Arthur Mamou-Mani: «La casa sarà come un essere vivente»

Philippe Starck Arthur Mamou-mani, Nanda Vigo, Neri&Hu, Nen van Berkel. Cinque guru della progettazione guardano al domani con i loro occhi. Tra robot e intelligenza artificiale, spuntano soluzioni immediate e prossime, dalle case da costruire in fabbrica – come si fa con le automobili – ai nuovi materiali per la città ideale. Tecnologia vs fantasia? L’ottimismo non manca. E c’è chi consiglia di portare un disco dei Rolling Stones su Marte.

Che rapporto c’è tra tecnologia e design?
Dimentichiamoci l’idea romantica secondo la quale un designer ha bisogno soltanto di una matita e di un sogno. La realtà è fatta da un insieme di persone e strumenti, da un’interazione continua tra tecnologia e mente. È questo dialogo a favorire la nostra creatività.

Non c’è il rischio di perderla del tutto?
No, al contrario credo che robot e intelligenza artificiale favoriscano una nuova forma di immaginazione, basata sulla comprensione del potenziale di queste due nuove realtà. Si dice che quando parliamo sappiamo già cosa vogliamo dire e che quando progettiamo sappiamo già cosa vogliamo fare. Ma è ascoltando che si impara. Ecco, dobbiamo imparare a ascoltare anche i nuovi linguaggi,a leggere i dati di un computer o apprendere i consigli di un umanoide. Non ha senso sviluppare una tecnologia se non la si usa a proprio vantaggio.

Un robot come amico insomma…
Più o meno. Dobbiamo ‘umanizzare’ i computer con la nostra creatività. Sono strumenti che fanno calcoli e generano algoritmi, seguendo codici e sistemi. Bisogna renderli capaci non solo di fornirci il risultato esatto, ma anche di pensare senza uno schema fisso.

La casa assomiglierà sempre più a un essere vivente, avrà una forma organica. Camminare in città sarà come attraversare una foresta

Le innovazioni digitali influenzeranno il nostro modo di abitare?
Gli interni si adatteranno a noi sempre più spesso, con funzionalità diverse in base alle esigenze quotidiane. Ogni tecnologia sarà incorporata, penso a pareti e finestre sensibili ai gesti. La casa assomiglierà sempre più a un essere vivente che cresce e si trasforma prendendo una forma estremamente organica. Diventerà un tutt’uno con l’uomo, sarà un po’ come essere un albero in una foresta. Come una pianta, parte integrante dell’ambiente.

Cambierà anche il modo di costruire?
Forse useremo le bioplastiche, come abbiamo fatto per il progetto COS al Salone del Mobile. Ma ora, per quanto possa sembrare strano, c’è un ritorno al passato. Il legno è utilizzato nell’architettura e il motivo è una maggiore consapevolezza del nostro impatto ambientale. Ci stiamo rendendo conto che i prodotti usa e getta contrastano con il nostro obiettivo di fermare il riscaldamento globale. Torneremo a un’industria senza plastica in cui si andrà in giro ognuno con la propria bottiglia, sempre la stessa, da riempire d’acqua per evitare ogni spreco.

ARTHUR MAMOU-MANI – Classe 1983, francese di base a Londra. È direttore dell’omonimo studio specializzato in architettura digitale e proprietario di un fab-lab. Appassionato di bio plastica, stampa 3D e software open-source, tra i suoi fan c’è Sergey Brin, cofondatore di Google.

Fonte: http://living.corriere.it/tendenze/design/arthur-mamou-mani-il-futuro-che-vorrei/

Autore dell'articolo: living.corriere.it