nel presente dell’azienda, c’è grande attenzione verso la sostenibilità. “Tutti abbiamo notato come si respiri meglio in questo periodo e come un temporaneo lockdown abbia permesso alla natura di riconquistare, almeno in parte, i suoi spazi, ed è quindi sicuramente auspicabile un rallentamento di produzioni massive, che hanno un impatto elevato sull’ambiente. Per il nostro settore l’impegno è di lavorare maggiormente sulla sostenibilità della nostra attività produttiva, in sinergia con la filiera per la tracciabilità dei materiali utilizzati nelle varie componentistiche”.

di Valentina Dalla Costa

Fonte: https://design.pambianconews.com/i-valori-per-la-ripresa/

Autore dell'articolo: design.pambianconews.com