La sostenibile leggerezza della trasformazione

Un interno luminoso, perfetto per rilassarsi con un libro ma che si presta a essere invaso dagli amici, magari per una spaghettata improvvisata sull’infinito bancone della cucina. La progettista Elena Martucci per questo progetto ha scelto la cifra della leggerezza, non quella superficiale e nemmeno di segno minimale, ma semmai frutto di quell’alchimia di elementi che compongono il suo stile diventato riconoscibile.

L’appartamento di 160 mq con due camere si trova in una piccola palazzina d’epoca Anni 30 a Milano, a pochi metri da Piazza Caiazzo e dall’edificio Montedoria firmato Gio Ponti. Questo, anche se sembra, non è stato certo un intervento in punta di piedi: lo spirito grafico dell’architetto (Elena ha una formazione artistica, con incursioni nel mondo del teatro e del cinema) ha invaso gli ambienti introducendo l’idea di “trasformabile”. Un apri-chiudi-sposta, come evidenziato nella cucina, tanto flessibile da essere capace di accomodare i commensali anche in gran numero sui sei metri di sviluppo massimo del piano. «È un casa che accoglie chi ci vuol venire per il piacere della convivialità, dove si cucina e si mangia insieme in modo gioviale», dice la padrona di casa descrivendo lo spazio, dove si può anche lavorare, che l’architetto ha saputo interpretare alla perfezione per tutte queste funzioni.

Martucci sembra aver fatto un passo indietro, valorizzando quello che c’era già: le tracce del passato che si ritrovano in un parquet originale, una modanatura, una cornice, reinterpretate alla sua maniera. Come con il vano porta che diventa armadio, e come avevamo visto anche con le cementine a terra del pavimento nell’appartamento milanese dell’illustratore Shout, al secolo Alessandro Gottardo, pubblicato sul sito di Living.

Qui il tradizionale impianto con la successione di stanze è stato “liberato” con l’apertura di passaggi, con un intervento evidenziato dalle lastre di metallo che risulta quasi parziale, non invasivo. Un ambiente continuo, in cui la linea di demarcazione della varie zone non è definita. Progettista e committente hanno gusti affini. Si sono conosciute qualche anno fa in occasione della ristrutturazione della casa precedente, in cui la proprietaria, professionista cinquantenne nel campo dell’editoria, viveva con il compagno e il loro figlio. «In questa casa si è aperta la sua anima molteplice, che ho cercato di capire e favorire, offrendo appigli per i suoi gesti quotidiani», afferma Martucci.

La camera del quattordicenne Andrea è un vero divertissement: si sviluppa su due livelli e la parte alta sopra al letto è una grande rete sospesa dove si affollano gli amici a giocare, dormire, per guardare le partite di calcio e tifare Inter come se si fosse a San Siro: le pareti riprendono la scenografia degli spalti dello stadio Meazza. Ad eccezione dei mobili su misura, l’arredo della zona living è stato curato da Arcarreda di Antenor de Almeida, accostando il modernariato al contemporaneo. Le citazioni in stile Anni 50 del divano in pelle o delle esili sedute Gio Ponti sono quasi un richiamo a una Milano d’antan, che creano un ambiente “eterno” senza tempo in un insieme, per paradosso, molto moderno.

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Fonte: https://living.corriere.it/case/new-classic/la-sostenibile-leggerezza-della-trasformazione/

Autore dell'articolo: living.corriere.it