Sea Ranch, l’utopia modernista californiana, cambia e si adegua ai tempi

SEA RANCH, California – Era un’epoca di ottimismo oggi inimmaginabile e si credeva che architettura e pianificazione potessero salvare il mondo, o quanto meno l’ambiente. Nel 1964 il costruttore edilizio Al Boeke dette ad alcuni iscritti alla facoltà di architettura dell’Università della California a Berkeley, in parte soltanto ventenni, l’incarico di progettare 16 chilometri della splendida costa californiana a tre ore a nord di San Francisco.

Per un incredibile quanto fugace periodo storico, le energie dello sviluppo edilizio suburbano postbellico, un movimento ecologista emergente e l’architettura modernista confluirono in un obbiettivo comune: trasformare un ranch di pecore di 2.064 ettari in una comunità residenziale progressista, progettata in modo da essere non soltanto in sintonia con la natura, ma ispirata da essa.

Sea Ranch divenne così “il monumento architettonico californiano degli anni Sessanta”, come lo definì lo storico del design David Gebhard. Il primo edificio importante del complesso, il Condominium One del 1964, dai caratteristici tetti spioventi e gli interni aperti, sarebbe entrato a far parte del National Register of Historic Places. Le prime abitazioni in legno naturale non dipinto erano di dimensioni ridotte, e l’architettura affascinante e innovativa di Sea Ranch fu schermata di proposito dagli alberi. Nonostante ciò, nel 1965 lo “stile Sea Ranch” aveva già conquistato il mondo internazionale del design diventando molto popolare.

Nel decennio successivo, il connubio tipico di tetti a capanna, sedute sotto la finestra e scale a pioli, geniali spazi sopraelevati per godere del panorama e lucernari sotto cui dormire, era già entrato di diritto nel design mainstream.

La creatività e il coraggio dei fondatori di Sea Ranch – Boeke; il designer e paesaggista Lawrence Halprin; gli architetti Joseph Eshericke MLTW (Charles Moore, Donlyn Lyndon, William Turnbull Jr. e Richard Whitaker); la graphic designer Barbara Stauffacher Solomon, e l’appaltatore Matt Sylvia — sono stati onorati da una recente esposizione intitolata The Sea Ranch: Architecture, Environment and Idealism allestita presso il Museo di Arte moderna di San Francisco.

Il periodo di formazione della comunità si concluse una volta per tutte nel 1976, con una moratoria edilizia imposta durante una battaglia legale per l’accesso alle spiagge pubbliche della California. Nel 1983, quando la moratoria finì, la domanda repressa sfociò nell’arrivo di molte più persone, e in alcune aree gli sviluppatori immobiliari aumentarono la densità degli edifici. Poi, con internet, arrivarono altre persone ancora: non si trattava di gente che vi trascorreva il solo fine settimana o vi si rifugiava per trascorrervi l’età della pensione, ma di lavoratori. Oggi, con 1.769 case costruite una a fianco all’altra e abitate per buona parte dell’anno, quel faro dello sperimentalismo della California settentrionale ha da insegnare ancora qualcosa al mondo?

Gabriel Ramirez ha 57 anni, è un nuovo costruttore edilizio, e ha trascorso cinque anni alla ricerca di un lotto di terreno da comprare, percorrendo la costa californiana avanti e indietro a partire da Malibu. Dice: «Sea Ranch conserva ancora una qualità originale che la rende unica. Nessun altro posto mi ha trasmesso la stessa sensazione di vivere così vicino alla natura, anche se per preservarla serve lo sforzo di tutta la comunità».

Una sera della primavera scorsa, gli artefici e fondatori di Sea Ranch – Lyndon, 83 anni, considerato de facto il cuore pulsante della comunità, e Mary Griffin, collaboratrice del progetto e vedova di Turnbull che vi aveva eseguito i lavori – si sono trovati a un incontro che ha fatto il tutto esaurito, organizzato presso il Museo di Arte moderna di San Francisco, e hanno discusso di futuro.

«Sea Ranch sta cambiando, proprio come la nostra società», ha detto Griffin. «Non possiamo più costruire come vent’anni fa». E ha illustrato la sua opinione smarcando dal suo elenco dei cambiamenti sociali le voci “internet, cambiamenti demografici, cambiamento del clima”.

Sullo schermo è comparsa all’improvviso la foto di una delle case della sua azienda avvolta dalle fiamme. Non era a Sea Ranch, ma a Napa, una contea più in là, ma è servita ugualmente a far capire il problema con chiarezza. «Con la California settentrionale che brucia sempre più di frequente – beh, in verità tutta la California brucia – abbiamo dovuto davvero impegnarci per trovare alternative alle nostre tradizioni» ha detto Lisa Dundee, architetta e direttrice da tempo del potente Department of Design, Compliance and Environmental Management dell’Associazione Sea Ranch.

Sono trascorsi 15 anni da quando ho visitato Sea Ranch l’ultima volta e le parole di Griffin mi hanno incuriosito. Così, in un’assolata giornata di non molto tempo fa, ci siamo avviati in macchina a visitare le case che lei considera anticipatrici del futuro.

