16 designer famosi di cui vorremmo (almeno) un oggetto in casa

La lampada Dalù di Vico Magistretti per Artemide, chiamata così dal celebre progettista in onore del suo amato bassotto, l’apribottiglie-autoritratto Alessandro M. di Alessandro Mendini per Alessi, lo Scrittarello di Achille Castiglioni per De Padova, che con quel suo poggiapiedi ci riporta tra i banchi di scuola.

Oggetti che all’utilità uniscono la capacità di emozionare, di far riaffiorare ricordi, di far compagnia, di testimoniare la visione, la pratica, la vita dei più amati progettisti di ieri e di oggi.

«Si dice che la forma segue la funzione. Io non ci credo, io credo che la forma segue il significato, segue le emozioni, segue i valori», dice Mario Bellini a proposito della lampada Chiara per Flos. Arredi e complementi che raccontano dello stile, del metodo e delle inspirazioni di chi li ha concepiti, portatori dei costumi di un’epoca, e allo stesso tempo compagni di vita di chi li sceglie e li inserisce tra le mura domestiche, come piccoli aiutanti e spettatori della quotidianità.

Ecco una selezione (che non vuole né può essere esaustiva) di alcuni tra i più grandi autori del passato e del presente di cui vorremmo (almeno) un oggetto in casa.

Mario Bellini 

Uno dei (pochi) maestri viventi: Mario Bellini, architetto e designer (ma anche scrittore, appassionato di etimologia e instancabile viaggiatore) nato a Milano nel 1935, otto volte Compasso d’oro, 25 dei suoi progetti sono in mostra permanente al MoMA di New York, museo che gli ha dedicato una personale retrospettiva nel 1987. Tra i suoi progetti di cui vorremmo avere un pezzo in casa, la lampada Chiara per Flos, realizzata per la prima volta nel 1969 da un unico foglio piatto di acciaio inossidabile ripiegato su se stesso, raccontata così dal suo autore: «Anche una lampada come Chiara segue la funzione, ma Chiara riempie lo spazio, parla alla tua capacità emotiva di leggere le cose».

Alessandro Mendini 

Ancora si sente la mancanza di Alessandro Mendini, uno dei più grandi e rivoluzionari maestri del design, scomparso il 18 febbraio 2019, all’età di 87 anni, che con la sua arte e leggera ironia ha colorato il mondo dell’arredamento (e non solo). Vorremmo circondarci dei suoi piccoli oggetti-amici, come il cavatappi-autoritratto Alessandro M. per Alessi, oppure come la celebre poltrona Proust per Cappellini del 1978: «È una falsa poltrona del Settecento decorata con un falso quadro di Signac. Due falsi che, insieme, fanno un pezzo originale», spiega il designer.

Oppure ancora: Zabro per Zanotta, un capolavoro tra arte e design ma che non rinuncia alla funzionalità, e che da sedia si trasforma in tavolo ribaltando il piano.

I cavatappi Anna G. e Alessandro M. di Alessandro Mendini per Alessi

I cavatappi Anna G. e Alessandro M. di Alessandro Mendini per Alessi

Achille Castiglioni 

Considerato il padre fondatore, ante litteram, del design italiano, Achille Castiglioni ha influenzato con la sua geniale ironia l’intera generazione di designer contemporanei. I suoi oggetti sono delle invenzioni pratiche, giocose, incredibilmente espressive, soluzioni utili per rendere più semplice la vita delle persone e per risolvere i piccoli problemi della quotidianità.

«Un buon progetto non nasce dall’ambizione di lasciare un segno, il segno del designer, ma dalla volontà di instaurare uno scambio anche piccolo con l’ignoto personaggio che userà l’oggetto da noi progettato», diceva.

Credeva fermamente che gli oggetti dovevano fare compagnia, piccoli aiutanti che strappano un sorriso. Tutti in casa abbiamo una sua invenzione, senza saperlo: è l’interruttore rompitratta, progettato nel 1968 insieme al fratello Pier Giacomo, prodotto in grande numero ma in pochi, anche nei negozi di materiale elettrico, ne conoscono l’autore. Nella wishlist anche Scrittarello per De Padova del 1996, un tavolo-scrittoio domestico, leggero ed essenziale, che con quel suo poggiapiedi ci riporta tra i banchi di scuola.

