Defhouse: nasce la prima casa del Grande Fratello per i giovani influencer

20/11/2020 - Il concetto delle collab houses, travestite da ville miliardarie, piscine mozzafiato e vissute da gruppi di TikTokers come protagonisti, cambia totalmente. E in positivo. Non più luoghi-palcoscenico dove l’unico scopo è quello di dare spettacolo e creare engagement: ora è arrivato il momento di dare sostanza, creando cultura e spessore, sensibilizzando gli abitanti della casa verso temi importanti, in modo che i talenti dei residenti vengano stimolati e coltivati per non diventare solo delle meteore che si esauriscono in un lampo tra una foto e un passo di danza. Per questo è nata la Defhouse, un progetto firmato da WSC®: la prima Content House in Italia e al mondo che non è solo una location ma un vero e proprio canale di comunicazione. È un vero e proprio hub/luogo di formazione per i ragazzi.

Una casa dove i protagonisti non sono gli abitanti ma il suo stile, il suo modo di comunicare, i suoi ambienti e la sua voglia di educare e sensibilizzare il mondo dei ragazzi verso temi importanti: la Defhouse parla infatti direttamente alla GenZ diventando un’Accademia del talento attraverso i suoi profili Instagram e TikTok e sul suo canale YouTube.

I ragazzi all’interno della Defhouse non sono più intelligenti di altri, ma sono consapevoli di quanto sia importante lavorare sulla propria crescita personale”, spiega Luca Casadei, CEO e Founder di WSC e prosegue: “I giovani di questa generazione hanno una bassa soglia di attenzione, non sanno molto al di fuori dal social e vogliono diventare famosi: ingredienti perfetti per raggiungere un successo che si volatilizzerà in un lampo senza lasciare alcun segno”.

Le prime due regole non scritte che hanno accettato i ragazzi per entrare nella Defhouse, sono: nutrirsi di sapere per imparare a scegliere in che futuro vogliono vivere, e lasciare da parte la superbia per poter dare valore a ogni bella cosa che gli capiterà”. Racconta Giuseppe Greco, socio e direttore creativo di WSC: “Il gruppo dei ragazzi che vive nella casa è frutto di un’attenta e laboriosa ricerca durata diversi mesi. Li abbiamo scelti dopo aver esaminato centinaia di profili social per le loro qualità artistiche e complementari tra di loro. C'è chi è portato per il ballo, chi per il canto, altri per la recitazione e così via. La scelta è stata fatta non in base alla loro popolarità o al numero di follower sui social, ma perché abbiamo intravisto in loro un talento da coltivare e la capacità di funzionare come gruppo, per contaminarsi a vicenda e dare un valore più alto al progetto Defhouse”. 

La Defhouse comunica attraverso Defne: un’entità indefinita che parla agli utenti e ai ragazzi e si identifica grazie a un’estetica decisa, in bilico tra il Luxury e il Pop. Al suo ingresso si apre il living, circondato da ampie vetrate dove i colori si accendono nel divano, sulle iconiche poltrone di Seletti, sulle pareti e negli accessori, con un soffitto caratterizzato da nuvole (di Magis) illuminate da neon: sorgenti di luce versatili e di grande fascino protagoniste negli anni Ottanta che diventano il fil rouge in tutta la casa, trasformandosi in scritte artistiche sulle pareti o nei curiosi emoticon che identificano i ragazzi della casa.

Siamo a Milano, culla dei movimenti che hanno cambiato il modo di intendere il design: parliamo di Alchimia, Memphis che negli anni Ottanta hanno trasformato l’approccio del design”, racconta l’Art Director John Pentassuglia. 

Colori saturi e fluo, “Instantfriendly”, riprendono sotto una nuova luce l’anima più accesa del filone postmoderno attraverso oggetti e arredi dal forte impatto visivo, utilizzati per catturare la fuggevole attenzione dei social.

La casa infatti è un grande set, di oltre 500 mq, dove ogni angolo, è caratterizzato da grafiche decise e non banali: come il corridoio animato dalle scritte fosforescenti di Luca Barcellona, calligrafo di fama mondiale, che riesce a far convivere la manualità di un’arte antica, come la scrittura, con i linguaggi e gli strumenti dell’era digitale”, spiega l’Art Director.

Non mancano ambienti di lusso, come la veranda arredata con una vasca idromassaggio e una sauna Jacuzzi che diventa un angolo rilassante ispirato alle atmosfere orientali. Scendendo verso le camere, le pareti si accendono di grafiche ispirate a Memphis, gruppo creato dal genio di Ettore Sottsass, che negli anni '80 ha dato un calcio al rigore del razionalismo con le sue folli geometrie e i colori puri ed eccentrici. “Una lezione importante interpretata dalle pareti dei corridoi delle scale e, di fatto, presente un po’ in tutta la casa”, racconta John.

La parte privata, quella delle camere dei ragazzi, è introdotta da un corridoio che scandisce il passaggio con effetti luminosi, quasi onirici. Le stanze sono ritagliate sulla personalità dei residenti e, ognuna, viene definita da un colore portante: blu, grigio, rosa o rosso. Iperconnessa, la Defhouse si presta così, in ogni suo angolo, a diventare il set ideale per produrre contenuti ma non si tratta di un reality: i ragazzi sono liberi di uscire e svolgere le attività quotidiane, dovendo solo rispettare le regole di buona condotta e seguire gli studi con profitto. Per avere e trasmettere comportamenti eticamente corretti e diventare un modello per la loro generazione.

Non solo, i ragazzi all’interno della casa vengono coinvolti in continuazione in corsi di formazione su temi artistici, come recitazione e dizione, su temi di attualità, come l’ecologia e la sostenibilità, ma anche sui mestieri moderni. Questa formazione stimolerà così gli ospiti stessi a creare contenuti di livello diverso, insieme alla Defhouse, in modo che la generazione GenZ, a cui si rivolgono, possa vedere in loro degli esempi per coltivare le proprie passioni e ampliare il proprio punto di vista. Perché, come diceva il grande compositore statunitense Roger Miller “Una cosa è avere talento. È un’altra cosa scoprire come usarlo”.

Fonte: https://www.archiportale.com/news/2020/11/case-interni/defhouse-nasce-la-prima-casa-del-grande-fratello-per-i-giovani-influencer_79723_53.html

Autore dell'articolo: Archiportale