Berengo, editore muranese

È da trent’anni che Adriano Berengo sfida il vetro nel suo quartier generale muranese, che oltre alla fornace dotata di tre “piazze” (forni) ospita uno straordinario museo con oltre mille pezzi. Qui insieme a un manipolo di maestri soffiatori, eredi di una tradizione che assomiglia a una magia, dà vita a oggetti speciali, vere opere d’arte (in mostra durante le Biennali d’arte veneziane grazie al progetto Glasstress, quest’anno a cura di Vik Muniz e Koen Vanmechelen, fino al 24 novembre in Campiello Della Pescheria, Murano).

Adriano Berengo. (Courtesy Fondazione Berengo)

Adriano Berengo. (Courtesy Fondazione Berengo)

La biografia di Berengo contempla una laurea in Lingue a Ca’ Foscari e di un dottorato in Letteratura comparata conseguito a New York, ma l’attrazione fatale per questa “materia metafisica” impressa nel suo Dna lo riporta a Murano nel 1982, dove nel giro di pochi anni si reinventa come editore di opere in vetro«Contatto gli artisti la cui ricerca mi attira. Altri invece cercano me», spiega.

Così in questi tre decenni grandi nomi di mezzo mondo, da Tony Cragg a Jaume Plensa, dai fratelli Chapman a César, sono transitati da questo curioso laboratorio affacciato su un canale, un groviglio di spazi e micro-cortili attorno all’ex fornace abbandonata che lui ha fatto rivivere. E qui hanno lasciato tracce fragili e preziose del loro passaggio. «Il meccanismo con cui lavoro è semplice», racconta lui.

«In base al tipo di opera da creare si decide un’edizione limitata. Normalmente è di otto pezzi. Uno è dell’artista, uno lo tengo io, le altre vanno sul mercato dell’arte”.

A volte però i pezzi sono monumentali, e vengono prodotti su commissione di qualche importante collezionista. È il caso di Blossom Chandelier, il lampadario-monstre di due metri e mezzo per quattro creato dal cinese Ai Weiwei, un enorme e apparentemente rassicurante intreccio color latte che ingloba numerose forme, tra cui qua e là sbucano inattesi uccellini di Twitter, telecamere e persino manette (tutto rigorosamente di vetro).

Ai Weiwei, Blossom Chandelier, 2017. (ph. Francesco Allegretto)

Ai Weiwei, Blossom Chandelier, 2017. (ph. Francesco Allegretto)

Sono pezzi difficili da trasportare, ma girano il mondo. «Ho fatto mostre da Stoccolma a New York, da Riga a Beirut», dice orgoglioso Berengo. «Sono l’unico al mondo che ha mille pezzi d’arte contemporanea pronti per la consegna in 24 ore». Intanto nuovi artisti approdano a Murano e le sperimentazioni continuano. Anche perché, conclude l’editore-gallerista, «per quanto riguarda il vetro siamo solo all’inizio. È un materiale dalle mille potenzialità di cui abbiamo ancora tutto da imparare».

Jaume Plensa, Laura’s Hands, 2011. (ph. Francesco Allegretto)

Jaume Plensa, Laura’s Hands, 2011. (ph. Francesco Allegretto)

Fonte: http://www.abitare.it/it/design/arti-visive/2019/05/29/adriano-berengo-editore-del-vetro-murano/

Autore dell'articolo: abitare.it