Hauser & Wirth, la magnifica utopia

Iwan e Manuela Wirth, marito e moglie, svizzeri, sono la coppia d’oro dell’arte contemporanea, con un tesoretto di 16 gallerie in tre continenti. Visionari, oltre che imprenditori, nel 2014 fanno incetta di lodi e notorietà con Hauser & Wirth Somerset, all’epoca una cometa nel mondo artistico che segnò – in quanto centro espositivo rurale – un radicale distacco dai tradizionali modelli cittadini.

Format ora pronto a essere replicato in una nuova versione, ancora più ambiziosa, ancora più eloquente, aggiornata al nuovo contesto storico. Siamo a Isla del Rey, quattro ettari di terra a Minorca, Baleari. Un’isola della quarantena ante litteram. Qui, infatti, nel XVIII secolo è stato costruito un imponente ospedale navale, ampliato successivamente con un edificio a stecca dove c’era un centro di triage per i marinai, che potevano essere trasportati direttamente dalle loro barche alle sale operatorie.

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L’approdo a Isla del Rey. In rosa, l’opera Autostat (1996) di Franz West. @Archiv Franz West @Estate Franz West Private collection. Foto Daniel Schäfer

Dal 17 luglio 2021 questa è la sede di Hauser & Wirth Menorca. Otto sale, uno shop, un ristorante, un giardino, una nuova idea espositiva. Basti pensare che due degli spazi sono stati aperti in remoto già nel 2020 attraverso un sofisticato strumento di progettazione 3D, fruibile sul sito vip-hauserwirth.com, che a lungo termine potrebbe contribuire a creare una maggiore accessibilità e sostenibilità per le mostre in giro per il mondo.

Intanto, permette ai visitatori di Hauser & Wirth Menorca di muoversi tra le stanze del nuovo polo museale con un realismo sorprendente. «È come una favola», scrive El País, «una intensificazione della realtà. Anche se alla fine la parte migliore di questo progetto sarà andare sul posto».

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Nel patio, su cui affaccia il ristorante Cantina, si trova la scultura Elogio del vacío VI (2000) di Eduardo Chillida. ©Zabalaga Leku, San Sebastián, VEGAP, 2021, Foto Daniel Schäfer

Infatti, ammette Iwan Wirth, «non c’è sostituto alle relazioni umane, ma i progressi nella  presentazione digitale quest’anno hanno fatto un salto di qualità. Accolgo con favore tutte le nuove strategie che permettono di raggiungere un pubblico più ampio, combinando esperienze reali e piattaforme hi-tech. Chiamo questa fusione ‘phygital’, cioè fisico e digitale, ed è qui per restare».

Fa parte del dna della nostra galleria andare oltre i confini dell’arte

L’innovazione, quindi, unita al fatto che le località agresti sono oggigiorno molto attraenti causa misure post-pandemia, potrebbe fare di Hauser & Wirth Menorca la galleria del futuro: un nuovo mondo, ancora tutto da esplorare, online e offline, un’isola in ‘rete’, dove ovviamente c’è anche l’emozione dell’incontro, curata da Luis Laplace, l’architetto ‘silenzioso’ che si mette a disposizione dei contesti.

Foto Brandon Hicks ©Mark Bradford 2021, courtesy the artist and Hauser & Wirth

Foto Brandon Hicks ©Mark Bradford 2021, courtesy the artist and Hauser & Wirth

Conserva e non abbatte, crea armonia, anziché turbamenti. «Il mio lavoro è sottile. Non credo in egoistiche affermazioni fuori dal tempo e dallo spazio, a maggior ragione quando non si comincia da una tela bianca».

Dell’involucro originale della stecca ha ripristinato le tegole, il pavimento terrazzo e il marés , l’arenaria menorchina. Ha rispettato la preesistenza di trame e colori, ha messo l’accento sullo spirito navale, prendendosi solo qualche libertà. «La forma allungata dell’edificio consentiva unicamente una distribuzione lineare molto razionale, mentre in un contesto artistico è necessario avere una certa flessibilità per adattarsi alle mutevoli esigenze delle mostre».

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Sotto gli alberi di ulivi, il paesaggista olandese Piet Oudolf ha creato un giardino di trame e forme a base di erbe perenni. La scultura Le Père Ubu (1972) è di Joan Miró ©Successió Miró, VEGAP, 2021, foto Daniel Schäfer

Alla suite di stanze allineate sono quindi state aggiunte equilibrate, ma fondamentali, aperture: finestre, lucernari, un patio e una nuova campata del tetto simile a quella dell’Arsenale di Venezia, sotto la quale stanno sistemando il nuovo corpus di opere dell’artista americano Mark Bradford per «un’esperienza immersiva incredibile», accompagnata, tiene a precisare Iwan Wirth, alla pratica sociale.

La mostra, infatti, include un programma educativo che punta a avvicinare alla cultura una comunità con accesso limitato a musei e istituzioni. A dimostrazione del fatto che i confini dell’arte sono sempre più liquidi. Basta saper guardare avanti.

dove: Isla del Rey, Mahon, Menorca, Baleari, Spagna, tel. +34/871035648
hauser&wirth.com

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Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/arte/hauser-wirth/

Autore dell'articolo: living.corriere.it