Storie di gruppo

La prima manifestazione di questo approccio è stata la Biennale di Architettura di Venezia curata da Rem Koolhaas (2014), che ha proposto “un’analisi al microscopio degli elementi fondamentali dei nostri edifici: pavimenti, pareti, soffitti, tetti, porte, finestre, facciate, balconi, corridoi, camini, servizi, scale, scale mobili, ascensori, rampe”. Un ‘catalogo della conoscenza’ da cui emergeva anche una critica verso  la ‘leggerezza’ di tanta architettura contemporanea rispetto a più ‘solidi’ esempi storici.

Da allora, una serie di piccole ma significative mostre sono nate da collezioni di oggetti senza pretese ma di grande valore antropologico. ‘Esercizi’ che, tra le righe, raccontavano la grande attenzione dei designer per le cose ma soprattutto per le persone che le usano. È fertile, in questo senso, Giulio Iacchetti, che nel 2015 mette in scena le razioni alimentari dei soldati, nel 2017 le mollette per il bucato (entrambe alla Triennale) e nel 2019 le caffettiere dei Maestri. Queste ultime, esposte al Lavazza Flagship di Milano fino al 3 novembre scorso, proponevano un’interpretazione della storia della moka, identificando nel 1979 l’anno spartiacque in cui l’oggetto più popolare in Italia si trasforma da semplice attrezzo casalingo in terreno di esplorazione per i progettisti.

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Autore dell'articolo: internimagazine.it