Crespi d’Adda storia del villaggio operaio da 25 anni patrimonio Unesco

Bifore e ornamenti accolgono i visitatori nella città ideale di Crespi d’Adda, un villaggio industriale fondato dagli famiglia di industriali  del tessile, dal 1995 patrimonio Unesco. Tutto intorno al cotonificio ottocentesco, cancellate in ferro battuto dipinto di rosso e con decorazioni floreali.

Le case degli operai progettate sul modello inglese vicine a un cimitero di gusto eclettico che sembra uscito da un racconto di Dylan Dog. Architettura d’eccezione e archeologia industriale a Capriate San Gervasio, a pochi chilometri da Bergamo, il villaggio operaio di Crespi d’Adda si prepara a festeggiare i 25 anni dall’inserimento tra i siti della World Heritage List Unesco.

Crespi d’Adda, la storia

L’insediamento di Crespi d’Adda fu realizzato a cavallo tra Otto e Novecento dalla famiglia di industriali cotonieri Crespi, quando in Italia nasceva l’industria moderna. Cristoforo Benigno Crespi diede vita, insieme alla famiglia, agli opifici di Vaprio, Vigevano e Ghemme.

Nel 1878 fondò lo stabilimento di Crespi d’Adda, introducendo i più moderni sistemi di filatura, tessitura e finitura. Era l’epoca dei grandi capitani d’industria illuminati, al tempo stesso padroni e filantropi, ispirati a una dottrina sociale che li vedeva impegnati a tutelare la vita dei propri operai dentro e fuori la fabbrica.

Cristoforo Crespi, individuata un’area favorevole in prossimità del fiume Adda, vi impiantò la filatura del cotone, avviata il 25 luglio 1878. “Una vera manna caduta dal cielo” – scrisse un parroco. I 5.000 fusi iniziali vennero presto raddoppiati e in seguito, con ulteriore impressionante progressione, portati fino ad 80.000.

Con i reparti tessitura e tintoria, creati rispettivamente nel 1894 e 1898, il cotonificio assunse grandiose proporzioni, arrivando a dare occupazione a 4.000 lavoratori. Accanto all’opificio, sorse in gradualmente anche il villaggio (completato da uno dei figli di Cristoforo, Silvio Benigno, verso la fine degli Anni 30 del Novecento) trasformando l’area in una vera è propria “città ideale del lavoro”.

L’obiettivo era fornire a tutti i dipendenti una villetta, con orto e giardino, e tutti i servizi necessari alla vita della comunità: chiesa, scuola, ospedale, dopolavoro, teatro, bagni pubblici. Nel tempo, Mario Crespi, figlio di Benigno, ereditò cotonificio e azienda elettrica e fu, tra l’altro, proprietario del Corriere della Sera per un lungo periodo a partire dal 1882.

Oggi, il villaggio di Crespi ospita una comunità in gran parte discendente degli operai che vi hanno vissuto o lavorato; e la fabbrica stessa è rimasta in funzione fino al 2003, sempre nel settore tessile cotoniero.

Crespi d'Adda, Sala caldaie - Courtesy Archivio Storico di Crespi d'Adda

Courtesy Archivio Storico di Crespi d’Adda

L’architettura: tra Art Nouveau e Neodecadentismo

Luogo ricco di fascino sia con il sole sia con la pioggia, il villaggio Crespi è un modello di urbanistica e costituisce il gioiello meglio conservato dell’Europa meridionale. Per gli appassionati di architettura e fotografia, è bello passeggiare tra le costruzioni storiche, catturando dettagli in cotto o ferro battuto.

Simbolo del villaggio operaio di Crespi d’Adda è un rosone, una stella a otto punte con al centro un cerchio. Ma al flâneur attento non possono sfuggire le finestre goticheggianti e i bugnati di sapore rinascimentale. La caccia al tesoro sembra interminabile e racconta, pietra su pietra, la storia dell’industria italiana di fine Ottocento.

L’aspetto urbanistico del villaggio, datato 1878, è straordinario. La fabbrica è situata lungo il fiume Adda, accanto si trova il castello della famiglia Crespi, simbolo del potere e monito per chi vi giunge da fuori. Il progetto architettonico è firmato dall’architetto modernista Ernesto Pirovano, già autore del palazzo Crespi di via Borgonuovo a Milano, e da Gaetano Moretti. La ricerca espressiva dei due progettisti puntava a mixare il rigore di un edificio industriale, fondendo lo stile floreale dell’Art Nouveau e il Neodecadentismo di provenienza austriaca.

barbara gerosa crespi cancello bis

Foto Barbara Gerosa, 2017

Sono molteplici gli itinerari architettonici da seguire a caccia di gioielli di archeologia industriale: a partire dalla ciminiera che sorge sopra un portale ad archi acuti, con paraste e capitelli a foglie d’acanto, sormontato da pinnacoli, con fiori, riccioli e foglie, opera di Alessandro Mazzuccotelli, massimo artigiano del ferro battuto nel liberty italiano. Le due palazzine simmetriche di impostazione dechirichiana presentano elaborati decori e finestre a bifora.

