Addio a Ieoh Ming Pei

All’età di 102 anni, è venuto a mancare Ieoh Ming Pei. Nato nel 1917, origini cinesi, formazione e professione negli Stati Uniti d’America, è stato uno dei più produttivi architetti del dopoguerra. Il Movimento Moderno era per lui «una forza viva che anima e informa il presente» e considerava l’architettura come un’arte pragmatica, mossa dalla necessità, da esigenze concrete. Più che in Cina, dove ha realizzato pochi lavori, è negli Usa che Pei ha dato vita a una teoria di edifici istituzionali, nel Paese che lo accolse all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, appena diciottenne. Studiò alla University of Pennsylvania, alla Harvard Graduate School of Design e al Massachusetts Institute of Technology, dove conseguì la laurea in architettura. Nel 1954 fu naturalizzato statunitense. Un anno dopo fondò I. M. Pei & Partners, che nel 1989 mutò nome in Pei Cobb Freed & Partners, essendosi nel frattempo associato con James Ingo Freed e Henry N. Cobb.

Fra i suoi più celebri lavori, l’Everson Museum of Art a Syracuse (1968), la National Gallery of Art di Washington (1978), il Museum of Fine Arts di Boston (1981). Capace di rompere con acume gli schemi dell’architettura classica, in Europa firmò la Piramide del Louvre (1989), un’opera che, per la sua portata innovativa rispetto a un contesto storico consolidato, fece molto discutere e allo stesso tempo registrò un grande successo.

Ieoh Ming Pei, Piramide del Louvre, Parigi (1989).

Ieoh Ming Pei, Piramide del Louvre, Parigi (1989).

Ieoh Ming Pei, The National Gallery of Art, East Building, Washington DC, (1978).

Ieoh Ming Pei, The National Gallery of Art, East Building, Washington DC, (1978).

Nella sua carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra i quali il Pritzker Architecture Prize nel 1983. In quell’occasione la giuria sottolineò non soltanto le sue abilità di professionista, che lo portavano a declinare i suoi spazi con un linguaggio poetico, ma anche il tatto e la sensibilità di un uomo sempre disponibile al confronto con le persone e con le altre discipline, convinto che la qualità di un’opera si esprimesse attraverso un approccio corale al progetto.

«L’architettura è un’impresa collettiva, frutto dell’interazione fra più individui e più discipline – dichiarò nel discorso tenuto durante l’assegnazione del Pritzker – il loro contributo alla qualità del progetto è spesso cruciale tanto quanto l’apporto dell’architetto».

Fonte: http://www.abitare.it/it/news/2019/05/17/addio-a-ieoh-ming-pei-architetto-piramide-louvre/

Autore dell'articolo: abitare.it