La Rimini di Federico Fellini

«Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo moto aperto del mare». La definiva così la sua Rimini, il grande Federico Fellini. Un amore viscerale sempre dichiarato per una città rimasta in lui costante fonte di ispirazione.

Nato nel 1920, il regista ha dato origine addirittura ad un aggettivo, quel ‘felliniano’ – entrato nell’uso comune della lingua a descrivere qualcosa di grottesco, caricaturale, onirico e di grande suggestione. Nel 1939 il regista lascia la sua Rimini per trasferirsi a Roma.

Ma la città di mare lo accompagnerà per sempre: soprattutto nelle scene più celebri di alcuni film, da Amarcord a 8 e ½: è infatti Rimini, ad esprimere l’universale idea di bellezza del Maestro. Avrebbe compiuto cento anni in questo complicato 2020, e chissà che ne avrebbe detto, vista la sua proverbiale sagacia.

Insieme al fotografo Francesco Dolfo siamo andati alla scoperta dei luoghi felliniani per antonomasia, dal Grand Hotel simbolo della Belle Époque al mitico cinema Fulgor, fino al celebre Teatro Galli e a Piazza Tre Martiri al molo, in un itinerario speciale che intreccia produzione artistica e vita privata.

Cominciamo allora con il Grand Hotel, cinque stelle che più leggendario non si può: ogni volta che tornava a Rimini, il regista soggiornava nella suite 316, rimasta intatta. Inaugurato nel 1908, è il simbolo per eccellenza della Belle Epoque, dello sfarzo e dei desideri proibiti.

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Esterno Liberty del Grand Hotel – Foto Francesco Dolfo

Una vera e propria favola di ricchezza, lusso e ostentazione orientale. Amarcord, uno dei film più celebri, fu girato in gran parte qui. Nel suo libro, La mia Rimini, Fellini lo descrisse così: «Delitti, rapimenti, notti di folle amore, ricatti, suicidi, il giardino dei supplizi, la dea Kalì: tutto avveniva al Grand Hotel. Nelle sere d’estate diventava Istanbul, Bagdad, Hollywood».

Oltre a questo luogo simbolo, il centenario si rivela anche l’occasione perfetta per offrire ai visitatori un percorso felliniano indimenticabile: dalle sale restaurate del quattrocentesco Castel Sismondo, al famosissimo Cinema Fulgor in Corso d’Augusto 162, dove Fellini vide il suo primo film, Maciste all’inferno e scoprì la magia della settima arte.

È qui che Titta, il protagonista di Amarcord, tenta goffamente di sedurre la Gradisca. Riportato all’antico splendore nel 2018 con l’allestimento scenografico del tre volte premio Oscar Dante Ferretti, si può dire che il Fulgor è la meta principale di un tour riminese che si rispetti: dentro, c’è anche la Casa del Cinema, con open-space per consultazioni archivistiche e un mini-cinema che proietta non-stop i film del Maestro.

E poi ancora, il Teatro Galli, appena restaurato e il Borgo di San Giuliano, rievocato ne I Clowns, un insieme di piazzette, vicoli e case sulle cui facciate sono dipinti murales che riproducono personaggi e scene più celebri. Non possiamo che chiudere con una puntatina alla Palata: il molo di Rimini che in Amarcord è il teatro delle scorribande motociclistiche di Scureza e l’emblema de I Vitelloni, che si ritrovavano spacconi più che mai davanti al mitico Grand Hotel. Non vi resta che organizzare il vostro weekend da queste parti. Sarà felliniano, e indimenticabile.

Francesco Dolfo ha scattato le foto di questo mini-tour con l’ausilio di Huawei P40 Pro, quattro Fotocamere Leica Ultra Vision, Zoom 50x con tecnologia Super Sensing per catturare più luce e dettagli e lente cinematografica con AI per video professionali.

Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza: «Devo dire che a livello fotografico fa foto bellissime in qualsiasi condizione di luce. Di giorno poi mi ha impressionato positivamente lo zoom. Con tutti i telefoni quando zoommi perdi definizione, invece con questo Huawei no, o ne perdi molto meno. Di sera poi ha un algoritmo che ti permette di catturare dei momenti stupendi. Ho provato a fotografare la luna e la foto è riuscita spettacolare, se si pensa che ho usato un telefono». Missione compiuta, dunque.

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Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/lifestyle/la-rimini-di-federico-fellini/

Autore dell'articolo: living.corriere.it