7 fatti poco noti sulla Fondazione Prada a Milano

La sede milanese della Fondazione Prada, progettata dallo studio OMA, è un campus in cui tutto parla d’arte con vocazione multidisciplinare attraverso un articolato programma espositivo e culturale di ampio respiro: non solo arte ma anche architettura, filosofia, scienza e cinema. 

Nasce nel maggio del 2015, quando Milano ha gli occhi del mondo puntati addosso al via della XXXVª edizione dell’Expo, l’Esposizione Universale che ha cambiato definitivamente la fisionomia del capoluogo lombardo.

  1. La nuova sede sorge sull’area dell’ex distilleria Società Italiana Spiriti, complesso industriale risalente agli inizi del Novecento. La superficie edificata totale è di quasi 19.000 mq (quasi tre campi di calcio), dei quali 12.000 aperti al pubblico e 7.000 mq tra depositi e aree di servizio
  2. L’ex silo, l’alto edificio dorato in prossimità dell’ingresso del complesso, è diventato fin da subito un po’ l’emblema dell’istituzione. È stata l’ispirazione dell’ultimo momento, un colpo di genio dettato dalla scoperta che l’oro in foglia è un materiale sorprendentemente economico rispetto ad altri rivestimenti tradizionali come il marmo o certe vernici. Doveva essere un segno «per far capire la ricchezza di questa parte poco conosciuta della città», ha dichiarato l’architetto Rem Koolhaas, oltre che per la ragione che «Milano è come un pancake con pochi elementi svettanti, un ambiente così grigio che aveva bisogno di un po’di colore».
  3. L’ultima aggiunta al centro d’arte è Torre, edificio completato nel 2018, che ospita parte della collezione e l’omonimo ristorante da 84 coperti con terrazza panoramica all’ultimo livello, a quota 60 metri: gli arredi sono quelli originali del ristorante Four Seasons di New York, disegnato da Philip Johnson nel 1959, tutti acquistati ad un’asta del 2016.
  4. Il ristorante custodisce tre opere straordinarie di Lucio Fontana in ceramica policroma: Cappa per caminetto, realizzata in collaborazione con Osvaldo Borsani nel 1949, Testa di medusa (1948-54), originariamente installata nell’ingresso della casa dalla famiglia di imprenditori Tassara a Breno (Brescia), e Pilastro del 1947, che ornava l’atrio dell’Hotel Alpi di Bolzano, oggi demolito.
  5. L’ascensore del Torre è rivestito internamente in onice rosa retroilluminata, in grande contrasto con alluminio anodizzato della finitura esterna. La scelta di questo materiale, è conseguenza dell’assunto che caratterizza l’intero progetto: l’opposizione tra materiali industriali e più preziosi. Alcuni degli edifici nel complesso sono finiti con una schiuma rigida di alluminio, materiale mai usato in precedenza nell’edilizia civile e invece molto usato in ambito militare per le blindature di mezzi e scafi.
  6. Il Bar Luce, esercizio di design firmato Wes Anderson, rimanda all’atmosfera di una Milano d’antan ed è un devoto omaggio al cinema. I riferimenti vanno alle pellicole del regista texano, in primis, ma anche a due capolavori del Neorealismo italiano, Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti e Miracolo a Milano (1951) di Vittorio De Sica, quest’ultimo citato esplicitamente in un quadro presente all’entrata su via Orobia
  7. I banconi del Bar Luce sono della stessa formica verde degli arredi visti in Castello Cavalcanti, cortometraggio del 2013 che Wes Anderson ha prodotto per Prada, in quella che è stata la loro prima collaborazione. L’idea di realizzare nella realtà locali tratti dai suoi film si rivedrà anche nel 2018 con il noodle bar aperto durante la mostra londinese sul suo film di animazione Isle of Dogs.

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La storia della Fondazione Prada
Il centro d’arte, che ha ora proprio a ridosso la nuova piazza intitolata a Adriano Olivetti, è l’ultimo episodio dell’istituzione avviata nel 1993. È un vero campus per “fare arte” nei sette edifici originali preesistenti ristrutturati – magazzini, laboratori e silo – e nelle tre nuove strutture – Podium, per le arti performative, Cinema e Torre per la collezione permanente, che opera in parallelo con le sedi di Ca’ Corner della Regina affacciata sul Canal Grande a Venezia, dal 2011, e Osservatorio a Milano in Galleria Vittorio Emanuele II, dal 2016.

Il rapporta tra lo studio di progettazione OMA e Prada dura da vent’anni, tra allestimenti per le sfilate, negozi internazionali, uffici, iniziative editoriali e appunto la sede della Fondazione. Questo ultimo intervento (di Rem Koolhaas, Chris van Duijn e Ippolito Pestellini Laparelli, con capoprogetto Federico Pompignoli), durato dieci anni tra concepimento e realizzazione, dal 2008 al 2018, secondo Koolhaas, non è da intendersi come un’opera di conservazione e nemmeno l’ideazione di una nuova architettura:

Vecchio e nuovo, orizzontale e verticale, ampio e stretto, bianco e nero, aperto e chiuso: questi contrasti stabiliscono la varietà di opposizioni che descrive la natura della nuova Fondazione

Le due dimensioni coesistono pur rimanendo distinte, in un processo di interazione continua. Un profilo professionale e umano del progettista premio Pritzker del 2000 è tracciato attraverso alcuni dei suoi progetti nel film REM: Rem Koolhaas Documentary diretto dal figlio Tomas e presentato alla 73ª Mostra del Cinema di Venezia del 2016.

dove: Fondazione Prada, largo Isarco 2, Milano. Metropolitana Lodi Tibb

fondazioneprada.org

Fonte: https://living.corriere.it/tendenze/architettura/fondazione-prada-milano-7-fatti-poco-noti/

Autore dell'articolo: living.corriere.it