Serpentine Pavilion, la versione di Sumayya

Ritorna dopo una pausa forzata di quasi due anni il Serpentine Pavilion, struttura temporanea nei Kensington Gardens che da sempre segna l’inizio della stagione estiva nella capitale inglese. Un appuntamento giunto alla ventesima edizione, importante perché celebra in contemporanea i 50 anni dell’istituzione e il tanto auspicato ritorno a una parvenza di normalità cittadina post pandemia.

Il padiglione 2021 porta la firma di Counterspace, studio interdisciplinare sudafricano tutto al femminile – guidato da Sumayya Vally, con Sarah de Villiers e Amina Kaskar – e occuperà dall’11 giugno fino al 17 ottobre di quest’anno lo spazio del giardino antistante una delle gallerie.

Realizzato con il supporto di Goldman Sachs, è un luogo di incontro nato dallo studio profondo di varie aree della capitale inglese caratterizzate dalla forte immigrazione e dall’identità culturale variegata, da Brixton a Hoxton, da Tower Hamlets a Peckham, per citarne alcune. 

La struttura è in acciaio di recupero, sughero e legno ricoperto di microcemento, ha trame e tonalità rosa e marrone che ricalcano direttamente l’architettura di Londra con riferimento ai cambiamenti nella qualità della luce. Una sorta di tempio della celebrazione antropologica, un dialogo ideale tra culture differenti proprio nel centro Kensington Gardens, con voci provenienti da vissuti diversi, incentrato sui temi di identità, comunità, appartenenza, aggregazione e resistenza.

Le storie passate e presenti compongono un padiglione solenne con un significato che supera l’architettura: per la prima volta, la struttura si estende oltre il perimetro del parco per sconfinare in città, con quattro “isole” collocate presso le sedi di organizzazioni partner il cui lavoro ha ispirato l’intervento: New Beacon Books, uno dei primi editori di autori di colore nel Regno Unito, il centro comunitario polivalente The Tabernacle a Notting Hill, il centro d’arte The Albany a Deptford e la Valence Library a Barking e Dagenham.

Con i suoi trent’anni, l’architetta Sumayya Vally è la più giovane dei progettisti che si sono susseguiti nelle 20 edizioni della Serpentine, iniziate nel 2000 da Zaha Hadid e quinta donna in assoluto a disegnare il padiglione, nella rosa con Kazuyo Sejima (e Ryue Nishigava per SANAA), 2009, Lucia Cano del duo SelgasCano, 2015 e Frida Escobedo nel 2018.

Fine Art

Sumayya Vally

Mai come questa volta il padiglione delle Serpentine Galleries racchiude messaggi che vanno oltre l’architettura. Da dove arrivano?

Questo incarico è stato molto importante per raccontare delle storie che riguardano Londra. Sono stata ispirata dalle vicende legate all’immigrazione, è stato importante per me cercarne i luoghi quando sono arrivata in città. Fare un’indagine nei quartieri alla scoperta di questi racconti e degli eventi correlati.

Ho passato molto tempo alla Bishopsgate Library guardando la loro raccolta di opuscoli. La ricerca mi ha condotto a spazi come il Theatre of Black Women, la East London Mosque e la Jamme Masjid, la casa editrice Centerprise, Hackney e molti altri. Posti di produzione culturale che riguarda l’arte, le pubblicazioni ma dove si svolgono anche le attività di tutti i giorni.

Ha molto a che fare anche con i riti della vita quotidiana…

Con gli spazi dove la gente si ritrova insieme per cucinare o mangiare, per celebrare le proprie radici, culture e tradizioni. Ho impiegato molto tempo camminando per la città fotografando, ad esempio, i piccoli negozi di alimentari. Le storie del passato e del presente si rilevano attraverso il padiglione sotto forma di zone di incontro per conversazioni a due, palchi o gradinate che offrono una diversa scala di intimità. Queste “presenze” collocate in un altro contesto creano quindi uno scambio diretto tra le diverse parti di Londra e il padiglione e viceversa.

Spicca forte il tema dell’inclusione sociale…

Assolutamente sì. La volontà era di comprendere quante più voci possibili, ma ha a che fare anche con l’estensione della piattaforma del padiglione ad altre conversazioni tra diverse parti e ad altri luoghi.

Pensa che dobbiamo soffermarci sul passato per progettare il futuro?

Il modo in cui guardiamo il passato determina ciò che facciamo oggi. Mi interessa l’idea di questa moltitudine di storie differenti. La versione storica dominante che ci viene data di solito è molto specifica. Questo padiglione è stata un’opportunità per amplificare e precisare il racconto da altri punti di vista. Evidenziare le differenze guardando in posti fuori dal contesto degli archivi tradizionali, per esempio, nei piccoli negozi o gallerie. Quello che dici è accurato: non possiamo progettare qualcosa per il futuro se non abbiamo compreso appieno la nostra storia.

Avendo trascorso parecchio tempo a Londra per sviluppare il suo progetto che idea si è fatta delle città e della società europee?

Esito un po’ nell’esprimere un’opinione sul concetto di città europea di per sé. Le città stanno cambiando e, se parliamo di Londra, è una città in continuo mutamento che racchiude tante influenze e presenze da tutte le parti del globo, certamente non limitate solo al contesto in cui si trova.

