Emozioni digitali

Da sempre scenografi e arredatori danno il loro contributo ai film proponendo città, ambienti e interni che gli attori e il pubblico sono chiamati ad abitare ed esplorare. Ma negli ultimi anni questo lavoro, un tempo perlopiù manuale e artigianale, è stato rivoluzionato dall’utilizzo di strumenti digitali e da software molto simili a quelli usati dagli architetti per progettare edifici e oggetti d’arredo.

Esemplare è il caso di Blade Runner e del suo sequel Blade Runner 2049, usciti rispettivamente nel 1982 e nel 2017. «Prima dell’era digitale le illustrazioni per set e oggetti di scena si disegnavano a mano più volte, durante il processo di approvazione», spiega David Snyder, art director del primo film. «La digitalizzazione arrivata negli anni Novanta ha permesso di includere la versione definitiva di quei disegni direttamente nel film, per esempio sullo sfondo dell’inquadratura, per estensioni di set che sarebbero troppo vasti e costosi da costruire». In questo modo, per esempio, sono stati creati in Blade Runner 2049 la discarica che si estende a perdita d’occhio, altrimenti impossibile da realizzare, e gli edifici che delineano lo skyline della Las Vegas del futuro, alla cui progettazione è stato chiamato anche Syd Mead, designer già del primo film.

Blade Runner 2049 (Courtesy Warner Bros.)

Blade Runner 2049 (Courtesy Warner Bros.)

Nonostante la rappresentazione virtuale di costruzioni e oggetti sia ormai abbastanza convincente da ingannare l’occhio umano, secondo alcuni difetta ancora di qualità materica, soprattutto in relazione alla resa dell’illuminazione virtuale che deve collimare con quella ripresa sul set. Per questo Denis Villeneuve, regista di Blade Runner 2049, ha preteso che fosse costruito e ripreso dal vivo quanto più possibile: spesso le sequenze del film sono dunque un mix di oggetti ripresi in primo piano, con elementi digitali sullo sfondo, come nel caso delle statue erotiche di Las Vegas. «Ambienti ed edifici sono una combinazione di molti elementi ispirati soprattutto all’architettura brutalista – conferma lo scenografo Dennis Gassner – inclusi i modelli della Los Angeles del futuro, costruiti in scala da Weta Workshop, perché era importante per noi la presenza di elementi reali in scena». L’affermazione trova poi particolare significato per il lavoro eseguito dall’arredatrice Alessandra Querzola che soprattutto per gli interni, con l’aiuto del laboratorio di Rodolfo Calascibetta, ha costruito o reperito tavoli, sedie, armadi e lampade italiane, come la E63 di Umberto Riva, mettendo insieme gli oggetti più disparati, divani consumati comprati su Ebay a 25 dollari con pezzi iconici come la poltrona Ribbon di Pierre Paulin.

Particolare attenzione è stata data al quartier generale del cattivo Wallace, ispirato ai templi giapponesi e a un progetto dello Studio Barozzi Veiga per il Neanderthal Museum di Piloña in Spagna, mai costruito: un ufficio in cui lo spazio architettonico prende il sopravvento sugli arredi, sostituiti da una rifrazione di luce arancione.

Blade Runner 2049: riprese dal vero in primo piano si integrano con elementi digitali sullo sfondo. (Courtesy Warner Bros.)

Blade Runner 2049 (Courtesy Warner Bros.)

Nonostante le resistenze di alcuni registi ci sono casi in cui l’utilizzo del computer risulta indispensabile, anche per questione di budget: non sarebbe altrimenti possibile realizzare film come Skyscraper, che si svolge in un fittizio grattacielo di Hong Kong alto 1067 metri, creato per l’occasione dagli esperti di effetti digitali della Industrial Light & Magic. «Ci siamo ispirati ai progetti di Zaha Hadid, ma anche al Burj Khalifa di Dubai», spiega il supervisore degli effetti Craig Hammack. Edifici impossibili, futuristici, che domani forse esisteranno nei computer di ingegneri e architetti, oggi escono dall’immaginario di designer digitali per il cinema, come lo spettacolo di architetture di Ghost in the Shell: per permettere le panoramiche lunghe un minuto, gli esperti di effetti visivi hanno dovuto creare aree di città, interamente virtuali, ampie fino a tre chilometri quadrati.

Il grattacielo di Skyscraper si ispira ai progetti di Zaha Hadid e al Burj Khalifa di Dubai. (Courtesy hdqwalls.com)

Il grattacielo di Skyscraper si ispira ai progetti di Zaha Hadid e al Burj Khalifa di Dubai. (Courtesy hdqwalls.com)

In taluni casi poi l’utilizzo dei pixel al posto della materia diventa essenziale persino negli interni, come nel cartoon digitale Gli Incredibili 2 della Pixar. La casa dei Parr, famiglia di supereroi protagonisti del film, è stata creata totalmente in 3D, ispirandosi all’architettura del Movimento moderno americano: 220 metri quadrati realizzati con un occhio alla ciclopica residenza Sunnylands di Palm Spring e un altro alla Vandamm House, costruita ad hoc per il film di Hitchcock Intrigo internazionale.

La casa dei supereroi di Gli incredibili 2 richiama l’architettura modernista americana. (Courtesy Disney Pixar)

La casa dei supereroi di Gli incredibili 2 richiama l’architettura modernista americana. (Courtesy Disney Pixar)

Fonte: http://www.abitare.it/it/design/arti-visive/2019/04/15/architettura-e-scenografie-digitali/

Autore dell'articolo: abitare.it