Due architetti e un bilocale a New York trasformato nella casa dei sogni

New York, l’indirizzo è “22nd and Chelsea”: «una strada tra il fiume Hudson e la città, con numerose gallerie, un bookshop che frequentavamo spesso e la passeggiata sulla High Line a portata di mano». Noam Dvir e Daniel Rauchwerger, compagni nella vita e nel lavoro, hanno acquistato un bilocale in condizioni fatiscenti nel 2020 al culmine della pandemia, decidendo di cominciare subito a ristrutturalo a dispetto del periodo tumultuoso, per trasformarlo nella casa dei loro sogni, un home office e, soprattutto, il rifugio dove sognare in grande il loro futuro in architettura e nel design d’interni.

Entrambi originari di Tel Aviv, con un master in architettura a Harward e un passato nell’editoria, i due hanno in curriculum esperienze lavorative nell’ufficio newyorchese di OMA, lo studio fondato dall’olandese Rem Koolhaas, ma si sono conosciuti quando collaboravano con il giornale israeliano Haaretz e insieme hanno fondato lo studio di progettazione BoND, acronimo di Bureau of Noam and Daniel.

L’appartamento si trova al piano nobile di un edificio datato 1856. I soffitti alti 4 metri, le grandi finestre che affacciano a sud e le proporzioni degli spazi lo rendono quasi un loft. Negli Anni 70 l’edificio era stato suddiviso in alloggi per marinai e tutti gli elementi architettonici originali si erano perduti nelle varie trasformazioni.

Noam e Daniel ne hanno ripristinato l’atmosfera vintage coi dettagli d’epoca tipo il camino, le modanature, il parquet posato a listoni e a spina italiana, reinterpretati ex novo. «È un’abitazione molto viva, un posto in cui lavoriamo, dove incontriamo clienti e altri designer. I miei genitori erano entrambi artisti: casa e studio è sempre stata la stessa cosa», racconta Daniel.

Foto Chris Mottalini

Foto Chris Mottalini

In tutto l’appartamento aleggia costante questa “atmosfera di famiglia” da casa vera, avvalorata anche dai numerosi dipinti di Jan Rauchwerger, affermato artista israeliano – specialmente quello in cui è ritratta la madre di Daniel quando era incinta – mischiati alle altre opere di artisti spesso degli amici dei padroni di casa.

Questa reinterpretazione libera e informale della tipica casa d’epoca newyorchese ha permesso che anche gli arredi fossero svincolati da precise regole di stile e datazione. Ecco allora che nella zona pranzo al tavolo Le Corbusier sono abbinate le sedie di Børge Mogensen e quelle contemporanee disegnate da SANAA con foggia di coniglio; nel living, il divano modulare di Tacchini sta a fianco alle poltrone “scissor chair” vintage di origine olandese, rifoderate con un tessuto di Raf Simons, e ai vari arredi in alluminio.

Durante la pandemia questa casa è diventata il punto di ritrovo della “bubble” (la bolla, ristrettissimo gruppo di amici e congiunti che si potevano incontrare in modo sicuro) dei due architetti. Il senso di questo posto è chiaro nelle parole di Daniel: «È molto casual, volutamente non sovradimensionato né prezioso. Non è stato immaginato per sembrare bello ma confortevole, con il feeling di un atelier, di un ambiente creativo».

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Fonte: https://living.corriere.it/case/atmosfera/casa-dei-sogni-bilocale-architetti-bond/

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