Da Milano a Shanghai: in Cina il meglio del made in Italy

SHANGHAI – È l’unica fiera che ha bisogno di settanta buttafuori, perché in genere le fiere, con i tempi che corrono, hanno quasi sempre il problema opposto di attirare le persone. Ma l’edizione del Salone mobile di milano a Shanghai, giunta la suo quarto anno, conferma il suo problema nella serata inaugurale, oggi martedì 19 novembre, che anticipa l’apertura di domattina. Perché dopo la prima edizione, letteralmente presa d’assalto dai cinesi, che sovraffollavano corridoi e stand al punto che passare era impossibile, l’organizzazione, il Salone del mobile e l’associazione dei produttori FederlegnoArredo, ha confermato il contingentamento deciso il secondo anno. Affidato appunto a un team locale di settanta persone che ha l’incarico di vagliare una per una le candidature dei visitatori per sottoporle a un’inevitabile selezione.

Tutto esaurito anche per i marchi italiani che espongono, 127 quest’anno, al centralissimo Shanghai Exhibition Center ottenuto grazie alla partnership con David Whong, presidente di VNU Exhibitions Asia. «Avremmo potuto organizzare altrove la fiera per avere più spazio e perfino farne altre in un Paese grande come la Cina», commenta il presidente del Salone Claudio Luti, «ma abbiamo preferito continuare a crescere con grande prudenza e a rispettare l’implicito accordo con le imprese che sono qui poiché tutelano prima di tutto la qualità dell’offerta della nostra produzione».

All’inaugurazione erano presenti anche Emanuele Orsini di FederelegnoArredo, il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto, il Console Generale d’Italia Michele Cecchi, Attilio Fontana presidente della Regione Lombardia, Cristina Tajani, assessore alle Politiche del lavoro e attività produttive del comune di Milano e Carlo Ferro, presidente dell’Istituto commercio estero: una variegata rappresentanza che dimostra la capacità del nostro arredamento di eccellenza di proporsi come importante fattore di coesione civile prima che politica.

La Cina, malgrado il rallentamento dell’economia e i noti problemi, si conferma il Paese più caldo per il nostro arredamento, soprattutto quello con una particolare attenzione al design, come dimostra il fatto che siamo diventati il primo esportatore del settore, superando la Germania. Una sintonia, quella tra i due Paesi, confermata dalle modalità con cui si sta sviluppando l’avanzata del made in Italy anche in questo anno di consolidamento. Ovvero soprattutto attraverso collaborazioni. Per quanto riguarda la vendita, individuando solidi partner in loco, e per quanto riguarda lo stile, rafforzando il dialogo anche attraverso le master class in cui designer italiani, quest’anno Rodolfo Dordoni, Patricia Urquiola e Ferruccio Laviani, ragionano a quattro mani con designer cinesi, rispettivamente Li Hu, Zhao Yang e Chen Fei Bo.

Ulteriore prova di un rapporto che spinge le radici in profondità viene dall’edizione cinese del SaloneSatellite, evento di scouting che ogni anno porta a Milano decine di giovani designer trovati ancora sui banchi di scuola di tutto il mondo da Marva Griffin. 53 progettisti cinesi propongono creazioni anticipando il tema del Satellite di Milano 2020: Food as a design project. I quattro scelti come migliori da una giuria diversa ogni anno saranno invitati a esporre a Milano, che resta la terra promessa di tutti i designer.

Fonte: https://design.repubblica.it/2019/11/19/da-milano-a-shanghai-in-cina-il-meglio-del-made-in-italy/

Autore dell'articolo: Design Repubblica.it