Gio Ponti 

Uno degli autori più ambiti e quotati nelle aste, comprare un suo pezzo significa fare un investimento azzeccato, che renderà nel tempo. Tra i suoi progetti, i capolavori dalla straordinaria modernità che Molteni&C riedita nella Gio Ponti Collection, come la poltrona Round D.154.5 progettata dal maestro milanese nel 1954, detta anche Otto pezzi, come il numero degli elementi che la compongono: schienale, seduta, due elementi in compensato curvato e quattro gambe, che avvitandosi alla seduta tengono assieme il tutto. Una poltrona a cui Gio Ponti teneva molto, che utilizzò spesso per arredare i suoi interni.

La poltrona Round D.154.5 di Gio Ponti, riedita da Molteni&C

La poltrona Round D.154.5 di Gio Ponti, rieditata da Molteni&C

Joe Colombo 

Forse tra i più rivoluzionari e prolifici. In pochissimi anni, negli Anni 60, Joe Colombo ha messo a punto un susseguirsi di invenzioni, soluzioni incredibilmente attuali, perfette per risolvere i problemi di spazio nelle case di dimensioni contenute di oggi. Diceva: «Ho fatto dei mobili per una casa dimensionata non solo nello spazio, ma anche nel tempo, elastico, flessibile, articolabile, estensibile».

Tra i suoi esempi compatti e multiuso, Minikitchen, che Joe Colombo disegnò per Boffi nel 1963, e ancora oggi in produzione, una cucina completa di tutto, interamente contenuta in un box autoportante di un metro di larghezza, un metro di altezza, e 65 centimetri di profondità, un cubo su ruote, quindi facile da trasportare, alimentato elettricamente, in cui sono magistralmente integrati frigorifero, piastra, tagliere, vassoio, ripiani, prese elettriche, contenitori, cassetti per pentole e stoviglie per sei persone.

«Le cose devono essere flessibili», aveva affermato il progettista nel 1966, «la mia cucina si muove da una stanza all’altra e, quando si è finito di utilizzarla, si richiude come una scatola».

Gaetano Pesce 

Eccentrico, provocatore, sperimentatore, restio a qualsiasi etichetta, Gaetano Pesce è stato capace più di tutti a mescolare arte e design, opere uniche e prodotti in serie, progetti a cavallo tra la funzionalità e la comodità del mobile e la più pura installazione artistica fine a se stessa.

A lui il merito di aver tradotto la sua urgenza creativa e di denuncia in mobili-manifesto, come nella celebre poltrona Up5_6 per B&B Italia del 1969, la donna con la palla al piede: «Questa poltrona fu per me un modo per esprimere altri contenuti oltre a quelli della tecnica avanzata, del nuovo materiale e della comodità del prodotto», ha spiegato Pesce, «infatti nella realtà di quel tempo il problema della violenza dell’uomo contro la donna era appena accennato. Pensavo allora che questo grave segno d’inciviltà, che esisteva in tutti i paesi del mondo, con il tempo si sarebbe ridotto, purtroppo però non è stato così». 

Franco Albini 

Amava dire che “aria e luce sono i materiali da costruzione”. Perché i progetti di Franco Albini, uno dei più rigorosi architetti del XX secolo, sono oggetti estremamente leggeri visivamente, nonostante la loro complessità. Il suo arredo-manifesto è Veliero, ancora oggi un’opera visionaria, una libreria bifacciale che richiama nella forma e nella struttura gli stralli e le velature di un’imbarcazione velica, costituita da due aste in legno di frassino su cui si trovano sospesi, attraverso un sistema di tiranti in acciaio, i ripiani in vetro stratificato. Una libreria che sfida le leggi della statica, con ripiani in vetro che sembrano sospesi nello spazio. Franco Albini ne realizzò un unico esemplare nel 1940 nel soggiorno della sua dimora milanese in via De Togni. Data la forte carica sperimentale e la complessità della struttura, l’architetto dovette apportare a più riprese piccole modifiche e aggiustamenti per assicurare la tenuta alla libreria che resse per circa vent’anni, fino a quando i piani in cristallo esplosero, proprio per i problemi statici insiti nel progetto. Nel 2011 la libreria Veliero rinasce grazie a Cassina che le restituisce stabilità e la mette in produzione, dopo un lungo lavoro di ricerca in stretta collaborazione con la Fondazione Franco Albini, lo storico Giampiero Bosoni, gli esperti di ingegneria nautica dello Studio Brenta e gli strutturisti attivi nel campo dell’ingegneria civile.

