Odissea nello spazio

Un’astronave planata per caso da un universo parallelo sulle montagne di Cape Town con la prua rivolta all’Oceano Atlantico. Pengilly House si erge fiera sulla scogliera di Nettleton, un fazzoletto di terra dalla vista mozzafiato popolato da dimore che non passano inosservate. Questa è un prodigio scultoreo di proprietà del banchiere Lloyd Pengilly, che ha affidato il progetto allo studio Peerutin di Cape Town e agli architetti Silvio Rech e Lesley Carstens di SRLC, autori degli interni insieme a Hanno, il figlio di Lloyd. L’occhio esperto noterà molte assonanze con alcune delle più famose residenze Anni 60/70 disegnate da John Lautner negli Stati Uniti, in particolare con la Elrod House di Palm Springs, quella in cui si aggira uno splendido James Bond in Diamonds Are Forever (Agente 007 – Una cascata di diamanti) e che ancora oggi viene affittata per le feste più esclusive da celebrità come Beyoncé e Jay Z. Perché il fascino della Space Age è intramontabile, e si respira anche in questa imponente dimora che fa subito pensare all’età d’oro del jet set, dei pool party tanto amati dal fotografo delle celebrities Slim Aarons. «Volevamo una dimora futuristica e primordiale allo stesso tempo», spiega David Peerutin. Con il suo team ha lavorato sodo per incastonare nella montagna una struttura enorme, profonda 20 metri e larga 90, senza farla sembrare un pesce fuor d’acqua: «Abbiamo studiato a fondo il terreno e le sue ondulazioni, cercando di dare all’architettura lo stesso movimento. La lezione di Lautner è stata fondamentale. Le sue intuizioni d’avanguardia si ritrovano tutte qui. Basta guardare il soffitto di cemento della camera da letto padronale, dove abbiamo disegnato un gigantesco oblò, proprio al centro. Più ‘retro futuro’ di così non era possibile», racconta.

Da una veduta aerea, l’impatto è spettacolare: dei quattro livelli i primi due sono scolpiti nella pietra, gli altri due sono in vetro e cemento. Qui si trovano la zona notte, la piscina coperta e il bar, mentre sala da pranzo, cucina e una gigantesca lounge occupano ‘la plancia di comando’ da cui sembra letteralmente di essere sospesi nel blu. Parte consistente della sfida sono stati gli interior: «Volevamo mantenere pura l’architettura con la sua anima da ufo planato sulla scogliera e trasmettere allo stesso tempo una sensazione di lusso rarefatto, attraverso materiali sofisticati come il marmo e i pannelli di palissandro, in un magnifico contrasto con il cemento grezzo che caratterizza il guscio dell’intera struttura», raccontano Silvio e Lesley. I rimandi cinematografici sono continui: l’area wellness, con la sua piscina foderata di granito «è stata disegnata pensando al covo del cattivo di James Bond», raccontano. Non da meno i camini di vetro incorniciati d’ottone, i soffitti decorati con «nastri di cemento armato» e la morbida moquette grigio Dior per rendere tutto più ovattato, in bilico tra un set di Kubrick e la villa modernista di A Single Man di Tom Ford. Il risultato è un rifugio elegantissimo, dove emergono le poltroncine Anni 60 di Warren Platner, ma anche pezzi contemporanei di Patricia Urquiola e Tom Dixon, insieme a tavoli e consolle scultorei disegnati da Silvio e Lesley: «Ci siamo ispirati al cruscotto di una Lamborghini», dicono. In un moto di nostalgia malcelato, a Silvio sfugge una considerazione: «I 60 e i 70 a Los Angeles… A quei tempi avevano le idee chiare su cosa dovesse essere lo stile. Il design guidava il lifestyle e viceversa». Per quanto li riguarda, Pengilly House è esattamente come l’avevano immaginata, quel «tipo di casa in cui un party in piscina diventa un’opera d’arte».

Fonte: http://living.corriere.it/case/fuori-citta/pengilly-house-cape-town/

Autore dell'articolo: living.corriere.it