John Pawson, la luce dal cilindro

In inglese si usa la stessa parola (light) per dire ‘luce’ e ‘leggero’. Lo sa bene John Pawson, che di atmosfera e leggerezza ha fatto i punti focali della sua architettura e dei suoi progetti. Da ultimo quello per Wonderglass, presentato in occasione del London Design Festival 2019: due nuove lampade in vetro soffiato prodotte a Murano – le sospensioni Horizon Light e Pendant Tube, quest’ultima sarà utilizzata per il progetto della St John Church a Hackney – che vanno ad aggiungersi alla famiglia delle Sleeve, corpi illuminanti di raffinata inconsistenza già utilizzati nel progetto per il Design Museum di Londra. «Quando penso alla forma e all’atmosfera di uno spazio, in fondo alla mia mente tornano sempre le parole del poeta americano Walt Whitman: “ogni momento di luce e buio è un miracolo”», afferma Pawson.

Il progettista settantenne è considerato maestro del Minimalismo più sublime, nella sua lunga carriera ha firmato, tra gli altri, il complesso religioso Abbey of Our Lady of Nový Dvůr nella Repubblica Ceca (2004), il The Jaffa Hotel & Residences in Israele (2018), le esclusive residenze private e il già citato Design Museum di Londra (2016); non dimenticando poi le pubblicazioni librarie (la nuova monografia Anatomy of Minimum è in uscita per Phaidon) e la passione per la fotografia e le immagini (vedere il suo profilo Instagram per credere).
Pawson, insignito quest’anno dell’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire per il suo contributo al design e all’architettura, trova sempre la giusta misura tra il troppo e il troppo poco. Durante l’intervista ci racconta il suo percorso, le origini e ispirazioni di un tratto sottile diventato riconoscibile, insieme a qualche scorcio sulla sua vita privata.

Le nuove lampade WonderGlass sono ancora una volta un esercizio di riduzione. Attitudine naturale o ferrea disciplina?

La cosa meravigliosa dell’essere umano è che ogni artista, o chiunque disegni qualcosa, lo fa in maniera diversa. Che io abbia un’abilità speciale oppure no, non ne sono sicuro, provo a fare cose che mi piacciono, e sono fortunato che alla fine piacciano anche ad altri.

Da dove arriva questa inclinazione?

Normalmente non dovremmo chiedercelo perché siamo tutti esseri umani diversi. Ho provato a interrogarmi su questa domanda: vengo originariamente dallo Yorkshire, dal West Riding con la città di Halifax. Un ambiente un po’ cupo: la brughiera senza alberi, architettura di pietra molto uniforme. I miei nonni erano Primitive Methodist, andavano in chiesa ben due volte la domenica. C’era tutto un contesto, una specie di ambiente protestante puritano, di una modestia che io amavo. Mia madre non si metteva in mostra, non ostentava. Era una persona buona, genuinamente modesta. Anche mio padre lo era, anche se più interessato alle cose belle.

C’è un modo nel progettare per fermarsi al punto giusto senza esagerare, per difetto o per eccesso?

Questo è il dilemma! È chiaro che, per la maggior parte della gente, fermarsi non sia una cosa naturale. Molti tendono a strafare, e non ne comprendo il perché. La parola Minimum indica il punto in cui non puoi ne aggiungere ne togliere, dove non c’è miglioria nell’andare in un senso o nell’altro. L’architettura è fatta anche di atmosfera, e non è una cosa da nulla: non è una cosa minimalistica.

Le sue architetture ne hanno molta di atmosfera. Quanto importante è la luce per lei?

Louis Kahn diceva che non c’è architettura senza luce naturale. Nel caso di WonderGlass, non c’è architettura senza luce elettrica.

L’artista americano Donald Judd è da sempre uno dei suoi riferimenti. Perché, secondo lei, è diventato una fonte di ispirazione così forte per molti?

Perché era un grande artista! Nel mio caso, fin dai tempi della scuola, ho cercato di seguire le cose più brillanti. Tendevo a preferire il jazz moderno a quello tradizionale: quello di John Coltrane è più difficile di quello classico; tra i compositori, Karlheinz Stockhausen, o gli ultimi, invece del seppur sublime Mozart. Quando ho scoperto per la prima volta Donald Judd, a cavallo degli Anni 60 e 70, ho percepito il suo lavoro come totalmente naturale, affine a me, qualcosa che apprezzavo, anche se era “solamente una scatola”. L’ho trovato istintivamente grandioso ma ho ancora degli amici che pensano che le sue siano delle sciocchezze. Un’opinione sicuramente azzardata, se non stupida, se non si prova a capirlo.

Il suo lavoro in una parola…

Essenziale.

Chi è stato il più bravo di tutti?

Se devo citarne uno solo, direi Mies Van der Rohe.

Che ruolo ha il London Design Festival per la città?

Qualsiasi cosa che innalzi la consapevolezza della gente nei riguardi del design e lo renda più popolare e accessibile è una buona cosa. Io sono un po’ lento nel capire le nuove tendenze ma è evidente il successo di pubblico che riscontra la manifestazione.

Sua figlia recentemente le ha regalato un nipotino. Che nonno è John Pawson?

Il nonno del Minimalismo! Una sensazione molto bella.

Glielo lasciano già tenere? Pensi a quante cose potrà trasmettergli…

Ha solo un anno e mia figlia ancora se ne occupa totalmente, ma presto diventerà utile lasciarlo ai nonni. Come famiglia abbiamo sempre messo i figli al primo posto, prima ancora del lavoro, dell’architettura.

dove: Orwell House, 16-18 Berners St, Londra. Fermata metropolitana: Piccadilly, Tottenham Court Road, Oxford Circus

WonderGlass.com

Fonte: http://living.corriere.it/tendenze/design/john-pawson-lampade-design-wonderghlass/

Autore dell'articolo: living.corriere.it