Intervista al principe Alberto «Così ho portato la street art a Montecarlo»

Un’ondata di vernice colorata tra gli yacht bianchi di Montecarlo. Tre giorni di street art nel Principato, con con il festival UPAW (Urban Painting Around the World) giunto alla sua terza edizione. Dieci gli artisti, provenienti da sette paesi (la giapponese Mina Hamada, la greca Simoni Fontana, i francesi L’Atlas e Dave Baranes, lo spagnolo Sabek, i fratelli tedeschi The Low Bros, l’italiano Dario Vella e il principato di Monaco Beli e Mr One Teas), writer che realizzeranno sul porto d’Ercole altrettanti graffiti per una giusta causa: la protezione degli animali in via d’estinzione. Le opere realizzate dal 25 al 27 giugno rigorosamente con vernice ecologica su pannelli extralarge, saranno poi battute all’asta in collaborazione con Artcurial, con i proventi devoluti a sostegno dei progetti della Fondazione Principe Alberto II di Monaco.

Quando è nata questa passione per la street art?
Fino a pochi anni fa non mi interessava molto. Dopo alcuni incontri e mostre però ho imparato a conoscerla meglio e  a ‘decifrarla’. In particolare in occasione della grande esposizione «L’art du graffiti: 40 ans de pressionnisme» al Grimaldi Forum. Era l’estate 2011, una manifestazione che ha contribuito fortemente ad avvicinarmi ai graffiti.

Qual è il tema scelto per questa terza edizione?
È di grande attualità. Anche secondo i risultati dell’ultimo rapporto dell’IPBES (Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services) che annuncia un’accelerazione senza precedenti nel tasso di estinzione di alcune specie. Ora più che mai è necessario portare l’attenzione sugli animali che rischiano di sparire dal pianeta, per cercare di preservarli. Senza dubbio, i graffiti che saranno realizzati, amplificheranno la richiesta d’aiuto della fauna in pericolo, che ha bisogno di tutto il nostro sostegno. Proprio per il fatto di esprimersi nelle strade, l’arte estende la sua capacità di sensibilizzazione al grande pubblico, affrancando la diffusione del suo messaggio da differenze sociali, economiche o generazionali.   Scegliendo, nel caso del nostro festival, soggetti legati alla questione ambientale come punto di partenza per la realizzazione di un murale.

Nella sua collezione privata ci sono opere di street art?
Alcune di Anthony Alberti alias Mr One Teas, un artista che apprezzo particolarmente per per le sue qualità umane oltre che per il suo talento.

È il suo writer preferito?
Sì, sta anche raggiundendo una certa fama internazionale. Di recente ha realizzato e affisso settantasei ritratti –  ministri, autorità, personalità – sui muri del Principato in occasione dell’8 marzo per celebrare la giornata internazionale della donna. Il messaggio di quest’opera d’arte è una presa di coscienza sul tema della difesa dei diritti delle donne. Non dimentichiamo però che l’americano Keith Haring, considerato un pioniere della street art, nonché il più brillante della sua generazione, a Monaco nel 1989 ha realizzato e donato al reparto maternità del Princess Grace Maternity Hospital un murale di sei metri per due.

Cosa pensa di Banksy?
È sicuramente il più conosciuto e riconosciuto a livello internazionale, nonostante la sua identità sia misteriosa. Lo considero un attivista, con i suoi stencil trasmette un messaggio potente, che ha lo scopo di stupire e spingere all’azione. Ricordo ancora la vendita all’asta della sua opera ‘Ragazza con palloncino’ a Londra, nell’ottobre scorso, non appena l’acquirente si è aggiudicato l’opera, si è autodistrutta. Un colpo di genio.

La prima cosa che le viene in mente se le dico street art?
I graffiti di New York.

Le piace disegnare?
Sì. Un tempo mi piaceva disegnare paesaggi, ma ora ho poche occasioni per farlo…

Se dovesse trovare il tempo di dipingere un muro?
Sicuramente farei qualcosa che potesse ricordare a tutti il bisogno urgente di aver cura del nostro pianeta.

di Michele Falcone

Fonte: http://living.corriere.it/tendenze/arte/intervista-principe-alberto-street-art-montecarlo-festival-upaw/

Autore dell'articolo: living.corriere.it