Bunker di famiglia

«All’École Spéciale d’Architecture di Parigi, dal talento di Odile Decq ho imparato a progettare in libertà»: un insegnamento che dà senso e valore al bunker di famiglia a Casablanca, l’ultimo lavoro dell’architetto marocchino Mehdi Berrada. Disegnato per lui, la moglie Sanae e i loro gemelli di sei anni Leith e Malik, è un fortino di cemento crudo e squadrato, con doppia vocazione internazionale e radicale. Proiettato sul grande cortile interno, fiorito di banani e lillà, chiude fuori la metropoli marocchina con un alto muro di calcestruzzo e fitte griglie di legno (rivisitazione delle musharabia moresche) che nascondono le vetrate della facciata e schermano il sole africano.

Il cubo brutalista si staglia in un quartiere di tipiche villette arabe, discostandosi dalla tradizione e diventando un manifesto anticonvenzionale: «Questa è una città dura, rumorosa e disordinata. Volevo proteggere la mia famiglia dallo stress, volevo che il cancello d’ingresso fosse il confine tra caos e pace, vulnerabilità e protezione». Ma la complessità di Berrada va oltre le lezioni universitarie. Quarant’anni e studi francesi, alla sua cultura sfaccettata somma un melting pot di suggestioni: «Le antiche Medine non hanno mai smesso di ispirarmi con le loro case segrete chiuse su strada e aperte sulla corte, proprio come la mia. L’urbanismo islamico mi è caro, ma dai libri e dai viaggi ho imparato ad ampliare gli orizzonti, grazie anche alla lezione di maestri come Louis Kahn, Tadao Ando e Peter Zumthor. Soprattutto, devo ai miei genitori il dna di progettista». Entrambi architetti e cosmopoliti, hanno cresciuto Mehdi tra prospetti e cantieri: «A otto anni parlavo di Modernismo con papà: le geometrie e il béton di Le Corbusier mi sono familiari come l’alfabeto. Mamma indaga l’Oriente: l’essenzialità, lo zen e la bellezza dell’imperfetto espressa dal wabi-sabi. Tutti elementi presenti nel mio segno e ancora di più qui, dove ho creato senza vincoli di committenze».

Il suo stile multietnico ha la materia come protagonista: attinge dall’antica tecnica giapponese dello Shou Sugi Ban per carbonizzare i listelli di cedro che rivestono il soffitto in sala, aggiunge la sabbia rossa del Sahara al cemento di intonaci e facciata, sceglie la patina arrugginita dell’acciaio Cor-Ten (in voga in Europa e negli States) e i riflessi blu della lamiera battuta usata dagli artigiani locali: «Mi piace fermarmi e toccare muri e superfici ruvide. I materiali stimolano i sensi, interagiscono con le persone e la luce, creando texture tattili e chiaroscuri». A contrasto con la cornice raw, gli arredi sono tutti di antiquariato e design: «Con mia moglie, collezioniamo oggetti d’epoca asiatici e arredi contemporanei, più che altro francesi e italiani. Oltre al grande tappeto antico che viene da una moschea, non ci sono mobili di gusto arabo: l’anima della casa è radicata nella nostra terra e insieme ne rappresenta un’evoluzione».

Con il suo studio Lmnts Lab, Berrada lavora in tutta l’Africa, ma tra un lodge in Costa d’Avorio e un porto turistico in Senegal si è costruito un’abitazione per niente tradizionale. «Sì, è abbastanza insolito per la cultura mediterranea. Volevo che fosse ‘altrove’, indipendentemente dalla posizione geografica. Questo è un progetto che dice ‘io sono libero’». Quattrocentoottanta metri quadrati su tre piani, declinati tra il concettualismo nipponico e le sfumature del nero e cioccolato, lo spazio ruota intorno all’open space con living, cucina e sala da pranzo: «Per ricevere e condividere il rito del cibo». La zona dedicata ai bambini si divide tra il giardino e il basement trasformato nel parco giochi («adoriamo vederli correre e giocare»), mentre le camere dell’ultimo piano sono il luogo della quiete, dove Berrada ha anche lo studio. Sostiene che l’architettura sia sacra: «Si nutre di arte, scienza, musica, poesia, psicologia, sociologia. È potenzialmente illimitata in termini di creatività». A lui ha dato la libertà di una casa senza vincoli culturali, un bunker metropolitano perfetto a Casablanca, Tokyo o Copenaghen.

Fonte: http://living.corriere.it/case/minimal/casablanca-mehdi-berrada-cemento-marocco/

Autore dell'articolo: living.corriere.it