San Siro: uno stadio, un quartiere

San Siro: uno stadio, un quartiere

Da ‘non luogo’ a centro di aggregazione dove due anime, una popolare e una borghese, trovano composizione. Questo, almeno nel predicato, l’obiettivo di quanti, tra istituzioni pubbliche e private, stanno immaginando e lavorando per far rinascere San Siro. Un quartiere con caratteristiche uniche: il verde, lo stadio, l’Ippodromo del Galoppo, il multicuturalismo che si mostra plasticamente negli alloggi di edilizia popolare e nei negozi con insegne nelle lingue più disparate.

Le anime di San Siro sono sempre state due, da quando si può dire che esiste un quartiere con questo nome: quella popolare, con le case Aler e tutte le problematiche connesse, e quella borghese, nascosta nelle ville e nelle residenze circondate di verde, tra piscine e campi da tennis. E poi lo stadio, con le masse che la domenica si riversano per le partite di calcio e, proprio di fronte, il trotto, le corse dei cavalli, le scuderie più defilate. Sull’iconografia si potrebbe anche insistere, ad esempio con i camion dello street food parcheggiati fuori dal Meazza e Ribot, una istituzione tra i ristoranti, lì a pochi passi, la ricca scuola francese e la statale di via Stratico, dove la lingua prevalente è l’arabo. Ma l’esercizio, di recente, è diventato inutile, perché, per dirla con il presidente del Milan Paolo Scaroni, San Siro è diventato un ‘non luogo’. Lo sa chi ci vive, chi se ne è andato vedendo crollare il prezzo al metro quadro delle proprie case di lusso (ma non le spese condominiali, tra le più alte in città). Insomma un vulnus nel cuore del rinascimento milanese che va affrontato. E colmato.

RIVOLUZIONE A COSTO ZERO
Ci stanno pensando Milan e Inter e ci stanno pensando anche società e fondi, immaginando (per ora siamo ancora nella fase progettuale) interventi significativi che dovrebbero rilanciare uno dei luoghi oggettivamente più belli di Milano. Per riqualificare San Siro, Massimo Roj, fondatore e ad di Progetto Cmr, e Gianni Verga, ex assessore e presidente del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, hanno immaginato un possibile piano d’azione strategico che la pubblica amministrazione potrebbe pensare di implementare. Prende ispirazione dall’estero, in particolare dal progetto di rigenerazione urbana di HafenCity, che ha trasformato il porto di Amburgo in un “museo di architettura contemporanea a cielo aperto”, e il piano Le Grand Paris, in fase di realizzazione nella capitale francese, che prevede oltre 70 mila nuove abitazioni all’anno e 18 milioni di metri quadri di nuovo costruito concentrati in 12 ‘hub’ edilizi. L’idea è quella di dare vita a un processo step by step basato sul coinvolgimento di operatori privati, a costo zero per l’amministrazione pubblica: quest’ultima sviluppa il piano strategico e seleziona, attraverso una procedura di evidenza pubblica, gli operatori privati; questi, a loro volta, sviluppano gli ambiti individuati, realizzando gli interventi di densificazione e commercializzazione degli immobili privati secondo i criteri definiti dal bando; infine, il privato compensa il soggetto pubblico in seguito alla cessione delle aree, attraverso lo sviluppo di nuovi immobili per il pubblico e la riqualificazione dello spazio pubblico limitrofo all’intervento.

Veduta aerea del quartiere di San Siro

PROGETTO SELINUNTE
Un’ipotesi pilota riguarderebbe il quadrilatero di Selinunte, un complesso di edilizia popolare costruito tra il 1935 e il 1947. Attraverso tre fasi di intervento, a partire dal polo di piazzale Segesta – dove si trova la fermata della M5 – la proposta è di trasformare radicalmente l’aspetto del quadrilatero: non più una serie di edifici bassi disposti a filare, ma più nuclei ad alta densità disposti attorno ad aree verdi comuni. Secondo l’ipotesi, in questo modo è possibile diminuire del 16% la superficie coperta, recuperare e aumentare di 10 volte il verde fruibile e incrementare la superficie costruita.
A poche decine di metri da piazza Selinunte, si trova l’ex area Trotto che è passata di mano: da Snaitech al colosso americano Hines. Che, tra l’altro, ha dichiarato di volere investire 3 miliardi a Milano entro il 2023. Una parte consistente dell’investimento riguarderà proprio i 150mila metri quadrati sopra i quali nascerà un nuovo quartiere. Allo stato dell’arte si tratta ancora di un progetto per il quale Hines si sta confrontando con i progettisti senza avere ancora selezionato un progetto specifico, ma le linee guida sono chiare. Nessun edificio in altezza, ma palazzine diffuse, come è per altro caratteristico di questa zona, perché sia le case popolari sia le residenze non si sono mai sviluppate in altezza. Non solo appartamenti, ma anche impianti sportivi, servizi, ristoranti, spazi verdi comuni. Di certo le case, realizzate secondo la logica del microliving, saranno destinate a giovani coppie, ma anche ad anziani, con servizi dedicati, le cosiddette senior living. Per le famiglie verrà messo a disposizione anche un servizio di baby sitting gestito direttamente da una società di Hines e a costo zero. Ma soprattutto, nessuna o quasi casa in vendita. Tutte in affitto a prezzi accessibili, stimati intorno al centinaio di euro al metro quadrato. E poi, su tutto, l’opera più attesa: il nuovo stadio. Che sia il Meazza ristrutturato o una nuova struttura. Di certo il tema accende gli animi di tifosi e non.