Ho conosciuto Ludwig Lin e Kieron Leslie, clienti del suo studio: sono due medici di San Francisco con orari molto serrati di guardia in ospedale. I due avevano deciso di non costruire la loro nuova casa nel bosco di Sea Ranch, che si estende dappertutto, e hanno scelto un fibrocemento resistente al fuoco e che al contempo richiede scarsa manutenzione. Kieron Leslie, che è nato e ha studiato in Inghilterra, è un entusiasta di architettura e storia, e nutre un profondo rispetto per i primi edifici di questa comunità. «Io però volevo qualcosa più in linea con i nostri stili di vita», ha detto.

La loro casa, Skyfall, si differenzia nettamente rispetto alla classica rusticità degli edifici di Sea Ranch. Dell’esterno ho ammirato il dettaglio frizzante del fibrocemento grigio intervallato da finestre che si elevano dal pavimento al soffitto, con il legno messo in evidenza con “preziosità”, come ha detto Griffin. All’interno, c’è la sensazione di un loft dalle linee asciutte e pulite, con pavimenti di cemento riscaldati. Da lontano, invece, la semplice forma a timpano degli edifici ricorda il profilo di un granaio della California settentrionale, oltre a ispirarsi alle linee guida del design per altezza, dimensioni e altre caratteristiche scritte nel 1965 dal procuratore Reverdy Johnson.

Dopo abbiamo visitato la nuova casa di cemento e acciaio Corten che gli architetti Norman Millar e Judith Sheine hanno progettato per Ramirez, un radiologo che lavora fuori casa e definisce “di primaria importanza” la sicurezza in caso di incendio. Appassionato di architettura, voleva che la sua nuova casa incarnasse l’estetica naturale che lo ha ispirato a costruire a Sea Ranch nel 2012, prima ancora che il servizio di fibra ottica, installato nel 2016, gli permettesse di lavorare da lì. «Non c’è vernice, non c’è intonaco», ha detto della sua casa. Benché lo stile di quest’ultima non si sposi in tutto e per tutto con lo standard imperante da queste parti del granaio e della capanna, l’abbinamento di materiali resistenti al fuoco ne riprende i colori e la consistenza. «Il cemento ha la trama lignea nella forma, mentre il metallo color ruggine mi ricorda i vecchi granai di una volta», dice.

Gli alberi sono stati di fondamentale importanza per il criterio su base scientifica scelto da Halprin, progettista capo. Dundee calcola che nella proprietà siano stati piantati centomila pini, con la speranza che ne sopravvivessero diecimila. I primi abitanti del ranch, inoltre, piantarono anche cipressi New Monterey in siepi, come frangivento. «Per i fondatori era molto importante che architettura e territorio fossero integrati nell’uso degli alberi», ha detto.

La gestione di Halprin delle siepi e dei prati è l’idea più originale e progressista di Sea Ranch. Le case erano addossate alle siepi, non solo per esserne riparate e protette, ma anche per godere davanti del panorama splendido del Pacifico. Dove non c’erano siepi, si sopperì con case ravvicinate in mezzo alla vegetazione, così che il 50 per cento del terreno potesse essere preservato incontaminato come bene collettivo. Il Sea Ranch fu concepito in controtendenza rispetto ai notevoli consumi associati ai progetti edilizi suburbani, ed era inteso che dovesse essere un bene comune poco appariscente.

Oggi, però, le pratiche idealistiche degli anni Sessanta potrebbero essere in aperta contraddizione con l’edilizia sostenibile. Nessuno lo sa meglio di Griffin e dei suoi partner Eric Haesloope Stefan Hastrup.

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Griffin mi ha accompagnato a visitare la casa che lei e il suo socio Haesloop progettarono per Anne Evans, scrittrice di romanzi e direttrice emerita dell’Associazione degli scrittori della Napa Valley. Quando comprò il suo lotto di terremo, Anne Evans sognava di poter vivere il più possibile all’aria aperta, ma le case più vicine distavano appena pochi metri. La soluzione degli architetti consistette nel dividere Casa Evans in due piccoli edifici, e di collocare la camera da letto principale dirimpetto alla zona giorno principale. Realizzarono così un riparo discreto, ricavando un’area riservata all’aperto. «Talvolta, penso che la soluzione per il futuro consista nel convincere i nostri clienti a costruire case più piccole», dice Griffin.

Buzz Yudell è un architetto dello studio di Los Angeles di Moore, Moore RubleYudell, e quando progetta si sente incoraggiato dalla mentalità di questa generazione di costruttori edili. «Ora che tutti capiscono la nostra emergenza ambientale, è come se finalmente il mondo intero stesse recuperando il ritardo accumulato rispetto agli obiettivi di Sea Ranch», ha detto.

Traduzione di Anna Bissanti
c.2019 New York Times News Service

Fonte: https://design.repubblica.it/2019/06/20/sea-ranch-lutopia-modernista-californiana-cambia-e-si-adegua-ai-tempi/

Autore dell'articolo: Design Repubblica.it