Qualcosa di blu in ogni stanza

Nel corridoio, le superfici a specchio riflettono le ante degli armadi sulla parete opposta, rivestite di carta da parati. Un esempio del «perfetto equilibrio tra materiali accoglienti e respingenti» di cui parla l’architetto Fabio Fantolino. Legno, tessuti, tappeti sarebbero accoglienti. Marmo, pietra, resina o piastrelle, respingenti. Troppi elementi caldi rendono un interno stantio, i soli freddi un frigorifero.

Bisogna trovare la dose giusta, è questo il segreto di uno spazio molto vivibile («Non voglio passare per uno che se la canta e se la suona ma è così, le mie sono case accoglienti», dice Fantolino). Fondamentale anche attribuire bene le parti, attori e comprimari: «In soggiorno la comparsa è la resina grigia. Non sovrasta, non distrae, non si fa sentire quanto il parquet».

Il ruolo di protagonista, invece, spetta al blu, il colore preferito dai proprietari. Blu petrolio, blu elettrico, blu balena, tre sfumature diverse. «Limitarsi a una sola era praticamente impossibile: una stoffa e una parete assorbono il colore in modo completamente diverso, il risultato non sarà mai identico. Meglio allora differenziare in partenza e accordare bene le tonalità».

Prima di affidargli il progetto, racconta l’architetto, i padroni di casa hanno studiato bene il suo profilo e il suo stile. Poi lui ha analizzato loro, sottoponendoli a una serie di domande. È la prassi dello studio, spiega. I questionari sono due. Nel primo si esplorano i desiderata. Esempio: quanti bagni e camere, meglio cabina armadio o guardaroba, la lavanderia sì o no… Questo per definire l’organizzazione degli spazi. Il secondo questionario è più orientato al gusto. Colori preferiti, stili di riferimento, eventuali idiosincrasie (una domanda è ‘Ci sono materiali che odiate?’).

«Capire i clienti è fondamentale per costruire una casa che li rappresenti. A loro chiediamo come la vorrebbero, noi immaginiamo come dovrebbe essere secondo noi, poi mettiamo insieme le due cose, la nostra idea e la loro».

L’appartamento si trova nella ‘Casa Alta’, uno dei primi grattacieli di Torino. In piazza Solferino, venne progettato nell’immediato dopoguerra da Gualtiero Casalegno nell’ambito della ricostruzione. L’architetto spiega che la casa era stata per molto tempo il quartier generale di un produttore di gioielli. «Era molto ben bardata, un labirinto di stanze, pieno di contropareti. Abbiamo dovuto smontare tutto».

I trait d’union tra le stanze sono i pavimenti di resina grigia e, come si è detto, il blu. C’è qualcosa di blu in ogni stanza: il telaio di una porta scorrevole, una poltrona, un appendiabiti, nel caso della camera da letto e del guardaroba tutte le pareti e i soffitti. L’oro è un altro elemento ricorrente, scelto per suggerire l’idea di eleganza e di lusso che si voleva mettere in scena. Molte le soluzioni su disegno, a partire dal tavolo monumentale della sala da pranzo.

«Un oggetto importante. Rispecchia la personalità del cliente, che è un giovane immobiliarista di successo. Fosse stato, che so, uno scrittore âgé, avrei pensato a un’altra cosa. Progettare un mobile è come cucire un abito su misura, per farlo devi essere anche un po’ psicologo».

L’uso del velluto, un materiale ricco, ha una funzione simile, mentre la moquette nella stanza guardaroba è uno dei ‘guilty pleasure’ dell’architetto («Mi piace moltissimo, ma è raro che me la lascino usare») ed è uno degli elementi che contribuiscono a dare all’insieme un leggero sottofondo anni Settanta.

«Ma non vorrei essere inquadrato in uno stile. Ogni progetto che faccio è diverso. Certo, ognuno ha la sua mano, ma il nostro lavoro è fatto di continue evoluzioni. Si impara facendo. Per me è stato così».

Lo studio, che oggi ha sedi a Milano e a Torino, l’ha aperto subito dopo l’università. «La mia fortuna è stata non sapere usare Autocad. Nessuno mi avrebbe preso a lavorare, così ho deciso di fare da solo».

Fonte: https://living.corriere.it/case/new-classic/arredare-colore-blu-casa-torino-architetto-fabio-fantolino/

Autore dell'articolo: living.corriere.it