Vele di Scampia. Dalla costruzione alla demolizione

È iniziata alle 11.17 la demolizione della prima delle ultime quattro Vele di Scampia, un’area di Napoli per anni simbolo di degrado. «Per anni questa zona è stata equiparata a Gomorra invece non è così. C’è stata lotta e dignità dei cittadini di Scampia ed una bella pagina di collaborazione tra Governo e amministrazione. Scampia batte Gomorra tre a zero», ha dichiarato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. L’obiettivo del progetto Re-Start Scampia  è quello di trasformare il quartiere ‘di Gomorra’ in una periferia a misura dei cittadini, con il vento in poppa.

La costruzione. Realizzate nel quartiere Scampia di Napoli tra il 1962 e il 1975, le Vele prendono il nome dalla loro forma triangolare. I sette edifici (costruiti su due lotti contigui) facevano parte di un progetto abitativo di larghe vedute che prevedeva anche uno sviluppo della città di Napoli nella zona est, ovvero Ponticelli. Dovevano insomma essere simbolo di riscatto e, invece, si sono trasformate in un simbolo di degrado. Ma oggi con l’abbattimento della Vela Verde potrebbe iniziare un’altra storia

L’architetto. La struttura progettata dall’architetto Francesco (Franz) Di Salvo ricorda quella di una vela latina, che larga alla base va restringendosi man mano che si sale verso l’alto, ai piani superiori. I palazzi per anni simbolo di degrado, spaccio di droga, camorra ma anche lotta dei cittadini per ottenere il riconoscimento dei loro diritti. Un esempio di fallimento architettonico simile a quella dello Zen di Palermo o all’ unica Vela di Roma disegnata da Calatrava. Il complesso, nonostante tutto, resta l’opera che meglio rappresenta il pensiero architettonico di Di Salvo, autore – tra le altre cose –  anche del Rione Cesare Battisti a Poggioreale. L’architetto siciliano pensò per Scampia due tipi di strutture ‘a torre’ e ‘a tenda’, oispirandosi ai princìpi delle unités d’habitation di Le Corbusier, ma anche alle strutture cosiddette a cavalletto proposte da Kenzo Tange.

Il ghetto, simbolo di Gomorra. Era una zona tranquilla poi è diventata una delle più grandi piazze di spaccio di Europa. A favorire il degrado della zona, una serie di eventi e fattori, a cominciare dalla mancata realizzazione di centri aggregativi e spazi comuni, uno spazio di gioco per bambini e altre attrezzature collettive, tra i vari edifici dei due lotti, contigui e separati. Un nucleo di socializzazione inesistente che ha portato al clamoroso fallimento delle Vele. Il complesso fu inoltre preso d’assalto dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, che portò molte famiglie, rimaste senzatetto, ad occupare più o meno abusivamente gli alloggi. La totale assenza di presidi dello Stato ha fatto il resto, allontanando sempre di pù la gente per bene e lasciando il campo libero ai delinquenti. Con i residenti onesti e le associazioni culturali lasciati soli a contrastare spacciatori, ladri e ricettatori.

Da Saviano alle Sardine. ‘Non siamo Gomorra’, ‘Scampia mica è una pu…’, ‘No a Gomorra’ sono alcune delle scritte apparse sui muri del quartiere. Le discussioni su film e serie tv ispirati al best seller di Roberto Saviano in questi anni non sono mai mancate, e non sarà certo la riqualificazione della zona a fermarle. Le Vele negli anni hanno visto il cinema consegnare al pubblico la visione di uno spaccato sociale prima con Gomorra di Garrone, poi con l’omonima serie Sky e il film Ammore e malavita. Da sempre anche al centro del dibattito politico, proprio nel quartiere Scampia il 14 e 15 marzo si terrà il congresso nazionale del movimento delle Sardine organizzato a Napoli. «Le Vele di Scampia non hanno colpa. Sono divenute simbolo del degrado, loro malgrado. Le Vele sono state il simbolo di un progetto ambizioso e poi tradito per mancanza di risorse. Sono il simbolo della precarietà della vita al Sud: mal costruite, abitate prima che fossero agibili e poi abbandonate per decenni dallo Stato, abbandonate insieme alle persone che lì hanno vissuto senza presidi di legalità, senza caserme, senza scuole, senza aeree per la socialità». Così Roberto Saviano in una dichiarazione all’ANSA.

La demolizione. La Vela A (lotto M) è stata demolita il 20 febbraio 2020. Detta anche Vela Verde, è alta 45 metri; 50mila i metri cubi da demolire e 1800 i mq di area coperta. Accanto alla classificazione alfabetica dei sette edifici (costruiti su due lotti contigui), dopo gli abbattimenti del 1997, del 2000 e del 2003 (Vele F, G, H, lotto L) accanto alla classificazione alfabetica se ne aggiunse, una cromatica: rossa, celeste, gialla, verde. L’intervento di demolizione durerà circa 40 giorni.

Re-Start Scampia. Da margine urbano a nuovo centro dell’area metropolitana, il progetto di rigenerazione urbana prevede in una prima fase l’abbattimento di tre “Vele” (A, C e D) e la riqualificazione della quarta (B) destinata ad alloggi. L’intervento si inserisce in un piano complessivo di riqualificazione dell’area con l’introduzione di servizi urbani integrati, di attrezzature collettive e di servizi alla persona. A oggi più di 800 nuclei familiari sono stati trasferiti nei nuovi comparti di edilizia residenziale pubblica, l’ultimo trasloco ha riguardato gli abitanti della Vela A nei nuovi alloggi (124) realizzati lungo via Gobetti.

Fonte: http://living.corriere.it/tendenze/architettura/vele-di-scampia-storia-architettura-napoli-costruzione-dmolizione/

Autore dell'articolo: living.corriere.it