Andrea Branzi. Archetipi

«Gli archetipi sono quei modelli teorici, mentali, che anticipano tutte le nostre attività creative; si tratta di un patrimonio antropologico non evidente, che giace nel profondo del nostro istinto, quando diamo forma e sostanza a nuove forme espressive». Progettista, filosofo dello spazio e dell’oggetto, una lunga carriera nella didattica, Andrea Branzi è tra le voci più autorevoli del design italiano. L’architetto vive in un palazzo Anni 50 in corso Sempione, a Milano. Circondato da oggetti apparentemente inutili, ma per lui indispensabili.

Image_02_ph. Daniele Macchi

Ha scritto libri, curato mostre, è andato lui stesso tante volte in mostra. E adesso, dopo l’assegnazione del premio Rolf Schock per le Arti Visive conferitogli dalla Royal Academy of Fine Arts di Stoccolma nel 2018, torna a esporre nella galleria Antonia Jannone: Disegni di Architettura di Milano fino al 22 giugno con la mostra Archetipi. Dieci sculture inedite, realizzate con DAS, legno e rete metallica, indagano il tema degli archetipi. In mostra anche una serie di opere su carta. «In architettura significa fare riferimento a strutture primarie come le capanne, i recinti, le strutture agricole, la cui funzione non è definita in rapporto all’abitare ma al costruire, intesa come attività primaria prima che funzionale. Oggi l’architettura civile vive una crisi di credibilità, nel senso che il suo rapporto con la società si è progressivamente logorato; a sua volta la società vive una profonda crisi e non è più in grado di fornire quadri di valori al progetto. In questo contesto la riflessione sugli archetipi primari diventa importante perché essi non sono una eredità del passato, ma piuttosto un repertorio da inventare; non sono cioè un repertorio certo ma piuttosto un materiale da indagare dentro la profondità della nostra mente».
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dove
: Galleria Antonia Jannone, Corso Garibaldi, 125, Milano
quando: fino al 22 giugno

Fonte: http://living.corriere.it/tendenze/arte/andrea-branzi-archetipi-galleria-antonia-jannone/

Autore dell'articolo: living.corriere.it