La libreria Veliero di Franco Albini, prodotta oggi da Cassina.

La libreria Veliero di Franco Albini, prodotta oggi da Cassina.

Vico Magistretti 

«Faceva tantissimi schizzi veloci, ovunque, sul retro delle buste della corrispondenza, i depliant, i fogli di giornale, in archivio abbiamo una pubblicità di una saponetta con lo schema di Incisa, la poltroncina di De Padova», racconta Rosanna Pavoni, direttrice scientifica della Fondazione Magistretti, a proposito del grande architetto italiano.

I suoi oggetti raccontati al telefono sono entrati nelle case di tutti rivoluzionandole, come il primo letto tessile sfoderabile Nathalie di Flou del 1978, o Dalù, la lampada per Artemide del 1966, chiamata così in omaggio al bassotto che aveva all’inizio della sua carriera, «che amava d’estate addormentarsi con la pancia al fresco di fronte lo studio», continua Rosanna Pavoni.

Afra e Tobia Scarpa

Si sono conosciuti allo Iuav di Venezia, dove si sono laureati in architettura nel 1957, e da quel momento non si sono più lasciati diventando una delle coppie più ammirate del design. Tobia Scarpa, figlio del celebre architetto Carlo Scarpa, oggi 86enne, e Afra Bianchin, nata nel 1937 e scomparsa nel 2011, protagonisti del design italiano degli anni Settanta-Ottanta, autori di arredi come Pigreco per Gavina, la prima sedia progettata insieme, le lampade per Flos, la poltrona Soriana per Cassina che gli valse il Compasso d’Oro nel 1970, e il divano Coronado per B&B Italia, presentato per la prima volta nel 1966, nato dalla volontà della coppia di abbinare il telaio in ferro all’allora rivoluzionaria tecnologia del poliuretano a freddo schiumato in stampi.

Rodolfo Dordoni

Uno fra i grandi architetti contemporanei, art director dal 1998 di Minotti, nel corso degli anni si è occupato della direzione artistica di Artemide, Cappellini, FontanaArte, Foscarini e Roda. Tra i suoi più recenti progetti, la lampada Nile per Foscarini, una scultura luminosa il cui profilo ricorda quello della regina egizia Nefertiti, sintesi di universi materici lontani, una base cilindrica in marmo su cui poggia, come in equilibrio, il diffusore in vetro, un materiale eletto dal designer per ricreare un’idea nostalgica e poetica della luce, in un’epoca sopraffatta dalla tecnologia e dalle sorgenti invisibili.

Rodolfo Dordoni con la lampada Nile per Foscarini

Rodolfo Dordoni con la lampada Nile per Foscarini

Paola Navone

Schietta, sognatrice e viaggiatrice, si lascia ispirare dai colori e dalle atmosfere del Sud del mondo, conosciuto, amato, frequentato. Custodire in casa un oggetto ideato da Paola Navone è come avere un souvenir di un viaggio, testimonianza del suo girovagare per il mondo a caccia di influenze e contaminazioni.

Suggestioni che rielabora nei suoi progetti per Abet Laminati, Molteni&C, Poliform, Cappellini, Alessi, Driade, Poltrona Frau, Baxter, solo per citarne alcuni. Per Gervasoni ha trasposto il suo fantastico universo in creazioni tra sogno e realtà, arredi per personalizzare indoor e outdoor con un tocco di esotismo.

Ferruccio Laviani 

Ironico, pop, sperimentale, Ferruccio Laviani mescola e combina motivi, stili e atmosfere provenienti da universi lontani, il Futurismo, le pin-up, il barocco, la grafica anni Novanta, la musica jazz, l’hip-hop, l’epoca classica, il neo-gotico, i robot.

