Palme in abbazia

Dice che qualcosa è cambiato: «Nel passato, anche recente, arte e decorazione hanno spesso operato in sinergia, ma separatamente, partendo da posizioni autonome. Ora sembra che vogliano fondersi, o forse sono già fuse. Non si sa più bene che cosa sia arte e che cosa decorazione. Probabilmente qualcosa del genere stava avvenendo negli Anni 80 con Sottsass e Memphis. Salvo spegnersi con il movimento». Chi parla non è un teorico della cultura, Julien Colombier è un uomo da laboratorio che non nasconde i suoi fari: i graffiti e l’arte giapponese, Keith Haring e Rousseau il Doganiere. Quarantasette anni, lavora con pastelli, gessi e acrilici su carta, tela, muri, legni, tessuti: «Non sono il tipo che parte da un’idea precisa e poi prova a esprimerla». Può dipendere dal committente, spesso il mondo del lusso o dell’alto artigianato – tra gli altri Sèvres, Chanel, Cartier e Baccarat. O dal luogo, in questo caso l’ex abbazia femminile cistercense di Maubuisson, fondata nel 1236 a una quarantina di chilometri da Parigi. Per la sua personale in scena fino al 5 ottobre, Colombier ha deciso di invaderla con il suo universo vegetale, senza salvare nemmeno un centimetro quadrato: foglie verdi e grasse, frutti fantastici, motivi esotici coprono tutto.

julien-colombier-living-corriere

Nella ‘salle du parloir’ il visitatore è invitato a togliersi le scarpe per camminare su un’area coperta di motivi vegetali

julien-colombier-living-corriere-2

Julien Colombier nel suo studio. Foto Catherine Brossais

«Penso di aver dipinto a mano circa 500 metri quadrati in tre mesi. Un’esperienza decisamente fisica», precisa lui. «Appena entrato in queste stanze ho immaginato la gioia delle monache guidate dalla fede e la sofferenza di coloro che nel medesimo luogo hanno trovato la loro prigione. A partire da questi pensieri ho cercato di esprimere il tema del contrasto. Alcuni visitatori hanno detto di essersi trovati dentro un viaggio allucinogeno. Niente di meglio». Medioevo, arte, decorazione, immaginazione. C’è altro? «Il titolo, Electric Ladyland, come uno degli LP più belli di Jimi Hendrix. Volevo qualcosa che rimandasse all’elemento femminile, Ladyland mi è sembrato perfetto. L’elettricità e il ritmo ce li ho messi io». E anche il colore: «Ho usato solo vernice acrilica, la stessa delle pareti di casa. Da una certa distanza tutto sembra pulitissimo, ma basta avvicinarsi per vedere le tracce del rullo. Adoro lo stile approssimativo».

julien-colombier-blue-cactus-living-corriere

Blue Cactus: acrilico e pastelli grassi su carta.

julien-colombier-sunset-burn-living-corriere

Sunset Burn: acrilico e pastelli grassi su carta. Produzione: Departmental Council of Val d’Oise/Abbaye de Maubuisson. Julien Colombier è rappresentato da Thierry Kauffmann Artists representatives, thierrykauffmann.com

Colombier ha in programma mostre personali da vero artista, né rinuncia a progetti da vero decoratore come hotel, ristoranti, boutique. «E anche una carta da parati per Moustache», precisa. «Per me non c’è differenza, un interno resta sempre e comunque una tela bianca».

 

dove: Abbaye de Maubuisson, Avenue Richard de Tour, Saint-Ouen-l’Aumône, tel. +33/0134338500
quando: fino al 5 ottobre 2019
valdoise.fr/abbaye-de-maubuisson

Fonte: http://living.corriere.it/tendenze/arte/palme-in-abbazia/

Autore dell'articolo: living.corriere.it