Chandigarh: quando Le Corbusier progettò una città

Un’ora di volo dalla capitale indiana New Delhi e si è immersi nel mito. Pochi posti hanno le caratteristiche di Chandigarh, città di fondazione, centro urbano e amministrativo della regione che prese il posto dell’antica Lahore, assegnata al Pakistan dopo la spartizione dello stato del Punjab, nel 1947. Un luogo mitologico fin dal nome, letteralmente “la fortezza della dea indù Chandi”, condensato di edifici notevoli, come evidenziano le immagini di questo reportage, firmato dal fotografo di architettura Roberto Conte.

«Ho studiato attentamente le ore del giorno in cui catturare gli edifici con la luce ottimale. Mi sono mosso liberamente tra gli abitanti, probabilmente già abituati a un tipo di turismo differente, che mostravano interesse per questo fotografo che vagava solitario tra le architetture», racconta.

Per realizzare questa cittadina che, secondo il desiderio dell’allora primo ministro Jawaharlal Nehru, avrebbe rappresentato un “sogno di dinamismo e modernità Anni 50”, furono chiamati l’urbanista americano Albert Mayer e l’architetto polacco Maciej Nowicki, che lavorarono inizialmente ispirandosi alle città giardino, con uno stop forzato dovuto alla prematura scomparsa di Nowicki; in seguito il progetto fu preso in mano da un team coordinato dal celebre architetto franco-svizzero Le Corbusier, che comprendeva il cugino e per lungo tempo collaboratore Pierre Jeanneret, la coppia di architetti britannici Edwin Maxwell Fry e Jane Drew, più alcuni progettisti locali, tra gli altri, Jeet Malhotra e Aditya Prakash.

Le Corbusier, che immaginava una città a misura d’uomo, con la presenza di acqua e verde, si è potuto scatenare nella progettazione dei palazzi di rappresentanza in stile Brutalista disposti sulla griglia regolare divisa in distretti e settori, diversa dalla tradizione urbanistica indiana basata piuttosto sul groviglio di vicoli e l’organizzazione del bazar. «Fa specie vedere la vita, i costumi, le danze tipiche in un contesto così Modernista e occidentale», racconta il fotografo.

Chandigarh è un esperimento urbano riuscito senza confronti se non forse solo per la Brasilia di Lúcio Costa e Oscar Niemeyer, entrambe peraltro dichiarate Patrimonio dell’Umanità UNESCO, e di altre nuove cittadine, ma senza blasone, in Africa ed Asia.

«Anche se la manutenzione generale degli edifici lascia un po’ a desiderare, il Palazzo dell’Assemblea (Parlamento) è l’edificio che più mi ha segnato, col rimpianto di non averne potuto fotografare gli interni (per ovvi motivi di sicurezza); è magnifico e ha sicuramente influenzato le generazioni di progettisti successivi», assicura il fotografo. Sorprendono anche i colori primari, appena ravvivati, della Corte Suprema, così come gli interventi degli architetti locali; o le costruzioni minori, come la torretta Nautica di Pierre Jeanneret, il quale si stabilì a Chandigarh svolgendo diversi incarichi dopo il suo completamento, costruita sul Sukhna Lake, specchio d’acqua cittadino sul quale volle che le sue ceneri venissero disperse.

Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/architettura/chandigarh-quando-le-corbusier-progetto-una-citta/

Autore dell'articolo: living.corriere.it