HIPPODRHOME NELLO SKYLINE
Un altro progetto immobiliare che riguarda l’area e che contribuirà alla sua riqualificazione si chiama Hippodrhome, complesso residenziale di oltre 16.000 metri quadri in via Ippodromo 8. La proprietà, una società del Gruppo Carlo Maresca, ha affidato a Sigest, player del real estate, il ruolo di agency per la vendita delle unità abitative, mentre il progetto architettonico è stato curato dello studio milanese Beretta Associati, in collaborazione con Prointegra, società di progettazione del gruppo Maresca. La scelta del nome la spiega il Ceo di Sigest Enzo Albanese: “Hippodrhome non come semplice inglesismo, ma per unire, anche nelle parole oltreché nel progetto, la dimensione privata della casa a quella del contesto green che distingue il quartiere adiacente all’Ippodromo”. Hippodrhome è caratterizzato da un solido basamento su cui poggia una moderna torre a forma di parallelepipedo che si sviluppa su 22 piani, delineata da frangisole verticali, destinata a diventare un punto di riferimento nello skyline cittadino. In tutto saranno 145 le unità abitative del complesso con dimensioni che variano da 42 a 188 metri quadri, dal monolocale all’attico. L’area su cui sorge Hippodrhome è tra quelle selezionate dal Pgt 2030 del Comune di Milano per l’insediamento di ‘Grandi funzioni urbane’, come ospedali, impianti sportivi, sedi amministrative e progetti di ampio respiro. A due passi da Hippodrhome è situato il Parco Monte Stella con, una superficie di 370.000 metri quadri; inoltre, il Parco è uno dei luoghi al centro del progetto Raggi Verdi, sviluppato dall’Associazione Interessi Metropolitani Aim con lo studio di progettazione paesaggistica Land, che promuove la realizzazione di connessioni ecologiche quali piste ciclabili e pedonali, nate per collegare diverse aree del tessuto urbano.

Rendering del progetto firmato Beretta Associati, Hippodrome

STADIO ALL’INGLESE
Ma su tutta questa progettualità insiste, inevitabilmente, il tema dello stadio di San Siro, tra chi vorrebbe ristrutturare il Meazza e chi lo vorrebbe completamente nuovo, a partire dalle due squadre milanesi, Inter e Milan che hanno presentato al Comune una proposta di fattibilità. Il progetto che non prevede soltanto l’arena ma anche un distretto multifunzionale in linea con la volontà di riqualificazione dell’area. Già all’estero, negli ultimi anni, alcune delle più prestigiose squadre, insieme alle città, si sono dotate di stadi di nuova generazione, con buona pace di bilanci che ne hanno risentito positivamente. Gli investimenti negli ultimi dieci anni negli stadi in Italia sono stati di soli 150 milioni di euro contro i 15 miliardi spesi in Europa. Ora, la legge sugli stadi introdotta nel 2013 e modificata nel 2017, oltre a prevedere una semplificazione delle procedure amministrative, consente di costruire anche immobili con destinazioni d’uso diverse per garantire l’equilibrio economico-finanziario. Ecco che la proposta dei club calcistici riprogetta interamente l’ambito di San Siro, con nuovo stadio e con uno spazio multifunzionale nell’area oggi occupata dal Meazza, che integra funzioni sportive, per il tempo libero, l’intrattenimento e lo shopping. Complessivamente l’intervento riguarderà circa 165mila metri di superficie. Siamo a ovest della città, lungo la direttrice che conduce a Novara; confina a nord con i quartieri di Lampugnano e QT8, a est con la fiera di Milano city, a sud con il quartiere Baggio e a ovest con il parco di Trenno. L’area mescola due diversi modelli insediativi: i cosiddetti ‘grattacieli orizzontali’, che coi loro grandi corpi edilizi lineari delimitano e organizzano lo spazio dei servizi e del verde interno al quartiere, e le case basse unifamiliari che occupano liberamente gli isolati irregolari residuali. La parte nord del quartiere è stata invece edificata sul modello della ‘città giardino’, con ville ed edifici anche unifamiliari di diversa fattura e diverso valore, ampi spazi verdi e un contesto sociale misto borghese. Nella parte settentrionale sono presenti anche gli elementi di maggior riconoscibilità: il parco di Trenno, l’Ippodromo per il galoppo e l’area dell’ex Trotto, Lampugnano, la Montagnetta e lo stadio stesso.

Fonte: https://design.pambianconews.com/san-siro-uno-stadio-un-quartiere/

Autore dell'articolo: design.pambianconews.com