La chiesa è stata disegnata sul modello del Tempio di Bramante di Santa Maria in Piazza, a Busto Arsizio, città natale dei fondatori della società. La costruzione iniziò nel 1891. Il castello è opera del Pirovano, e fu terminato nel 1897. Il cimitero è dominato dal mausoleo, una struttura in stile Art Nouveau progettata da Gaetano Moretti. Con il suo stile eclettico, è monumento nazionale: al suo interno la cappella Crespi, una torre-piramide di ceppo e cemento decorata si erge sopra le tombe operaie: piccole croci disposte ordinate nel prato all’inglese.

Crespi d’Adda è stato il primo paese in Italia ad essere dotato di illuminazione pubblica, per mezzo del sistema Edison, cioè con lampadine a incandescenza e, nel 1892, della prima linea telefonica privata, che collegava la residenza milanese dei Crespi con il villaggio.

La curiosa vicenda Unesco

Era il 5 dicembre 1995 quando a Berlino, nella riunione del Comitato per il Patrimonio dell’Umanità, si annunciava che, insieme a Siena, Ferrara e Napoli, anche il villaggio operaio di Crespi d’Adda veniva inserito nella World Heritage List. Si trattava, allora, dell’undicesimo sito in Italia, il terzo in Lombardia ed il quinto al mondo per l’archeologia industriale.

La motivazione: “Un esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, che vide la luce in Europa e nell’America del Nord tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, espressione della filosofia predominante tra gli industriali illuminati nei riguardi dei loro operai”.

Ma dietro le quinte dei proclami ufficiali, la storia della candidatura ha dell’incredibile. L’impresa si deve all’iniziativa di alcuni giovani universitari locali, riuniti nel goliardico “Centro Sociale Fratelli Marx”. Nel 1993, infatti, al fine di tutelare il villaggio operaio dall’aggressione di una spregiudicata speculazione edilizia, elaborarono un progetto “di rivoluzione culturale per Crespi d’Adda”, all’interno del quale era previsto, oltre ad una serie di azioni di promozione e sviluppo culturale e turistico, l’ambizioso progetto di presentare la necessaria documentazione per l’inserimento del sito nella Whl.

Una vicenda alquanto singolare, tanto da diventare protagonista di un libro che vedrà la luce la prossima primavera. «Voglio raccontare come andarono realmente le cose in quegli anni», dichiara l’autore e testimone dell’impresa Giorgio Ravasio, che continua: «Molti si sono arrogati meriti non propri e molti che osteggiarono la nomination sono poi saliti sul carro dei vincitori. Nel mentre, ai veri eroi di questa esperienza non sono mai stati riconosciuti i meriti di questo risultato incredibile. Sarà l’occasione per fare chiarezza su un periodo importantissimo della nostra storia».

Crespi d'Adda, Panorama dal belvedere - Foto Walter Carrera, Associazione Crespi d'Adda

Courtesy Walter Ferrara, Associazione Crespi d’Adda

Visite, orari e iniziative speciali

Il villaggio operaio è oggi un importante polo culturale, aperto al pubblico, con le modalità consultabili sul sito ufficiale e riportate in fondo a questo articolo. A festeggiare l’anniversario dell’inclusione nel patrimonio Unesco, saranno nel 2021 alcune iniziative che si affiancheranno al normale programma di visite e di apertura del sito.

Centro nevralgico è l’Associazione Crespi d’Adda. Ecco gli appuntamenti previsti: a marzo, inaugurazione del Museo Multimediale, realizzato all’interno degli spazi dell’Unesco Visitor Centre. Maggio vedrà l’apertura al pubblico dell’Archivio Storico con la presentazione delle iniziative di tutela, conservazione e divulgazione realizzate in collaborazione con Fondazione Legler e la presentazione del libro fotografico Memorie dal futuro.

Da settembre a dicembre, si terrà invece una rassegna cinematografica all’interno del teatro. A ottobre prende avvio la terza edizione di Produzioni Ininterrotte, Festival di Letteratura del Lavoro, mentre a novembre sarà possibile partecipare al Caffè letterario dedicato all’industria e al lavoro, un ciclo di cinque incontri con letture e dibattiti.

dove: Crespi d’Adda, Capriate San Gervaso, Bergamo
quando: Crespi d’Adda è visitabile tutti i giorni dell’anno prenotando una guida al numero 02/90939988 oppure inviando una mail a info@crespidadda.it. Covid permettendo, a partire dal mese di marzo e fino a tutto novembre, ogni domenica e giorno festivo verrà aperto un punto informazioni che distribuisce mappe e organizza visite guidate anche senza prenotazione. La visita parte dall’Unesco Visitor Centre, nell’edificio delle Scuole Asilo S.T.I., Corso Alessandro Manzoni 18, dove si trova, oltre alla biglietteria, il Museo Multimediale, l’Archivio Storico, il Bookshop e le Aule Laboratoriali

villaggiocrespi.it

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Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/architettura/crespi-dadda-villaggio-operaio/

Autore dell'articolo: living.corriere.it