I caratteri speciali di Aldo Novarese

Li diamo per scontati, quando leggiamo le insegne dei negozi o i titoli dei giornali. Tutti quei caratteri che, con le loro curve e linee, riempiono le pagine dei libro o il monitor di un computer, sembra esistano da sempre. Eppure dietro ciascuno c’è una storia e un progettista che li ha pensati e disegnati. Aldo Novarese è uno di loro.

E in occasione del centenario dalla sua nascita, l’archivio tipografico di Torino ha lanciato una campagna di crowdfunding, sulla piattaforma Kickstarter, per ripubblicare il suo libro del 1964, Alfa-Betauna delle poche opere scritta da un praticante della disciplina e non da un teorico –, utilizzando gli impianti originali, restaurati e digitalizzati, della prima edizione.

© Famiglia Argentero Novarese

© Famiglia Argentero Novarese

Una sorta di summa dell’immenso lavoro di Novarese, che nel libro ripercorre anche la storia della scrittura e l’evoluzione del carattere. Appassionato di pittura, fotografia e scrittura, cominciò quando aveva sedici anni in una delle fonderie di caratteri più importanti d’Italia, che fabbricava anche macchine da stampa, la Nebiolo di Torino.

Lì iniziò sotto la guida del maestro Alessandro Butti, a cui nel 1952 successe nella direzione artistica. Fino al 1975, quando la situazione di crisi dovuta all’avvento di nuove tecniche di stampa determinò l’ingresso di un nuovo azionista all’interno della società, la FIAT, che decise la chiusura delle Fonderie Ghisa e cessò la produzione di caratteri da stampa.

Da quel momento lavorò in proprio per clienti quali Agfa, Berthold, Haas, ITC, Mecanorma, Photo Typositor, Reber, Tygra e Visual Graphics. Durante la sua carriera alla Nebiolo, Novarese produsse una trentina di caratteri declinata in un centinaio di stili, a cui se ne aggiunsero almeno una settantina nel periodo di libera professione.

© Archivio Tipografico

© Archivio Tipografico

«Non si può negare la sua maestria nel disegnare, fotografare, modellare – ricorda Piero De Macchi, type designer con cui Novarese ha lavorato dal 1956 –. Ma il suo vero mestiere, dove si esprimeva rapidamente con genialità e sicurezza, era proprio il disegno delle lettere. Affrontava la richiesta di un nuovo progetto schizzando a matita o anche a pennello le possibili soluzioni su fogli volanti che poi distruggeva».

«Da lui ho imparato soprattutto a osare – continua De Macchi – a tener conto dei pareri negativi, ma a infischiarmene se sono convinto della mia idea, a osservare, a vedere il bello e gustarlo, a non tener conto della fatica, a verificare e controllare bene il mio lavoro prima di considerarlo concluso. E che un lavoro di type design non è mai finito»

© Famiglia Argentero Novarese

© Famiglia Argentero Novarese

La tecnica e la genialità di Novarese sono raccolte nei due volumi, concepiti per facilitare l’insegnamento, Alfa-Beta e Il segno alfabetico, entrambi editi da Progresso Grafico in diverse edizioni e con contenuti aggiuntivi.

La campagna di crowdfunding mira alla ristampa fedele alla prima edizione di Alfa-Beta, con prefazione di Enrico Tallone che contestualizza l’opera nel momento in cui è uscita e ne evidenzia la rilevanza attuale.

Nel team che ha curato la ci sono Archivio Tipografico e Studio 23.56, Lorenzo Bolzoni, senior designer per Bao Publishing, e Matilde Argentero, designer e seconda nipote di Novarese. In accompagnamento un fascicolo con la traduzione dei testi, per la prima volta in inglese.

© KLAK

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Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/design/aldo-novarese-libro-alfa-beta/

Autore dell'articolo: living.corriere.it