A casa del Dj Stephan Jolk

Con cosa hai iniziato il live? Narciso, di David August. Con cosa hai chiuso? Con il mio edit di Believe, di Traumprinz. Venezia 2020, Stephan Jolk, produttore musicale e Dj con la musica al centro di tutto, è sull’altana di un palazzo affacciato sul Canal Grande per Unity Live, il progetto internazionale di charity prodotto da Afterlife. Venezia, nel sorvolo dei droni e dei gabbiani, è cristallizzata. Il suono avvolge un silenzio irreale tanto da immaginare che persino John Ruskin potrebbe essere passato di lì per ricontare le sue pietre.

Se non masticate il magma incandescente dell’elettronica contemporanea, possiamo glossare noi: Stephan Jolk è una supernova della scena contemporanea, Afterlife è la casa discografica, David August e Traumprinz sono dei produttori di assoluto spessore. Poi, certo, c’è anche quel Believe: «Believe in me, che poi è credere che, anche in un momento complesso come quello che stiamo vivendo, la musica, la mia musica, sia ancora in grado di emozionare». Era il mese di giugno. A distanza di quasi un anno incontriamo Stephan Jolk a Milano, in una casa, anzi «in uno studio che a tratti può anche essere una casa», corregge lui, che ricorda la carena di una nave dove tutto è a misura. Della luce, dello spazio, dell’incontrarsi e rifugiarsi, dell’esserci e del nascondersi in un mondo fatto di suoni e racconti visivi, conquistato centimetro dopo centimetro.

Stephan che ci racconta di aver scoperto la passione per la techno nel 2013, al primo evento Robot Heart a New York. Stephan che confida di essersi barricato per anni in uno studio a Milano, partendo dai più basici tutorial su YouTube. Stephan che nel 2019 invia i primi dischi al duo Tale of Us che da anni domina la scena elettronica. Stephan che lo scorso mese ha appena rilasciato New Era, il suo secondo album su Afterlife.

E, ancora, Jolk che ci confida un’anteprima del suo ultimo progetto: «Un dj set in piazza Duomo, Milano. Niente o pochi droni. Io, solo alla consolle, nella penombra della luce notturna, e il Duomo che sovrasta. Sarà un qualcosa di epifanico: perso un anno di contatto con il pubblico, siamo tutti alla ricerca di nuove forme con cui comunicare attraverso la musica, di un nuovo catalizzatore di sentimenti più intimi, più veri».

Foto Max Zambelli

Foto Max Zambelli

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Alle sue spalle, mentre conversiamo attorno a un grande tavolo nero, si intravede quel cubo perfetto che racchiude il cuore della casa: «È la Music Box, la mia scatola insonorizzata di composizione e registrazione dove passo in un flusso continuo le ore del giorno e della notte. Tutto il progetto della casa ruota intorno a questo spazio. Quando è partito il cantiere, la prima cosa che abbiamo installato è stata la Box. Per mesi ho lavorato alla mia musica, insieme alle maestranze che completavano i lavori». Il progetto, come racconta m2atelier, lo studio di architettura a cui è stata affidata una complessa operazione di tabula rasa che ha lasciato lo spazio completamente vuoto e scandito unicamente dalla maglia strutturale dei pilastri, «nasce come una partitura architettonica per un artista musicale».

Legno e metallo sono i protagonisti assoluti, dal parquet in rovere desaturato al soffitto, foderato da listelli removibili, all’infilata di pannelli in acciaio acidato che danno vita a quella che m2atelier definisce «una navata laica sulla quale si affacciano tutti gli ambienti della casa». Jolk in questa casa-studio dalle ampie finestre a vetro unico compone, sperimenta, cuce percorsi sonori, pensando a un futuro prossimo dove poter riunire quel «melting pot di artisti di ogni genere che mi permette di condividere ispirazioni e visione».

Nell’immensa zona studio, con doppio affaccio sulla città, lo spazio non manca: è rigoroso, contemporaneo, privo di segni non essenziali. Poi, certo, c’è anche la zona dove la vita riprende i suoi ritmi. Le camere da letto, la grande pedana in legno che fodera la stanza d’ingresso alla Music Box. «Vuoi vederla?». Ed eccoci lì, all’interno di un Ufo, dove solo i passi sembrano l’eco di una Life on Mars. Un unicum (a Milano).

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Fonte: https://living.corriere.it/case/minimal/dj-stephan-jolk-casa-milano/

Autore dell'articolo: living.corriere.it