Tiktoker Vs Millennial, generazioni e case a confronto

C’è una querelle che va avanti da tempo e che vede due generazioni a confronto: la Gen Z e i Millennial. Più che un confronto è uno scontro che vede i primi, cioè i ragazzi nati tra il 1996 e il 2012, “dichiarare guerra” ai secondi, i nati tra il 1982 e il 1995. O meglio: più che criticare loro direttamente, se la prendono con la loro cultura, fatta di avocado toast, case di Harry Potter, piante dappertutto e ricerche su quanto fossero meglio gli Anni 90.

Il tutto avviene naturalmente sulla piattaforma social nata e cresciuta con (e grazie a) i giovani della Gen Z: TikTok. Prolificano video e commenti in cui i tiktoker blastano (“zittiscono” in gergo social) letteralmente i Millennial per le loro abitudini, il loro modo di comportarsi e di parlare, i loro interessi.

«Sono preoccupati per la loro casa di Harry Potter, ma vivono in un monolocale… vi preoccupate per le case sbagliate», scrive un’utente, cui un altro risponde con: «Stai tranquilla che questo post non lo vedranno nemmeno. Sono troppo occupati a leggere articoli di BuzzFeed sul perché gli Anni 90 fossero migliori».

Certo, lo scontro è impari se pensiamo che il 41% degli utenti di TikTok ha fra i 16 e i 24 anni. I Millennial, d’altra parte, sono più avvezzi ad altri social network come Facebook – anche se sempre meno – e Instagram, dove peraltro amano pubblicare foto della loro casa.

Ed eccoci al punto: quali abitudini legate alla casa hanno i Millennial e i tiktoker, e più in generale i ragazzi della Gen Z? Cosa non può assolutamente mancare negli spazi che abitano? Anche qui: il confronto è impari considerando che i tiktoker, proprio perché molto giovani, vivono ancora con i genitori.

Ma è interessante capirne la mentalità e approfondire un fenomeno che sta prendendo piede molto in fretta. E cioè quello delle cosiddette collab houses, delle sorte di comuni in cui più creator vivono insieme per un certo periodo di tempo, in modo più o meno fisso, con l’obiettivo di produrre contenuti a tempo pieno. Ma ci arriviamo.

Stylish bedroom witch trendy single speed bike leaning at a cabinet and a laptop on bed.

Millennial: basta che funzioni (su Instagram)

Cominciamo dai Millennial. Abbiamo parlato di recente della loro nuova mania per il micro-giardinaggio e, in effetti, quella di prendersi cura di un angolo verde in casa è una tendenza molto diffusa, antecedente ai vari lockdown che ne hanno solo amplificato i benefici.

Piante, piccole o grandi poco importa, basta che siano un po’ ovunque e che rendano belli – diciamo pure “instagrammabili” – gli ambienti. «I Millennial prediligono l’estetica alla funzionalità, perché la loro è la prima cultura dell’immagine e dei social network. La generazione prima non ce li aveva, comprava un oggetto unicamente per la sua utilità. Oggi invece oltre che utile deve essere bello, fino al paradosso che può essere anche bello e non utile».

A parlare è Gaia Spizzichino, editor della pagina Instagram Normalize Normal Homes, che ruota proprio attorno alle case instagrammabili ma con un chiaro obiettivo: anteporre sempre la (dura) realtà alle rappresentazioni irrealistiche talvolta diffuse da brand, influencer e magazine di arredamento.

Foto Erdark

Foto Erdark

In effetti, a ben vedere, le case dei Millennial sono un tripudio non solo di piante, ma anche di candele, coperte e cuscini, libri, luci, tappetini yoga – «anche se magari non li si usa» – e pampas. «I Millennial sono la prima generazione a essere andata a vivere da sola prima del matrimonio – ci spiega Gaia –. Sono ragazzi che non sono sposati, magari lavorano o studiano, ma già vivono da soli. Le loro case quindi a volte sono un po’ arrangiate e low budget, perché sono cambiate le voci di spesa e l’abitare in generale: alla credenza antica si preferisce un bel viaggio, dai quadri si è passati alle stampe. La cosa che noto però è che si sono tutti conformati a livello globale su un’unica estetica: stesse candele, stesse piante, stesse lampade».

Qualcuno ha esplorato i neon, che hanno avuto il loro momento ma non sono diventati poi così mainstream, così come la carta da parati, fenomeno piuttosto di nicchia che però «è rimasto all’interno della cerchia dei bastioni di Milano, l’Italia reale è un’altra». Ciò che mette d’accordo tutti, infine, è la presenza di luce naturale: ce ne deve essere tanta, ancor più dal momento che oggi si lavora da remoto. Che sia quindi un lascito della pandemia? Staremo a vedere.

