Stefania Manna e La costruzione dell’immateriale

16/03/2019 – Stefania Manna, fondatrice di Ian+, ora partner di LGSMA_ con Luca Galofaro, ha chiuso stamane l’evento, organizzato da VELUX e Archilovers, La luce naturale nel progetto di architettura, con l’intervento La costruzione dell’immateriale.

“Elemento immateriale del costruire, la luce naturale innesca una reazione sensoriale nella percezione dell’architettura, sia essa un oggetto del paesaggio antropizzato o lo spazio interno attorno al quale l’edificio prende forma” spiega Stafania Manna. “La luce naturale rende naturale l’artificiale animando la materia fisica attraverso la variazione continua propria del ciclo della vita. La luce naturale è una forza metafisica che agisce in opposizione alla gravità, allontanando il costruito dal peso della massa dei limiti che lo definiscono. La qualità dello spazio generato dall’architettura contiene in sé l’idea di relazione creativa con la luce e con l’ombra. Il processo di costruzione di questa relazione è una “architettura degli eventi” che il progetto, nonostante i progressi della tecnologia, non è in grado di prevedere nei termini di una disciplina compiuta, ma solo affrontare nel suo aspetto di realtà fenomenica.  L’unicità dell’esperienza che ne deriva è il risultato della ricchezza delle interazioni tra pensiero e spazio abitato”.

La progettazione, esordisce Stefania Manna nel Suo intervento, inizia dall’esperienza dello spazio e dall’intercettazione della luce naturale che si tradurrà in elemento architettonico, perché in natura “niente rimane fermo” quindi relazionandosi con un elemento così mutevole e fenomenologico come quello della luce naturale, il risultato del progetto è un salto nel vuoto.
 
Nel progetto dell’Ospedale del mare per il nuovo complesso ospedaliero di Napoli, che sorge in un contesto estremamente degradato e disagiato della città, l’unico elemento di ispirazione è stato il cielo, quindi nel loro lavorare per sottrazione di materia, hanno cercato di creare una relazione diretta con esso tramite dispositivi come quelli dei grandi coni, dislocati geometricamente, che lasciano filtrare la luce convogliandola all’interno fino ai piani inferiori.


 
Luce, vetro e colori creano un ulteriore richiamo alla natura, presente anche nel rivestimento della facciata che, tramite 11 ricorsi in cemento fibrorinforzato e vetro, scompone il volume di ingresso creando una frammentazione della stessa e un paesaggio artificiale che anche con l’illuminazione durante le ore notturne, contribuisce alla nuova identità dell’edificio.

Nel progetto per il Centro Nazionale Trapianti – Centro allocazione organi dell’Istituto Superiore di Sanità a Roma, sempre con Ian+, si è agito su un vecchio magazzino esistente dove si è conservata forma, volumetria e impianto. La natura dell’edificio non ha lasciato altra soluzione che sperimentare il rapporto con la luce naturale, rendendolo un “contenitore di spazio” e “una casa per la luce” la cui forza si proietta verso l’esterno con una serra.

All’interno, oltre a finestre e lucernari, è stata utilizzata una grande libreria metallica che funziona da filtro e da dispositivo di distribuzione della luce.


 
L’intervento di conclude con la presentazione di un progetto per la Stazione di Pozzuoli – Ferrovia Cumana, Tratto Dazio – Cantieri, non ancora realizzato. Si tratta di una reinterpretazione dell’architettura romana sia nei materiali utilizzati (il mattone in laterizio declinato in diverse tessiture nella facciata), sia nel carattere semplice, quasi monumentale, dell’edificio nel suo complesso.

Fonte: https://www.archiportale.com/news/2019/03/architettura/stefania-manna-e-la-costruzione-dell-immateriale_69116_3.html

Autore dell'articolo: Archiportale