Addio a Sergio Asti

Il 27 luglio si è spento a Milano Sergio
Asti, l’ultimo dei maestri della generazione che ha reso il design italiano famoso
nel mondo. Nato a Milano il 25 maggio 1926, Asti ha interpretato il progetto e
la sua lunga vita come la ricerca della bellezza, intesa non tanto dal punto di
vista estetico, quanto piuttosto come un percorso di luce, nella poetica
definizione kantiana. La sua storia professionale è emblematica della ‘milanesità’,
un’attitudine che rifugge dalle attuali tentazioni di celebrarsi e che nulla
concede al narcisismo o alla stravaganza. Asti è infatti uno dei protagonisti di
quella stagione irripetibile
che ha vissuto Milano a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta,
quando gli architetti diventarono designer e il mito del design italiano si
diffuse nel mondo.

Daruma, FontanaArte, 1968

Per la prima volta il Bel Design mise insieme progetto e
produzione, e per Asti non esisteva ‘un design
italiano
bensì designer italiani’.
Per lui maestri come Ponti, Albini, Rogers avevano aperto la strada dimostrando
che architettura, interni, allestimenti e design rispondevano a una visione
unitaria del progetto, senza gerarchie o snobismi. Asti, infatti, considerava
il lavorare su scale diverse un vantaggio e non una limitazione, come
sostengono alcuni. Considerava necessario, ‘avere una visione ampia, forse
totale, senza trascurare il più piccolo dettaglio, anche se so che in
architettura non esistono dettagli’.

Mapan, Arnolfo di Cambio, 1970

Una ricerca, la sua, sottile,
raffinata e persistente, che si estende con pari efficacia dal mondo poetico
delle forme e dei simboli del design a quel ‘gioco sapiente, rigoroso e
magnifico dei volumi sotto la luce’ che è l’architettura. Lo dimostrano, tra gli altri, l’edificio
residenziale Tizianella
realizzato a Milano, la villa ad Arenzano del 1962 e la casa a Brienno, sul
lago di Como, del 1967. I suoi lavori cristallizzano dunque gli straordinari paesaggi della
scuola milanese
, i suoi repentini cambiamenti di scala, dal micro di una maniglia al
macro di una torre e la qualità dei dettagli che rimanda a quella poetica del
“bello e ben fatto” proprio dell’eccellenza italiana.

Maniglia Tizianella, Olivari, 1962
Villa Testa, Arenzano

La partecipazione di Asti alla fondazione dell’ADI, nel 1957, la frequentazione dei luoghi del design come la Triennale e le molteplici esperienze all’estero lo avevano sensibilizzato verso i temi della ricerca e dell’innovazione. Il 1962 è un anno importante per lui: dopo il Compasso d’oro vinto con il vaso Marco (Salviati) viene chiamato a tenere un corso di perfezionamento all’Experimental Institute di Shizuoka. È l’inizio di uno scambio intenso con il Giappone durato per decenni. ‘Vivere lo stupore, la curiosità, è importante; vivere le emozioni, farne tesoro, suscitarle, è importante. A me, più di una volta è capitato’, mi aveva confessato.

Vaso Marco, Salviati, 1962

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Autore dell'articolo: abitare.it