Persino nella parte del mondo da cui provengo ci sono delle città di impronta europea eredità della nostra storia e del nostro passato. In sostanza, tutte sono piene di vita e mi interessa guardarle e capirle sotto una lente differente. L’analisi approfondita di aspetti meno esplorati, la maggiore comprensione, regalano necessariamente nuove prospettive che variano il modo di progettare.

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Foto Iwan Baan

Come si trasformeranno le città dopo la pandemia?

Ogni sfida è un’opportunità che un architetto deve affrontare con approccio positivo e senso di ottimismo. I tempi di crisi devono necessariamente insegnarci qualcosa e dobbiamo capire come progettare in maniera nuova. A un livello pragmatico, questo periodo che stiamo vivendo cambierà sicuramente il modo di vedere le cose per un bel po’ di tempo. Spero non abbia creato un definitivo senso di separazione ma piuttosto una maggiore consapevolezza del valore collettivo.

Quale è il luogo che l’ha colpita di più di Londra?

Ho trascorso a Londra il periodo da dicembre 2019 fino a marzo 2020, pianificando di starci fino all’inaugurazione del padiglione previsto per giugno di quell’anno ma poi sono dovuta partire a causa del lockdown. È difficile scegliere uno solo tra i vari luoghi che ho frequentato, come The Tabernacle, centro comunitario polivalente a Notting Hill, oppure il The George Padmore Institute, la casa editrice UK New Beacon Books in Finsbury Park e, ovviamente, i Kensington Gardens.

Cosa significa, oggi, essere donna e architetto?

Credo ci sia assolutamente bisogno di più donne che disegnino cose. Non solo, abbiamo necessità di progetti di più persone differenti, una varietà di più voci. Nel mondo in cui viviamo, così problematico e che viene osservato solo dal punto di vista dominante dell’uomo bianco-occidentale, guardare in modo differente può contribuire a trovare soluzioni alternative, fornire risposte più varie.

Come donna ma anche come africana e musulmana vedo le cose in maniera differente. Posso portare un contributo dato dalla ricchezza di cultura e storia del mio continente. Più diversità di vedute e opinioni coinvolgiamo meglio è, con migliore ispirazione e maggiore ricchezza per affrontare le sfide.

Ecologia e sostenibilità: siamo ancora nel territorio del politicamente corretto o si sta facendo abbastanza?

Assolutamente no. È come dici e non avrei saputo dirlo meglio. Ce ne occupiamo ancora solo a un livello molto superficiale, riferito solo ai materiali e al green rating, ma capire profondamente le politiche di sostenibilità e tutti i tentacoli in cui si articola l’ecologia è un’altra cosa. Ha a che fare con l’estrazione, il capitalismo, l’industrializzazione e tanti altri di questi temi.

Il mondo che abbiamo ereditato è così strettamente “impigliato” in queste problematiche. Come abbiamo detto, dobbiamo analizzare più nel profondo il nostro passato per spingerci avanti in direzione diversa.

Il padiglione è una struttura temporanea, i suoi studi sono dedicati ad archeologia e siti storici perduti. Come si conciliano queste due dimensioni temporali?

Il mio padiglione sarà installato da qualche altra parte dopo questi mesi, quindi avrà una vita successiva come ispirazione permanente. Mi interessano tutti i livelli di temporalità e strutture fisiche preminenti con l’influsso che hanno sul nostro modo di essere, le azioni che vi si compiono. Mi interessa anche come possiamo estendere il campo dell’architettura ad altre scale di temporalità.

Per farti un esempio, ci sono diversi modi per rappresentare la tradizione africana, che si esprime anche con la ritualità connessa, il modo di onorare attraverso un rito e non solo con un monumento o delle strutture fisiche. Mi interessa realizzare degli edifici ma anche molto altro, perché dobbiamo capire che l’architettura va al di là coinvolgendo anche un sacco di altre cose.

Credo che per lei l’architettura abbia una forte valenza in termini di lessico.

È importantissimo capire l’architettura come linguaggio come è altrettanto incredibilmente importante sviluppare nuove espressioni che riguardano altre identità ibride o territori differenti, architetture diverse da quelle che abbiamo ereditato. L’architettura esprime e detta ciò che siamo, ci organizza e ci fa capire cosa siamo. Un’estensione di noi stessi che include molti livelli.

Chi sono gli architetti dai quali trae lezione?

Quelli che esprimo il mondo differente da cui provengono, come Isamu Noguchi, Zaha Hadid, David Adjaye, B.V. Doshi o Francis Alys, che offrono una prospettiva diversa per ciò che sono, per la loro provenienza geografica, la loro origine e cultura. Oppure gli italiani del periodo Anni 60 – Superstudio, Massimo Scolari – perché aggiungevano una vivacità e una moltitudine di canali diversi per fare architettura.

dove: Serpentine Galleries, Kensington Gardens, Hyde Park. Fermata metropolitana South Kensington 
quando
: Dall’11 giugno al 17 ottobre 2021

serpentinegalleries.org

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Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/architettura/serpentine-2021-counterspace/

Autore dell'articolo: living.corriere.it