Del Vecchio (Giorgetti): “A rischio la supply chain”

Del Vecchio (Giorgetti): “A rischio la supply chain”

Giovanni del Vecchio

“Iniziamo a riscontrare fenomeni preoccupanti. Alcuni nostri fornitori hanno deciso di interrompere l’attività e per quanto noi possiamo essere in fase positiva, la loro decisione potrebbe crearci difficoltà”. Giovanni del Vecchio, managing director di Giorgetti, evidenzia il principale ostacolo che si sta ponendo tra la sua azienda e la continuità del lavoro. Perché, aggiunge: “Ci siamo organizzati per tutelare la salute dei nostri collaboratori, rivedendo tutte le procedure per evitare possibili contagi e ricorrendo per il 99% allo smart working negli uffici. Abbiamo compartimentato i vari reparti produttivi, dotando i lavoratori di mascherina, aumentando le distanze fisiche, inserendo sistemi di sanificazione per le mani. Prima viene la salute dei dipendenti, poi quella dell’azienda. Ma se, a fronte di tutto questo impegno nostro, dovessero iniziare a mancare le materie prime, saremmo costretti a trarne le conseguenze”.

Avete scorte sufficienti in magazzino?

Abbiamo certamente un buon livello di scorte di semilavorati, ma un’azienda ha anche necessità di acquistare costantemente le materie prime in base alla quantità di ordini che riceve. Marmo, vetro e tessuti sono tutti reperiti all’esterno. È una situazione complessa, che cerchiamo di gestire giornalmente.

Come procede la situazione ordini?

Non abbiamo riscontrato interruzioni. Esportando l’85% della produzione, compensiamo la crisi di alcuni mercati di destinazione con l’attivismo di altri. L’attuale calo dipende da Cina e Italia, ma il portafoglio raccolto fino a febbraio è molto ricco e fino a maggio possiamo produrre a pieno regime. Non vedo elementi che possano determinare un panico di performance. Certamente, non sarà un anno facile.

L’adeguamento allo smart working com’è stato?

L’azienda non era del tutto preparata e ha perso un po’ di efficienza. Risolveremo il problema, grazie anche alla buona volontà dei nostri collaboratori. Tengo a sottolineare che con i cambiamenti organizzativi adottati in produzione, oggi lavorare in Giorgetti è quanto di più sicuro possa esserci.

Ci indica una lezione da apprendere al termine dell’emergenza sanitaria?

Ne indico due. La prima è che abbiamo bisogno di essere ancor più moderni in termini organizzativi. La seconda riguarda la filiera: la vera sfida è l’integrazione tra cliente e fornitore, che non significa arrivare ad acquisizioni a monte, ma certamente occorre stabilire rapporti di partnership per evitare che si creino difficoltà, a monte e a valle. I fornitori hanno bisogno di noi, noi abbiamo bisogno di loro.

Che anno sarà il 2020 in termini economici per Giorgetti?

Veniamo da un 2019 molto positivo. A perimetro costante, è stato l’anno record di Giorgetti, e in più abbiamo caricato in bilancio i benefici dell’acquisizione di Battaglia Interior Contractors. Per il 2020 nulla è compromesso, e ci auguriamo di recuperare il rallentamento in atto. Certamente peserà l’assenza del Salone del Mobile ad aprile: conosceremo più avanti l’impatto di questo spostamento.

Un impegno per il futuro?

Dobbiamo essere più creativi, cercando di cogliere le opportunità che in passato abbiamo trascurato e che sono davanti a noi, soprattutto nell’ambito delle nuove tecnologie. Mi riferisco alla digitalizzazione, che apre spazi totalmente inesplorati nella comunicazione e nella creazione di domanda. Giorgetti, dal punto di vista produttivo, ha imparato bene a sfruttare il digitale, ottenendo anche il Premio Imprenditore 4.0; ora dobbiamo impegnarci di più soprattutto nella comunicazione digitale.

Fonte: https://design.pambianconews.com/del-vecchio-giorgetti-a-rischio-la-supply-chain/

Autore dell'articolo: design.pambianconews.com