Le vite vere di Foscarini (anche su Sky Arte)

Case vere per vite vere. Diciassette abitazioni in cinque diverse città – Venezia, Napoli, New York, Copenhagen, Shanghai – per raccontare la vita quotidiana nel contesto domestico (e non solo) di persone diversissime fra loro. Questo è l’ambizioso progetto Vite. Persone vere al centro del racconto, che arriva a compimento dopo un lungo percorso esecutivo e debutterà in anteprima con pillole video domenica 26 aprile alle 20,10 su Sky Arte. Lungo percorso perché non è stato sicuramente semplice convincere così tante persone, «che con molta pazienza», commenta Carlo Urbinati, presidente di Foscarini, «ci hanno messo a disposizione i loro spazi, le loro vite, dove Foscarini è entrata in punta di piedi». E lungo anche perché a fotografare le case, a capire e seguire le persone per poi sintetizzarne la quotidianità in immagini è andato il fotografo Gianluca Vassallo, e poi a coglierne l’altra essenza, quella espressa con le parole, è tornato lo scrittore Flavio Soriga.

Case vere, appunto, dove l’oggetto di design convive con il mobile della nonna cui non si vuole rinunciare per ragioni affettive, e dove comunque il vissuto assembla le esistenze e le esigenze, la memoria, le emozioni, creando quel sincretismo di forme, quello stratificarsi di storie che sono appunto le nostre abitazioni.

Un progetto che Design applaude e condivide in pieno. Noi non abbiamo mai voluto raccontare le case appena uscite dalle mani degli interior designer, bellissime e fredde. Abbiamo sempre preferito le case autentiche, quelle inevitabilmente un po’ incasinate da uomini, donne e bambini per cui l’abitazione non è scenografia, ma il posto dove rifugiarsi e confortarsi, dove magari anche litigare con i propri cari, quindi comunque una geografia funzionale ai propri desideri e bisogni. Certo nei video e nelle fotografie si vedono anche le lampade Foscarini, ma sono solo sapienti figuranti di un’emozione più grande, quella di vedere aprirsi dinanzi agli occhi squarci di quotidianità e intimità di cui sentiamo di fare parte anche se non sono le nostre.

«Con questo progetto il prodotto non è più al centro», osserva Urbinati, «perché al centro ci sono le persone. Quello che cambia è il punto di vista: la scelta del punto da cui riprendere la scena che, come insegnava Antonioni, è una scelta morale, che racconta dove ti metti tu, come ti vedi nel mondo».

In più, per un marchio che punta su lampade “emotive”, c’è l’ulteriore arricchimento di fare dialogare la luce artificiale con le luci naturali che, come ci hanno insegnato bene gli impressionisti, possono essere straordinariamente diverse nelle ore del giorno e nelle varie latitudini, un dialogo tra la tavolozza del sole, incontrastato signore della luce, e quelle dei tanti piccoli soli che sono le lampade, e che quasi sempre sono diventate definitive là dove erano state temporaneamente messe per realizzare il progetto. In cui ovviamente c’è molto di più, per esempio il senso dell’abitare con le individuali centralità e periferie domestiche, il caffè come curioso filo conduttore, il dialogo tra il dentro sempre diverso delle case e il fuori sempre altrettanto diverso delle città in cui si trovano, e molto altro che chi vedrà i video potrà cercarsi da sé. Un grande progetto che mi ricorda il piccolo grande dimenticato capolavoro di uno scrittore di grandissima sensibilità: Vite di uomini non illustri, di Giuseppe Pontiggia. Vite. Persone vere al centro del racconto sarà anche su Instagram IGTV @foscarinilamps.

Fonte: https://design.repubblica.it/2020/04/24/le-vite-vere-di-foscarini-3/

Autore dell'articolo: Design Repubblica.it