A casa di Martin Parr

Quanti piani ha, la sua casa, Mister Parr? Non se lo ricorda, chiede alla moglie, che è lì con lui ma rimane fuori campo: «Quattro o cinque?». Quattro. Ci sono due stanze per piano, precisa poi. Gli dici che dalle foto sembra più piccola. Deve sembrargli un’osservazione idiota, la lascia cadere nel vuoto.

A che minuto siamo? Martin Parr è comparso su Zoom in perfetto orario, risponde a tutte le domande, eppure non vedi l’ora che la conversazione finisca. Sarà che non riesci bene a capire il suo inglese, o che sei in imbarazzo. Te lo chiedi da quando ti hanno affidato l’incarico: perché mai un fotoreporter di fama internazionale dovrebbe perdere tempo a parlare di casa sua?

È già abbastanza straordinario che abbia accettato di fotografarla, mettendo in scena anche se stesso. «Era una commissione interessante, da un giornale italiano. Mi dava qualcosa da fare, una distrazione». Lei le legge, le riviste di arredamento? Ovviamente la risposta è no. «Perché dovrei»?

Martin e Susie Parr sono sposati dal 1980. Vivono a Bristol in una ‘crescent house’, le tipiche case a schiera inglesi disposte a mezzaluna, con un giardino privato e uno comune.

Foto Martin Parr per Living

Foto Martin Parr per Living

Lei è una scrittrice, ma ha lavorato anche come logopedista. Hanno una figlia che ora vive altrove e dei vicini con cui vanno d’accordo. Spesso fanno dei viaggi di cui scrivono sul blog martinparr.com.

Due anni fa, per esempio, sono stati a Benidorm e a Goa. Con la pandemia lui ha quasi smesso di fotografare, si è tenuto impegnato con la fondazione che porta il suo nome e ha lavorato agli archivi.

Ha la valigia pronta e aspetta il giorno in cui potremo tornare alla vita di prima. Negli autoritratti che ha scattato per Living, lo vediamo sdraiato sul divano come un adolescente dalle gambe troppo lunghe; eterno bambino a bordo di un’altalena; strambo mentre finge di innaffiare un vaso (il giardino, dice, lo cura Susie).

In camera da letto, riflesso nello specchio e armato di flash, sembra un agente della scientifica sulla scena del crimine. Seduto alla scrivania dello studio, un professore in pensione. Poi ci sono le collezioni. Gli orologi dell’era Sovietica e le teiere sugli scaffali.

Cosa rappresentano? «Niente. Non c’è nessun retro-pensiero, nulla d’intellettuale. Sono una persona molto leggera, intuitiva».

Foto Martin Parr per Living

Foto Martin Parr per Living

Dice di essere un collezionista ossessivo, fa acquisti su eBay, è affascinato dai cosmonauti russi, in particolare dai ‘cani nello spazio’ e dal relativo merchandising a cui ha dedicato il libro Space Dogs. «Anche la fotografia è una forma di collezionismo», fa notare. «Metti insieme immagini del mondo e provi a dare loro un senso».

Sopra il camino ha appoggiato una tazza da tè con la foto di Elisabetta II e la scritta ‘I eat swans’, mangio i cigni. Sarcasmo britannico: tutti i cigni che nuotano in acque inglesi, spiega, sono proprietà di Sua Maestà.

Cosa pensa della regina? Non è repubblicano né molto pro-monarchia, lei però non gli dispiace, «una grande vecchia signora».

Della Brexit cosa dice? «Terribile. Mi deprime». Nelle interviste, Martin Parr ha dichiarato spesso di provare simpatia per il genere umano. Simpatia, insegna il De Mauro, è un ‘sentimento di attrazione istintiva verso una persona’ e solo per estensione ‘una disposizione d’animo favorevole e affettuosa’.

Nel résumé sul sito dell’agenzia Magnum, dove Parr è entrato nel ’94 e di cui è stato presidente dal 2013 al 2017, si parla di ‘penetrante ironia’ e di ‘un occhio inconfondibile per le assurdità della vita ordinaria’: il consumismo, il cibo spazzatura, il turismo di massa, la corsa al parcheggio e al buffet, la vita da spiaggia.

Se cerchi ‘Martin Parr’ su Google Images, compaiono bionde rugose e ingioiellate che prendono il sole, gente che si affanna con il dispenser del ketchup, comitive in posa per la foto ricordo del viaggio organizzato, cestini pieni di rifuti, piattoni di patatine fritte… Una delle fotografie più famose, della serie The Last Resort, ritrae un’umanità in costume da bagno in attesa di un cono gelato al bancone di un bar. Uno s’immedesima e si fa pena da solo.

Del mio lavoro mi entusiasma il fatto che non sai mai cosa succederà dopo, dove sarai domani

Saranno questi i rari ‘magic moments’ della fotografia di cui parla?  Nei ritratti che ha scattato a se stesso sembra meno impietoso. È diventato più indulgente? Meno severo? «Sono meno conflittuale, più morbido». Che effetto le fa, rivedersi nei suoi scatti? Per qualcuno dev’essere stato un incubo. «Fa parte del lavoro». Un lavoro che dopo tanti anni lo entusiasma ancora: «Perché non sai mai cosa succederà dopo, dove sarai domani»

 

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Fonte: https://living.corriere.it/case/a-casa-di/a-casa-del-fotografo-martin-parr/

Autore dell'articolo: living.corriere.it