«Così un castello è diventato la mia casa»

«Ci sono le finestre originali da cui entrano gli spifferi, i pavimenti in legno che suonano, le porte che non chiudono perché i muri sono irregolari, le maniglie tutte diverse perché sono state cambiate così negli anni: sono piccoli dettagli che rendono la sua bellezza. C’è un’imperfezione continua, che mi rappresenta molto», racconta l’architetto Francesca Neri Antonello della sua casa a Lugano: un castello antico dove abitò Herman Hesse. «C’è tutta la sua magia», dice la progettista. «Non era una casa per una famiglia, quindi il grosso del lavoro è stato reinventare gli spazi secondo le esigenze contemporanee all’interno di un immobile dell’800, con tutti i limiti imposti dai beni culturali svizzeri».

Ora ogni stanza ha il suo bagno, la cucina è abitabile ma il fascino originale è ancora tutto lì. Sono rimasti certi infissi, la veranda, i pavimenti delle stanze, gli affreschi, il camino in gesso e gli stucchi che raccontano la storia dei proprietari di casa, i Camuzzi, che di mestiere erano dei gessatori. «È stato fatto un grande lavoro di recupero, per fare sembrare che tutto fosse già lì».

Sintesi del suo approccio e manifesto di stile, la sua casa non a caso è stata scelta per la copertina del libro, uscito da poco, Alfabeto de la memoria – Francesca Neri Antonello – Interior Landscapes che raccoglie una selezione dei suoi progetti più significativi, da cui emerge un’idea di casa calda, accogliente, volutamente imperfetta e vissuta. «Dico sempre: non facciamo houses ma homes. Le nostre sono case vere, che descrivono chi abita. La materia parla sempre. Anche il libro è stato costruito così: non è solo una raccolta di interni ma anche un oggetto in sé, da vedere e toccare, per apprezzarne la fattura artigianale, il profumo della carta, la costa e la ricercatezza dei dettagli». Un po’ come la sua casa, dove la moltitudine di oggetti, i colori, i dettagli e i materiali raccontano la sua personalità. «Casa mia è un accumulo della nostra storia: ci sono dei pezzi che mi porto dietro da sempre, come la specchiera dei miei nonni di Bologna. Sono quelli che fanno “casa”, sono i nostri punti di riferimento. E poi sono un’amante delle sedie e delle cose in coppia, quando compro qualcosa tendo sempre a comprarne due. Ha un’altra forza: sia per gli oggetti che nella vita. Lavorare in due è sempre meglio e così nella vita di tutti i giorni. Non credo tanto nel singolo, penso che la coppia sia sempre vincente».

Foto © FabrizioCicconiFoto © FabrizioCicconi

Nata in Perù, dove ha vissuto fino a 12 anni, papà italiano e mamma sudamericana di origini europee, si è poi trasferita in Svizzera e ha studiato negli Stati Uniti. Italianissime le vacanze (in Versilia) e il suo debutto nel mondo del design. «Mendini è stato il mio primo maestro. Sono entrata nel suo studio per fare un’esperienza di tre mesi e sono rimasta tre anni. Avevo solo 21 anni ma ha da subito voluto darmi un ruolo». Dopo l’esperienza a Milano, è entrata nel tessile con Frette, dove si è occupata della direzione creativa e progettazione di spazi per 15 anni, per poi aprire il suo studio FNA Concept. «Ogni progetto è un nuovo esperimento e una nuova partenza. Sono tutti diversi, se dovessi trovare una parola per descrivere il nostro approccio sarebbe sartoriale». 

Quello che non manca mia è un’attenzione particolare al colore, come si nota nella sua casa-castello dove ha riportato in vita tonalità nascoste sotto strati di intonaco. «Una scelta che potrebbe sembrare dirompente e invece era già tutto lì: ho scoperto durante i lavori che la casa era stata molto colorata».

L’effetto è spontaneo, naturale. Caratteristiche che si trovano anche all’esterno dell’abitazione. «C’è un giardino magico ed è forse la cosa più bella. Ai tempi, per far vedere che si aveva una certa potenza economica, si usava costruire dei bellissimi giardini e così hanno fatto i Camuzzi, piantando delle bellissime specie tutte importate dall’Asia. Il faggio, la magnolia e il glicine hanno tutti più di cento anni», risponde la progettista al telefono da Milano dove si trova per uno dei tanti cantieri appena ripartiti dopo il lockdown. «Sicuramente – commenta a proposito dell’isolamento – questa situazione ha portato tutti a una maggiore consapevolezza riguardo alla propria casa e al suo essere un rifugio. Chi non aveva uno spazio per sé, ne ha patito la mancanza. L’open space è superato».

Foto © FabrizioCicconi

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Fonte: https://living.corriere.it/case/a-casa-di/casa-castello-francesca-neri-antonello/

Autore dell'articolo: living.corriere.it