In Cina diffondiamo la cultura italiana

In Cina diffondiamo la cultura italiana

Shanghai Exhibition Center (SEC)

Il mercato cinese secondo il Salone del Mobile? Un’enorme opportunità da esplorare. Alla quarta edizione di Shanghai, Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, tira le somme e conferma la scelta a un’internazionalizzazione mirata a rinforzare i legami con i grandi mercati dell’export.

Con il suo mercato ancora in crescita e con l’ampiezza del suo potenziale in termini economici, la Cina continua a rappresentare la scommessa più consistente per la maggior parte delle aziende italiane del mobile. Un ring di consumi con target che risultano enormi anche quando sono di nicchia, una classe media che al momento è stimata intorno al 37,4% del totale e un numero di milionari che si aggira intorno a 1,13 milioni di individui. La maggior parte dei potenziali clienti del mobile made in Italy è concentrata in centri urbani ad alta densità tecnologica, finanziaria e produttiva, metropoli dove lo stile di vita e i gusti si avvicinano con sempre più curiosità ai prodotti italiani, pur con le immaginabili difficoltà culturali. Eppure i dati dell’export sono ancora molto contenuti. È vero che la Cina ha fatto breccia fra i primi 10 Paesi di sbocco per il nostro prodotto, ma è altrettanto vero che parliamo di un volume di affari totale simile a quello delle esportazioni in Belgio e in Polonia, nazioni decisamente meno popolate. Il giro d’affari del 2018 è stato pari a 531 milioni di euro. C’è di buono che le difficoltà del 2019 sembrano non aver impattato in negativo.
Questo quadro informa le scelte strategiche del Salone del Mobile e di Federlegno Arredo, alla quarta edizione della fiera di Shanghai. La vocazione all’internazionalizzazione vuole colmare il vuoto esistente fra possibilità e risultati reali, dando un supporto concreto al settore furniture italiano nel rendere sfruttabile un territorio che sembra ancora ampiamente inesplorato dal punto di vista commerciale.

I DUE MONDI SI GUARDANO
“La Cina è un mercato imprescindibile, le cifre parlano chiaro”, dice Emanuele Orsini, presidente di Federlegno Arredo. “Il nostro impegno a Shanghai vuole essere non solo di supporto commerciale, ma soprattutto di diffusione culturale. Siamo consapevoli delle similitudini e delle diversità fra le due culture antichissime ed estremamente complesse. Ma questa complessità gioca a nostro favore, traducendosi in grande curiosità e vivacità di scambi. Per noi le manifestazioni all’estero devono essere dei ponti: non mi interessa avere grandi cifre e concorrere con il numero di visitatori di Milano. Voglio che invece i visitatori a Shanghai siano di grande qualità. Un obiettivo che per la verità dovremmo obbligatoriamente porci anche al Salone del Mobile di Milano”.
Esistono già dati molto confortanti, quest’anno, sull’export di beni di lusso in territorio cinese: sia agroalimentare che cosmesi sono in costante e rapida crescita. E pare che si stia diffondendo anche una sorta di brand awareness quando si parla prodotti italiani: un dato molto importante in questo contesto. Perché il made in Italy è innanzi tutto una questione di cultura. Riconoscere la qualità e l’eccellenza della fattura, i materiali, il design e le capacità innovanti dei marchi italiani non è scontato e richiede azioni culturali molto precise, senza le quali è difficile sostenere le aperture commerciali in Asia.
“Infatti il Salone del Mobile di Shanghai, insieme all’Ice e al Mise, supporta numerose azioni di avvicinamento al made in Italy durante tutto l’anno, con visite di delegazioni commerciali in Italia nelle aziende, nelle città più importanti e nei musei d’impresa”, sottolinea Orsini. “Del resto, organizzare il Salone Satellite anche a Shanghai per noi significa dare un segnale fortissimo di avvicinamento e apertura in ambito culturale” continua il presidente di Federlegno Arredo. “Vogliamo che la presenza del Salone Satellite e del programma di conferenze pubbliche facciano da volano per un dialogo fra le due diverse culture produttive e progettuali”.

DIALOGO CON L’AMBIENTE
Apparentemente le aziende italiane pensano ancora molto ai temi del rischio-copia e al divario di gusti e lifestyle, ammette Orsini. “Ma dobbiamo cominciare a pensare che la Cina, soprattutto nelle sue metropoli, è un target evoluto, a cui non abbiamo nulla da insegnare in termini di ricerca formale e scelta estetica. Del resto i grandi alberghi e gli spazi internazionali e non, i leader di mercato italiani lo sanno bene, sono completamente arredati con mobili italiani. L’interior design di alto livello è appannaggio del made in Italy e la contraffazione, il grande spauracchio per le aziende che puntano alla qualità e all’innovazione, va affrontata in modo meno emotivo”. La soluzione secondo Orsini è duplice: da una parte il lavoro al Parlamento Europeo per varare leggi adeguate, dall’altra sistemi come l’introduzione del passaporto del prodotto, che in modo più generico ma altrettanto efficace proteggono l’autorialità del design e delle competenze produttive.
La guerra dei dazi, sempre secondo Orsini, porterà inevitabilmente ad aprire dei corridoi import-export con l’Europa sempre più vivaci: “La Cina si prepara a entrare nei nostri mercati in modo completamente diverso da quanto fatto finora. Occorre cogliere l’opportunità e far sì che la dinamica sia reciproca, seppure diversa. Più siamo capaci di mantenere un equilibrio, più raccoglieremo risultati a lungo termine”.
Il terreno di dialogo più proficuo? “L’ambiente. I cinesi non vogliono più passare per i grandi inquinatori del mondo. Si stanno impegnando in modo molto efficace nelle strategie orientate alla difesa e alla riparazione dei loto territori e delle loro risorse. Esattamente come l’Italia, che ha delle cifre di riuso e riciclo delle materie prime da record. Questa è una base molto rapida e immediata di intesa. Possiamo dialogare con grande efficacia e progettualità”.

Fonte: https://design.pambianconews.com/in-cina-diffondiamo-la-cultura-italiana/

Autore dell'articolo: design.pambianconews.com