Vivere insieme è meglio, se sei un tiktoker

Per la GenZ la musica cambia completamente. In primis perché nella maggior parte dei casi vivono ancora con i genitori, in secondo luogo perché, come si diceva, sta spopolando il fenomeno delle comuni. Cioè case prese in affitto che diventano collettivi di content creators.

Una delle prime è stata la Hype House, una villa con piscina in una strada privata su una collina di Los Angeles, che da dicembre 2019 ospita un gruppo di tiktoker: alcuni ci vanno quando possono, altri ci vivono a tempo pieno.

L’idea non è nuova, vi ricorderete le content houses degli Youtuber ma i vantaggi sono più o meno gli stessi: stando a stretto contatto tra loro, i tiktoker riescono a farsi venire più idee per i propri video ed entrando gli uni nei canali degli altri si fanno conoscere a un maggior numero di persone.

Anche dal punto di vista psicologico pare sia di grande aiuto vivere con altri ragazzi che fanno lo stesso mestiere – se così si può chiamare – proprio perché non è scontato sapere gestire una fama improvvisa come quella che può derivare da TikTok.

Ma quali sono le caratteristiche che queste case devono avere? Sicuramente tanta luce naturale, spazi aperti ma ben protetti da occhi indiscreti, molti specchi che possono tornare utili per qualche effetto ottico, bagni grandi (diversi video vengono girati lì), pochi mobili che rischiano di essere d’intralcio, terrazzi e scalinate come plus.

Infine, la piscina sembra essere un must: no pool, no TikTok. In Italia, uno dei primi esperimenti sull’onda di quelli americani si trova a Milano ed è firmato da Web Stars Channel. Si chiama Defhouse e ci vivono otto giovani influencer che coltivano il proprio talento (e che raggiungono insieme 16 milioni di persone).

Anche qui tutto sembra essere pensato per essere esteticamente cool e sopra le righe. Gli interni rimandano al design Anni 80, i colori e i decori sono decisamente pop, c’è il neon un po’ ovunque ed è letteralmente tutto brandizzato. L’appartamento è stato messo a disposizione dei ragazzi – che quindi l’hanno trovato così com’è – con l’obiettivo di essere la casa dei sogni della Gen Z.

Defhouse

Foto Simone Furiosi

La casa del futuro della Gen Z

Abbiamo pensato di chiedere agli inquilini come si immaginano la loro casa del futuro e cosa non può assolutamente mancare. Marco e Jasmin concordano sul fatto che ci deve essere uno spazio dedicato solo ed esclusivamente alla musica, con un bell’impianto stereo, pareti insonorizzate e magari un piccolo studio di produzione.

Davide è della stessa idea: «Vorrei una stanza con un pavimento né troppo duro né troppo morbido dove poter ballare, con casse di ogni tipo sulle pareti per ascoltare la musica sparata nelle orecchie». Yusuf alla musica preferisce una camera piena di caramelle di tutti i gusti e colori e, cosa più fattibile, come dice lui, una grande cabina armadio per stiparci scarpe e vestiti.

Simone vorrebbe ci fossero i led, da poter regolare in base al mood e all’atmosfera, e da sincronizzare con l’impianto audio. Anche Alessia concorda sul led, a forma di sole, ma più di tutto ci dovrà essere «una cucina colorata, super particolare e allegra che mi dia positività».

Florin invece si immagina dei pesi per allenarsi in casa, dei libri sulla storia del cinema e una tv al solo scopo di guardare e studiare la storia dei film. Infine Tommaso, che ha le idee chiarissime: «In casa mia non potranno mancare una doccia grande, due macchine per il caffè, una all’antica e una super moderna, e un boa gigante».

Ma quello delle comuni è un fenomeno che coinvolge una ristretta parte di giovani tiktoker. La regola è un’altra. E cioè quella di produrre contenuti dalla propria cameretta, ancora in casa con i genitori. Qui vediamo che nella maggior parte dei casi sono il contenuto o la performance ad avere importanza, più che il contesto o lo sfondo dei propri video.

Tant’è che spesso e volentieri vengono allestiti dei veri e propri set con luci e attrezzatura per un risultato perfetto. Perché i 15 secondi di video che noi vediamo, spesso richiedono fino a un’ora di preparazione. Tra le cose più ricorrenti ci sono foto polaroid appese sullo sfondo, ancora neon, muri colorati e tanti brand di moda ben in vista. Il design non sembra essere un tema che li tocca. O almeno, non ancora.

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Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/lifestyle/tiktoker-millennial-casa/

Autore dell'articolo: living.corriere.it