Adam D. Tihany, progetti di hospitality via terra e via mare

Adam D. Tihany, progetti di hospitality via terra e via mare

L’hospitality è il focus dell’attività di Tihany Design, studio fondato nel 1978 a New York da Adam D. Tihany, israeliano formatosi in Italia. Oggi è direttore creativo di Costa Crociere e si dedica a ristoranti e hotel “unici e specifici”, per soddisfare le esigenze dei clienti finali

Tra Israele, Italia e Stati Uniti, Adam D. Tihany porta con sé elementi che derivano da ogni luogo in cui è nato, cresciuto e vissuto. Dopo gli anni al Politecnico di Milano, fa esperienza in Europa e approda a New York nel 1976, dove un paio di anni più tardi apre il suo studio multidisciplinare. Spazia dal design all’interior, dagli spazi commerciali al residenziale, dal prodotto alla grafica. Tra le altre cose, nel 1987 è diventato socio del ristorante newyorkese Remi, che ha gestito insieme ai suoi partners per 25 anni. Alcuni tra i ristoranti più lussuosi al mondo portano la firma dello studio, essendo stato tra i primi a collaborare con chef stellati come Thomas Keller, Wolfgang Puck, Daniel Boulud e Pierre Gagnaire. È altrettanto importante il suo contributo nell’hotellerie, essendo stato coinvolto in progetti come Beverly Hills Hotel, Belmond Hotel Cipriani a Venezia, Four Seasons Dubai DIFC, Oberoi a New Delhi, e di recente anche in quelli legati alle navi da crociera. Con il designer, considerato tra i più importanti progettisti contemporanei legati all’hospitality, abbiamo discorso di idee, visioni e realizzazioni ‘di terra e di mare’.

Partiamo da una differenza di scala: cosa cambia dalla progettazione di una nave a quella di un altro tipo di commessa contract?
Disegnare una nave è un’attività unica, non paragonabile ad altre. Prima di tutto, la nave è un oggetto in movimento. Altro punto da considerare, oltre a soffitti molto bassi e budget sempre prestabiliti, c’è davvero poco margine d’errore. Tutto è costruito in acciaio, bisogna stare molto attenti su ogni decisione che riguardi il progetto, perché se una presa finisce in una posizione sbagliata, non può essere spostata. Vibrazioni e infrastrutture in acciaio a parte, la sfida più grande è legata all’aspetto psicologico dei passeggeri. A differenza degli spazi pubblici costruiti sulla terraferma, su una nave da crociera ci passi molto tempo, quindi bisogna cercare di progettare luoghi dall’appeal durevole nel tempo e per diverse tipologie di viaggiatori.

Da dove si inizia? In cosa consiste il processo creativo di Adam Tihany?
In ogni progetto, che sia di terra o mare, iniziamo sempre da una storia. La narrazione è diversa e sempre unica, e può essere ispirata da qualsiasi cosa: il cibo cucinato da uno chef, una tradizione locale, un luogo… La storia che creiamo è saldamente connessa al cliente con cui stiamo lavorando e diventa la spina dorsale della mia visione di design. Ogni progetto ha una sostanza e un carattere che puntano all’aspetto più importante coinvolto nella guest experience: la memoria.

Scorcio dell’Amber, ristorante all’interno di Landmark Mandarin Oriental a Hong Kong

Hai un ruolo molto importante all’interno di Costa Crociere, quello di direttore creativo. Quali i cambiamenti avvenuti all’interno dell’azienda dopo il tuo arrivo?
Fin dalla sua nascita, Costa Crociere ha rappresentato il modo di viaggiare italiano nel mondo. Quando mi hanno chiesto di diventare il loro direttore creativo, abbiamo iniziato a ragionare sulla nuova generazione di navi puntando sul concetto di ‘Italy’s Finest’. Nonostante sia un brand notoriamente italiano, soltanto la metà dei suoi clienti lo sono. Questa dinamica ha portato alla mia idea di considerare la questione sotto due punti di vista: ho voluto mostrare l’Italia a chi ci vive, e Italy al resto del mondo che la sogna. Per la mia prima presentazione a Costa, abbiamo preparato oltre 200 slide per catturare questa doppia prospettiva del Belpaese. Alla fine, molti degli italiani presenti avevano le lacrime agli occhi, emozionati per aver visto la loro terra attraverso queste due visioni. Italy’s Finest è una vera celebrazione della creatività italiana, della sua storia e del suo patrimonio culturale. Tra l’altro, Costa Smeralda ospiterà il primo vero museo del design italiano su una nave da crociera; il CoDe (Costa Design Museum) invita gli ospiti a bordo ad assaporare il meglio del design made in Italy, dalla moda ai film, dai trasporti agli oggetti per la casa. Ecco, considero il museo la celebrazione di Italy’s Finest, il coronamento del tema grazie all’esaltazione dei traguardi e della forza del design italiano.

