I designer a casa /4 Lissoni: «Scrivo lettere d’amore e lavoro ancora tanto»

Dove e con chi sta trascorrendo questi giorni di forzato soggiorno domestico? Lo chiediamo a Piero Lissoni, uno degli architetti e designer più eclettici, con studio a Milano e a New York. «Li sto vivendo a Marina di Massa, a casa di Veronica, la mia fidanzata».
Come mai?
«Ho avuto una certa fortuna e forse un po’ di preveggenza. A settembre dello scorso anno abbiamo deciso di sostituire tutto l’hardware dello studio. Un modo per prepararci al nuovo decennio in cui stavamo entrando. Abbiamo collocato tutto su tre superserver, uno a Milano, uno in California e uno in Germania, a Monaco, gettando le basi per lavorare in ufficio come se fossimo in remoto e viceversa. Così, quando a gennaio abbiamo cominciato ad avere sentore di quello che stava succedendo, abbiamo iniziato a testare il nuovo sistema di lavoro e tre giorni prima del grande blocco avevamo già chiuso lo studio fisico: tutti operativi in remoto».
Come passano le sue giornate?
«Non avendo la necessità di uscire, ci concediamo un po’ di riposo in più, le giornate partono con un po’ di ritardo. Poi però ci alziamo, ci vestiamo con lo stesso riguardo di quando dobbiamo uscire, ci concediamo un bel breakfast al quale mancano solo le splendide sfoglie alla crema di riso della pasticceria dove andiamo di solito».
Quale è stata la scoperta più importante di questa nuova situazione?
«Un tempo dilatato e rallentato, in cui faccio entrare la nostra passione per la cucina, che poi significa preparare con particolare cura un pasto, in genere quello di metà giornata, in realtà ritardato verso le 14,30 o anche oltre, mentre alla sera ci limitiamo a un aperitivo sorseggiato in collegamento video con i nostri amici».
Che cibi preferisce?
«Molti vegetali cucinati in tutte le maniere. Carne pochissima, magari limitandoci a un sontuoso ragù. La nostra passione per la cucina non va alla quantità, ma alla cura delle preparazioni».
Che cosa beve? 
«Vini di qualità, scelti con attenzione, soprattutto toscani, ma l’Italia offre bottiglie bellissime anche in Piemonte, in Veneto, nelle Marche, in Sicilia…. Mio figlio insiste perché beva dei Martini, ma quelli li preferisco al bar».
In questo tempo dilatato quali sono gli svaghi?
«Tanta tv, libri e musica, credo come tutti. In particolare sto rivedendo il ciclo di film di Harry Potter, che avevo visto in maniera estemporanea e disattenta e avevo sottovalutato. Poi le serie, per esempio Lucifer che trovo straordinaria, con una trama geniale, adesso è saltata fuori anche la mamma del maligno, Lilith…».
Letture? 
«Sì, libri e giornali, ma sono tornato a disegnare molto, e soprattutto per piacere personale, con quella meraviglia che è la penna elettronica per l’IPad».
Uno strumento che coniuga manualità e alta tecnologia…. 
«Sì, infatti ho accuratamente tarato tutte le regolazioni sulla mia mano e sul mio modo di disegnare e non trovo ormai significative differenze rispetto a quando disegno sulla carta. Un’altra cosa che faccio è di scrivere a Veronica una lettera al giorno».
Lettere d’amore? 
«Certo. Lunghe, corte, riservate o ardite, che non potrebbero essere lette da nessun altro… Scrivere lettere è un’altra cosa che non si fa più e che in passato era meravigliosa: si pensava, si scriveva, si spediva, passavano i giorni, poi la lettera arrivava, e l’altro leggeva, pensava, scriveva, spediva la risposta, e poi altri giorni…».
Il lavoro però va ancora avanti.
«Sì. Una cosa sorprendente è che alla sera scopro che malgrado il tempo rallentato e le altre cose che faccio alla fine non lavoro di meno. Probabilmente perché non viaggiando mi ritrovo con molto tempo in più».
Ma il lavoro è destinato a diminuire…
«Per fortuna per adesso lavoriamo ancora tanto e tutti: una settantina di persone a Milano, una dozzina a New York, a parte gli stagisti che per ragioni di sicurezza non hanno potuto avere l’accesso in remoto. Certo, alcune cose le abbiamo già rallentate, perché il Salone è slittato a giugno e forse anche a giugno non ci sarà, e so anche se noi designer saremo gli ultimi a fermarci ma forse anche gli ultimi a ripartire. Ma quello che conta davvero è che tutto finisca presto, e che il governo sappia avere il visionario coraggio di sostenere il Paese in tutto quello che sta perdendo, e di difendere questo coraggio davanti all’Europa e al mondo. Ci salveremo solo se sapremo essere duri nel difenderci».

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Fonte: https://design.repubblica.it/2020/03/23/i-designer-a-casa-4-lissoni-scrivo-lettere-damore-e-lavoro-ancora-tanto/

Autore dell'articolo: Design Repubblica.it