Triennale di Milano: 10 curiosità da sapere

La Triennale di Milano è una delle istituzioni culturali più importanti a livello internazionale, nata con l’obiettivo di stimolare l’interazione tra industria, mondo produttivo e arti applicate, ma è anche stata la “casa” di alcuni tra i più famosi architetti, artisti e designer che qui hanno esposto le proprie opere. È poi luogo di ritrovo e vero e proprio motivo di vanto per tutti i cittadini milanesi (e non solo). Un luogo con una storia quasi centenaria (sic), che fin dai primissimi anni è stata un saldo punto di riferimento nella vita culturale ed economica del Paese.

Produzioni di alto livello, con grandi mostre (l’ultima, imperdibile, dedicata a Enzo Mari), attività didattiche, convegni, seminari, workshop, eventi e iniziative speciali hanno segnato la sua storia, fatta non solo di design ma anche di arte, architettura, moda, cinema, comunicazione e società. Ci sono alcune curiosità che non tutti conoscono sulla sua nascita e sul suo sviluppo, come per esempio che non è nata nel capoluogo lombardo. E allora vediamo insieme 10 fatti poco noti sulla Triennale di Milano.

Triennale di Milano

© Claudia Beretta

10 cose da sapere sulla Triennale di Milano

1 – Non tutti sanno che la Triennale di Milano non è nata a Milano, come si potrebbe pensare, bensì a Monza nel 1923. Inizialmente si chiamava Biennale delle arti decorative e nella Villa Reale della città brianzola si sono tenute nel 1925, nel 1927 e nel 1930 la seconda, la terza e la quarta edizione. Solo dieci anni dopo la rassegna è stata trasferita a Milano e sotto la guida di Gio Ponti e Mario Sironi ha preso vita la “nuova” Triennale.

2 – Avete mai notato cosa c’è scritto sull’arco centrale dell’entrata principale della Triennale di Milano? “Palazzo dell’arte fondazione Bernocchi”. A progettare l’edificio che è diventato sede della rassegna, infatti, è stato l’architetto Giovanni Muzio, che nel 1933 ha completato la costruzione di quello che oggi conosciamo come Palazzo dell’Arte. Anche se non è sempre stato questo il suo nome.

3 – Inizialmente l’edificio è stato chiamato Palazzo Bernocchi, in virtù del contributo della famiglia Bernocchi alla costruzione del palazzo. Antonio Bernocchi, infatti, insieme ai fratelli Michele e Andrea, già consapevoli dell’importanza che avrebbe avuto il design per le industrie italiane, nel 1930 ha donato al Comune di Milano cinque milioni di lire per la costruzione del palazzo dell’Esposizione Triennale Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne e dell’Architettura Moderna, che venne inaugurato ufficialmente nel 1933.

Quando vi capiterà di tornarci buttate un occhio all’incisione al secondo piano, che recita: “Al Senatore Antonio Bernocchi che, a ideale coronamento di una vita operosa, volle legare il suo nome ad una grande istituzione cittadina, il Comune di Milano, tradotta in atto la volontà del munifico donatore con generoso concorso dei fratelli Michele e Andrea Bernocchi dedica questo palazzo dell’arte”.

4 – Il Palazzo dell’Arte è stato espressamente concepito per ospitare grandi manifestazioni e attività museali: 12mila metri quadri di sale espositive e spazi dedicati al pubblico nel cuore di Milano, fanno dell’edificio di Muzio una delle principali espressioni dell’architettura razionalista, caratterizzato dalla pulizia delle linee e l’equilibrio dei volumi. Il risultato è un edificio prestigioso, modulare e flessibile.

5 – Nel 1933 Muzio aveva deciso di suddividere il palazzo in tre settori: gli uffici, la zona espositiva e il Loisir, in cui c’erano anche un ristorante con la sala da concerti e altri spazi destinati al pubblico. Ma nel 1943, durante l’occupazione nazista in Italia, il ristorante è stato trasformato in un circolo ricreativo per gli alti ufficiali tedeschi e ha preso il nome di Ballhaus, cioè “sala da ballo” (tenete a mente perché dopo ci torniamo) in tedesco.

6 – Ma torniamo al ruolo che ricopriva l’esposizione. E cioè quello di farsi promotrice dell’innovazione dei singoli modi di pensare, portando esperienze di culture e lingue diverse in un solo posto e tempo. Obiettivo, questo, che è stato manifesto si dall’inizio, tanto che già nell’edizione del 1933 artisti come Giorgio De Chirico, Mario Sironi, Massimo Campigli e Carlo Carrà vi hanno partecipato esponendo le loro pitture murali.

7 – L’attenzione alla realtà contemporanea ha coinvolto la Triennale anche nell’opera di ricostruzione post-bellica, durante la quale ha assunto un ruolo preminente nella realizzazione del quartiere QT8 di Milano, insieme a Piero Bottoni. Proprio da questa esperienza è nato l’interesse per la pianificazione urbanistica e le innovazioni tecnologiche applicate all’edilizia, che sono stati uno dei temi fondamentali degli Anni 50. Negli stessi anni la Triennale diventa un punto di riferimento per il design industriale, ospitando, tra le tante, anche le esposizioni del Premio Compasso d’oro.

Triennale Milano

© Claudia Beretta

8 – Dal 2007 ospita il Triennale Design Museum, il primo museo del design italiano, all’interno del quale ci sono due spazi permanenti: il Teatro Agorà, progettato da Italo Rota, e il CreativeSet, progettato da Antonio Citterio. Nel primo, interamente realizzato in legno, si svolgono eventi, conferenze, e performance. Il secondo è destinato a mostre temporanee ed eventi dedicati alla promozione e valorizzazione del design contemporaneo.

9 – All’interno della Triennale c’è anche un teatro. È il Teatro dell’Arte, progettato da Gualtiero Galmanini con Giovanni Muzio e situato al piano seminterrato. Questo spazio è stato concepito per ospitare rappresentazioni di arte sperimentale, riunioni, conferenze e proiezioni cinematografiche. Il numero di posti? 499 distribuiti nella platea inclinata, nella balconata che la circonda e nella gradinata ad anfiteatro.

10 – Il Palazzo dell’Arte “nasconde” al suo interno una sala da ballo con annesso giardino – l’attuale discoteca Old Fashion – che negli Anni 60 diventa la succursale del famoso locale romano Piper Club. Tanti grandi nomi della musica italiana, tra cui Patty Pravo e Lucio Dalla, si esibiscono nel locale. Ma è il 23 giugno del 1968 che il locale entra nella leggenda musicale con il primo concerto di Jimi Hendrix: dentro oltre mille persone assistono alla sua performance, fuori una folla in delirio tenta di entrare nel locale.

dove: Viale Emilio Alemagna, 6 – Milano
orari: la Triennale di Milano resterà chiusa al pubblico fino a nuove indicazioni; i Virtual Tour di Triennale sono in programma i giovedì e i venerdì alle ore 19.00 e le domeniche alle ore 17.30 e permettono di visitare online la mostra Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli o il Museo del Design Italiano.
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Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/architettura/triennale-milano/

Autore dell'articolo: living.corriere.it