Qual è il patrimonio che ti porti dietro dagli anni del Politecnico e dell’Italia in generale?
La mia vita professionale è cominciata in Italia. Quando sono arrivato a Milano, avevo davvero poca dimestichezza con l’architettura e il design; non avevo praticamente mai viaggiato fuori dal mio Paese d’origine, Israele. A Milano, la passione si è accesa e gli anni di studio insieme alle prime esperienze hanno creato la mia filosofia progettuale. Sono un designer italiano, ed è grazie a questo che ho potuto iniziare la mia carriera a New York. Da Israele all’Italia alla Grande Mela, sono diventato un americano con sensibilità progettuale italiana. Ed è ancora così.

Quale il mercato più importante per lo studio?
Ho sempre voluto mantenere uno studio piccolo, non più di 15 persone, ed è un’altra caratteristica che mi sono portato dietro dall’Italia. Questo modello mi permette di rimanere a capo del processo creativo, strettamente coinvolto nello sviluppo di ogni progetto piuttosto che nella gestione delle persone. Operiamo in un segmento di nicchia ovvero l’hospitality d’alta gamma a livello internazionale. Come tali, tutte le destinazioni internazionali di resort, hotel e ristoranti sono i nostri mercati. Il settore delle crociere è relativamente nuovo per l’azienda, ma è diventato una parte importante della nostra attività, insieme a condomini residenziali di fascia alta.

Particolare di una suite all’interno di The Breakers, Palm Beach

Qual è il tuo ambito preferito? Prodotto? Progettazione di hotel? Il navale?
La mia passione è radicata nell’ospitalità e il mio mestiere è quello del designer. Non c’è un aspetto che preferisco ad un altro. I migliori progetti iniziano sempre con buoni clienti, con un rapporto costruito sul rispetto reciproco, la fiducia e l’eccitazione per il brief. Mi piace lavorare su progetti in cui possiamo far parte del team fin dal concept iniziale e avere la libertà di progettare e controllare l’intero percorso, dall’architettura d’interni fino ai più piccoli dettagli come arte, suono, profumo, decorazioni, uniformi dello staff e grafica.

A volte hotel e navi sono considerati non luoghi: sei a New York, ma potresti essere a Shanghai, Milano o Cape Town. Si assomigliano tutti, perché spesso la progettazione di questi luoghi pubblici ha caratteristiche simili o del tutto uguali. Pensi che l’unicità sia importante?
Uno degli aspetti fondamentali del mio modo di progettare è l’unicità del design, unita alla specificità del progetto. Viaggiamo in lungo e in largo per capire fino in fondo le caratteristiche del luogo dove lavoreremo, la sua cultura e la sua gente, in modo da far risultare la nostra narrazione incorporata nel cuore del territorio. Se sei in un ristorante in una città, devi capire immediatamente dove sei: la differenza è un elemento sussurrato che radica un luogo esattamente nella sua posizione. Le navi non hanno una location fissa, che si può definire ‘casa’, ma ogni brand legato alle navi da crociera ha una sua specifica connotazione. Quando abbiamo disegnato le nuove imbarcazioni da spedizione per Seabourn Cruises, che viaggiano verso l’Antartico e alcune tra le zone più remote del Pianeta, ogni dettaglio parlava della nostra design vision: volevamo catturare il romanticismo dei primi esploratori, con spazi che celebrano la qualità e il design degli utensili e dell’abbigliamento associati all’esplorazione, lo spirito d’avventura e l’ebrezza della scoperta.

A cosa stai lavorando ora?
Sul mare, stiamo lavorando per Seabourn Cruises e disegnando la prima nave da crociera di lusso per spedizioni antartiche, che si unirà alla flotta nel 2021-2022. Parallelamente, con Tihany Product Design stiamo lavorando a una collezione di arredi custom per le loro nuove imbarcazioni. Il nostro lavoro con Holland America culminerà con la terza e ultima nave Pinnacle Class MS Ryndam che verrà inaugurata l’anno prossimo, seguendo il successo di MS Koningsdam e MS Nieuw Statendam. A terra, abbiamo appena riaperto lo stellato Amber all’interno del Mandarin Oriental a Hong Kong, così come il signature restaurant del Mandarin di Pechino, per citare solo alcuni dei progetti in essere. Guardando al futuro, stiamo lavorando alla progettazione di condomini di lusso alle Hawaii e ad un nuovo Mandarin Oriental a Istanbul. Siamo anche tornati al King David a Gerusalemme per la riprogettazione delle camere e delle suite.

Tornassi indietro, se dovessi scegliere una professione diversa da quello che fai ora, cosa ti piacerebbe diventare?
Se dovessi abbandonare tutto e ricominciare da capo, vorrei essere un musicista jazz. E mi dedicherei al contrabbasso.

Vista frontale del bancone al Mandarin Grill + Bar, ristorante all’interno del Mandarin Oriental Wangfujing, Pechino

Fonte: https://design.pambianconews.com/adam-d-tihany-progetti-di-hospitality-via-terra-e-via-mare/

Autore dell'articolo: design.pambianconews.com