In due si pensa meglio: 4 coppie di design

La storia d’amore più bella del progetto è tra Charles&Ray Eames, compagni di vita e di mestiere. E che l’affinità raddoppi il talento lo sostiene anche The Conversation Show, la mostra in corso al Design Museum di Holon. Noi lo abbiamo chiesto a 8 guru dell’interior decoration, uniti da legami sentimentali e professionali. Per loro che disegnano in tandem, il processo creativo è una sinergia che
si nutre di scambi e confronti.

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Humbert&Poyet – MONACO

La nouvelle vague della decorazione francese ha i nomi del monegasco Emil Humbert e del parigino Christophe Poyet (qui ritratti nella boutique 55 Croisette, realizzata a Cannes). Il duo abbina materiali pregiati e calibrate forme neo-classiche, luci gioiello e parati grafici, senza mai rinunciare alla forza del colore, spesso rubato alle passerelle. Come il cipria e l’ottanio della boutique newyorkese Aquazzura, o il ruggine e il verdone, che aggiornano la scenografia di un salone Art Nouveau a due passi dagli Champs-Élysées, trasformato nella (luxury) steakhouse Beefbar Paris. Dopo la laurea in architettura a Parigi, nel 2008 i due aprono lo studio nel Principato di Monaco, dove progettano ville per il jet set che li lanciano sulla scena internazionale, da Londra a Hong Kong. Tra gli ultimi lavori: il wine-resort Up in Provenza e la linea di arredi in edizione limitata creata per The Invisible Collection, tra cui l’applique di ottone Lolita, il Gelato Side Table nei marmi Mediterraneo e Luana e la poltrona Théodore in noce satinato. «Abbiamo capito subito che avremmo lavorato insieme. Nel processo creativo, è bello avere qualcuno accanto che è uguale a te».    

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Neri&Hu – SHANGAI

Ponte tra Est e Ovest, Lyndon Neri e Rossana Hu sono tra gli architetti più occidentali d’Oriente: «Shanghai è al centro della nuova frontiera globale». 54 anni lui, 51 lei, abitano una tipica ‘lilong’ nel quartiere francese, una sorta di villetta a schiera con corte integrata, che mixa tradizione e modernità, come i loro progetti. Dagli sgabelli rosso lacca della Cina rurale tradotti nei Common Comrades per Moooi (nel ritratto di Thierry Coulon) alle rondini delle foreste di Zhengzhou stilizzate nella sospensione Yanzi per Artemide (3). Per loro l’eleganza è armonia: lo dimostra il nuovo Edition Hotel Shanghai sul Bund, dove l’equilibrio di calore domestico e atmosfera cosmopolita si percepisce già dalla hall sovrastata da una boiserie di noce che ‘galleggia’ su tutto lo spazio. Anche i materiali da edilizia si trasformano in elementi ornamentali: la facciata dell’Aranya Art Center è in calcestruzzo effetto pizzo. Nello Junshan Cultural Center i mattoni scolpiti alleggeriscono i volumi. E nello store Valextra di Chengdu, display in pietra e teak dialogano con il lucernario in cemento corallo e danno vita a un brutalismo soft. In apertura: ritratto di Andrew Rowat.    

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Draga &Aurel – COMO/MILANO

Draga Obradovic, 55 anni, e Aurel Basedow, 56 condividono gli studi di Belle Arti, la passione per il vintage, il matrimonio, una figlia. E una visione artigianale del progetto in bilico tra arte e design. L’unicità è la cifra delle loro creazioni decorative, nate dalla sperimentazione sui materiali più scintillanti: metalli e resine fusi e colati in stampo. Cui si aggiunge la ricerca tessile con pattern su disegno e tecniche di stampa a mano. Come la serigrafia, che ‘tatua’ geometrie optical sulle poltrone Thea Special Edition Printed e sul cabinet Anni 50. Entrambi sono editi da Baxter, azienda con cui collaborano da 10 anni. Ma la vera novità è Transparency Matters (foto di Riccardo Gasperoni), una capsule collection autoprodotta che esalta le trasparenze e il colore. Dalle applique Jud in lastra di vetro fuso e resina arcobaleno ai coffee table Jade in bronzo anticato e resina ad alto spessore. Ispirata alla Space Age e agli Anni 70, la collezione comprende anche il progetto modulare di luci Googie. «Ogni anno ci concentriamo su un colore. Non è una scelta deliberata, semplicemente, facendo le nostre ricerche, si svela da sé. Quest’anno è la volta dei verdi che arrivano dal mondo minerale». Sopra e in apertura, ritratti di Piero Gemelli.    

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Yabu Pushelberg – TORONTO/NEW YORK

«Sono divertenti, amano ridere e completano le reciproche frasi», anche la rivista Forbes si sofferma sul legame tra George Yabu e Glenn Pushelberg. La sinergia nata all’università nel 2020 festeggia 40 anni di vita e lavoro comuni tra Manhattan e Toronto. La loro casa canadese racconta dell’amore per l’arte: Yabu posa accanto a un’opera di Yayoi Kusama e Pushelberg siede vicino al ritratto del compagno, realizzato dall’artista Julian Opie per il suo compleanno (Foto Angela Lewis/ The New York Times). «Che si tratti di un progetto moderno o minimalista, quello che cerchiamo di fare è suscitare emozioni». Il ristorante francese Arbor (2) è un antro rosa nel cuore finanziario di Hong Kong, mentre i nuovi hotel di Manhattan spaziano dalle asimmetrie fuoriscala del monumentale Four Seasons Downtown (3) all’atmosfera chic di stampo europeo del The Times Square Edition (5, il ristorante 701 West, foto Nicholas Koenig), tra divanetti capitonné, tendaggi e boiserie di mogano ambrato. Da designer puntano alla forma pura, in omaggio alle origini giapponesi di Yabu. Fanno parte della collezione per Henge i tavolini scultorei Mushroom in fusione di bronzo e ottone (1) e la Noce chair (4), una sorta di ideogramma rivestito di pelle Nabuck.
In apertura, ritratto di Shayan Asgharnia.   
 

Fonte: http://living.corriere.it/tendenze/design/interior-decorator-2019/

Autore dell'articolo: living.corriere.it