È uno di quei designer di cui vorresti avere tutto, e di cui potresti avere tutto (o quasi): i suoi progetti sono realmente democratici e inclusivi, basti pensare alle lampade per Kartell, di cui è art director da quasi trent’anni, come la copiatissima Bourgie, la reinterpretazione in policarbonato di un’abat-jour barocca, costituita da tre piani decorati che s’incrociano, mentre l’ampio cappello effetto plissé ricrea, una volta accesa, un gioco di mille riflessi. Piccoli oggetti alla portata di tutti, che portano un pizzico di magia e di grande bellezza negli interni domestici.

Ferruccio Laviani (Instagram @ferrucciolaviani)

Ferruccio Laviani (Instagram @ferrucciolaviani)

Antonio Citterio

Architetto e designer, Antonio Citterio incanta con il suo stile puro e raffinato. I suoi arredi sono intramontabili, belli sempre, dei mobili da acquistare e da tramandare di generazione in generazione. Tra i suoi tantissimi capolavori, citiamo la celebre A.b.c per Flexform del 1996, una poltrona che arreda l’intera stanza con il suo fascino modernista, un linguaggio progettuale ben evidente sia nell’impiego della pelle nera sia nella struttura in tubolare metallico, dove la seduta bassa, più rilassata e informale, che grazie al meccanismo di apertura permette di sedersi anche in una posizione più relax, anticipa i tempi, per giungere, incredibilmente attuale, fino ai giorni nostri.

Martino Gamper

Sperimentale, attento ai materiali e all’ambiente, indipendente, al confine tra arte, artigianato e design. Tra i progetti più recenti di Martino Gamper c’è Hooked per il brand svedese Hem, cinque ganci da parete in alluminio, che di fatto sono delle mini opere d’arte che raccontano la sua personale ricerca: «Puoi appendere un oggetto leggero, un oggetto pesante, un oggetto fragile, tutto ciò che non vuole stare sul pavimento o su un tavolo, ma i ganci danno anche presenza alla stanza, trasformano una parete», spiega Gamper.

Ogni gancio è tagliato da un foglio di alluminio e anodizzato nei colori rosso, blu, giallo, viola e verde, i contorni tagliati e intagliati ricordano il processo di tagli e inserimenti che è caratteristico del suo modo di procedere, di ricontestualizzare e reinventare le forme. Suoi, bellissimi, anche gli sgabelli Cirque per GTV, dove il designer-maker racconta la giocosità e gli equilibrismi dei circensi tramite un virtuosismo di cerchi di legno che come anelli cingono le gambe della seduta.

Martino Gamper per Hem

Martino Gamper per Hem

Piero Lissoni

È sicuramente uno dei designer più richiesti dalle aziende, soprattutto in qualità di art director, anche per la sua incredibile abilità nel creare e raccontare storie, per la sua capacità di coordinare e armonizzare le collezioni e reinventare con un pizzico di humour l’immagine delle aziende.

Di prodotti Piero Lissoni ne ha fatti tantissimi, ma uno fra tutti ha anticipato una tendenza: Frog per Living Divani del 1995, una delle prime sedute basse e larghe, che l’architetto racconta così: «Frog è nata come un progetto sbagliato, troppo bassa, troppo larga, quasi improducibile; abbiamo continuato a rimodellarla, ma intanto passavano i tempi. Poi un giorno ci ritrovammo in sala prototipi davanti a questo oggetto e ci sembrò a tutti come una rana, quindi l’abbiamo chiamata Frog. Un anfibio che vent’anni dopo dalla sua genesi nel 2015 ha cambiato pelle, è rinata in carbonio, con fibre speciali».

Elena Salmistraro

La più acclamata tra i giovani designer, Elena Salmistraro con il suo immaginario fantastico e la sua capacità di disegno è riuscita ad affermarsi presto come un’artista e designer dal segno riconoscibile. Nella nostra lista dei desideri, le sculture che riproducono i personaggi della Disney Topolino e Minnie per Bosa, oppure la madia Polifermo per DeCastelli, che cita la sagoma del mitico ciclope, imponente in equilibrio su esili gambe, con il grande occhio che diviene una maniglia e un decoro, un contenitore scenico composto da una solida struttura lignea riccamente vestita con un abito di rame dalle incisioni ornamentali che ne ritmano la superficie.

Elena Salmistraro

Elena Salmistraro

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Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/design/designer-famosi-italiani/

Autore dell'articolo: living.corriere.it