Ieoh Ming Pei, la Piramide e il Modernismo

Con le sue architetture ha contribuito in modo fondamentale a convincere le istituzioni che il Modernismo poteva diventare lo stile anche di edifici pubblici come musei e università: Ieoh Ming Pei, scomparso il 15 maggio del 2019 all’età di 102 anni, ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione di quell’estetica fatta di geometrie pure in vetro, cemento e acciaio. Pei, nato a Canton nel 1917, si trasferì negli Stati Uniti quando aveva 18 anni per studiare architettura e qui rimase fino a essere naturalizzato nel 1954.

Pei, come sottolineò la giuria del Pritzker Prize nel 1983 quando gli assegnò il prestigioso riconoscimento «si è rifiutato di limitarsi a una ristretta gamma di problemi architettonici. Il suo lavoro include non solo i palazzi dell’industria, del governo e della cultura, ma anche gli alloggi a reddito moderato e a basso reddito. La sua versatilità e abilità nell’uso dei materiali si avvicinano al livello della poesia».

Ha costruito in tutte le principali città degli USA, ma ha lasciato il segno anche in giro per il mondo con, ad esempio, la Bank of China di Hong Kong o il Palazzo Lombardia a Milano: il suo stile elegante e minimal ha conquistato anche i potenti come Steve Jobs che nel 1982 gli ha fatto disegnare il suo appartamento a New York (poi venduto a Bono degli U2).

Ma certamente il progetto più celebre di tutti fu la Piramide del Louvre di cui disse «Se c’è una cosa che so di non aver fatto male, è il Louvre», un’affermazione che nacque dalla controversia internazionale che esplose quando fu svelata l’idea: accusato di aver cercato di sfigurare uno dei grandi monumenti del mondo. Con il sostegno del presidente François Mitterand alla fine fu realizzata e aperta nella primavera del 1989. E la sua eleganza e precisione geometrica alla fine ha conquistato tutti. Come sempre.

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Autore dell'articolo: living.corriere.it