Borghese: “Sul tavolino ci gattonavo bambino”

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Piedi nudi, anello con il teschio, fascino Rock. Lo chef Alessandro Borghese sa di piacere: quasi 750mila fan su Facebook,  file di teenager e non solo gli showcooking, ​due programmi Sky Uno, Alessandro Borghese quattro ristoranti e Alessandro Borghese Kitchen Sound. A giorni inaugura il suo primo ristorante Alessandro Borghese il lusso della semplicità, in via Bellisario a Milano e da novembre sarà su tv8 con Cuochi d’Italia. È sempre on the road ma nell’intimità offre il meglio di sé: «Perché ci sono le persone migliori. Non sopporto la morbosa curiosità nei confronti del privato che cerco di mantenere molto riservato! Gioco tantissimo con le mie figlie e le lascio pasticciare con farina e acqua per fare la pizza o la pasta fresca. Al centro di tutto c’è Wilma, mia moglie. Una forza della natura, sono molto fortunato ad averla incontrata».

Casa sua: social e crocevia di amici o nido privato dove rilassarsi? Dove abita e in quanti siete?
«Siamo in quattro più il nostro gatto Tokyo, con lui siamo gli unici maschi del gineceo milanese. I colleghi con cui ho iniziato questo lavoro erano gli amici di allora, oggi collaborano nel mio team; decisamente unito, trascorriamo parecchio tempo insieme, anche fuori dal ristorante e dall’ufficio. La massima fiducia reciproca è fondamentale per ottenere il meglio nella mia professione. Siamo amici, nemici, colleghi, complici, è una tradizione ritrovarsi durante le riunioni di lavoro davanti al barbecue di casa mentre i nostri figli giocano. L’ospitalità e la cultura del condividere sono norme essenziali della mia vita».

Lo stile della casa: moderna o classica? Chi sceglie l’arredamento? Ha tanti mobili acquistati in giro per i mercatini con sua moglie, ce li racconta?
«La casa la crei tu! È il tuo mondo e allo stesso tempo deve rappresentarti, secondo solo le tue possibilità e le tue esigenze. Io e mia moglie, amiamo molto l’arte e mescoliamo diversi oggetti di epoche diverse tra loro. In una parete del soggiorno abbiamo un quadro acquistato durante un viaggio in Costiera Amalfitana, non distante c’è una litografia di un autore israeliano. Abbiamo diverse locandine originali di alcuni concerti Rock acquistate durante una passeggiata a Haight-Ashbury il quartiere hippy di San Francisco».

Ma il vero protagonista è il suo oggetto del cuore, il tavolo da salotto anni Settanta, regalo dei suoi genitori e restaurato con gli amici. Ci racconta la storia?
«Ci gattonavo sopra da bambino, mia figlia Alexandra fa lo stesso oggi. Si tratta di un rettangolo di legno, enorme e basso posto davanti al divano. Lo comprarono i miei genitori negli anni Settanta, prima che nascessi. Il vano interno in acciaio era utilizzato per contenere il vassoio con i bicchieri di vetro per il dopo cena e bottiglie di Scotch Whisky scozzese. Con le bambine, oggi è impossibile! Capita di trovarci dentro solo giocattoli e tempere per colorare. Arizona, la mia primogenita, lo usa come supporto per disegnare».

Qual è stato il suo rapporto con i suoi genitori? E quali sono i ricordi della sua casa d’infanzia?
«Sono nato a San Francisco, la famiglia di mia madre vive oltre il Bay Bridge. Ho frequentato solo scuole con madrelingua inglese e con cultura anglosassone. In casa si sono sempre parlati più idiomi: dalla lingua tedesca/americana da parte di mia madre e quella napoletana di mio padre, un binomio veramente molto divertente e curioso. I miei genitori, la sera oppure durante i viaggi insieme, per farmi addormentare spaziavano in un insolito repertorio, dalle commedie di Shakespeare, con incluso la recitazione perfetta di mia madre per descrivere uno dei personaggi di “A Midsummer Night’s Dream”, alla commedia più famosa del genio di Eduardo De Filippo: “Natale in casa Cupiello” raccontata da mio padre. Adesso che sono padre, tocca a me raccontare le favole o inventare storie fantastiche per le mie figlie come: il Grillo Panzuto. Un grillo pacioso, viaggiatore e dal cuore impavido. Le avventure del Grillo Panzuto cambiano ogni sera, fino a poco tempo fa terminavo il racconto con Arizona addormentata, recentemente mia figlia aggiunge alla fine della storia un notevole assortimento di particolari che devo ricordare perfettamente per il racconto della sera dopo».

“Alessandro Borghese Kitchen Sound” è il programma su Sky Uno HD dove presenta quotidianamente ricette in cinque minuti, a suon di musica, dal rap al rock. Ma lei che musica ascolta? A casa, ha l’impianto ovunque, anche nella doccia?
«La musica mi fa stare bene. Sono cresciuto con una miscela di influenze che prendono origine principalmente dall’hard rock e dall’heavy metal degli anni Settanta. Led Zeppelin, Jethro Tull, Black Sabbath. Poi è arrivato il pop e il rock anni Ottanta, dai Depeche Mode ai Guns N’ Roses. Successivamente passai ad ascoltare il jazz e a cantare in una band con gli amici brani dei Jamiroquai. Le combinazioni di tutti questi stili ha dato forma alla mia stanza della musica, la filo diffusione era normale che arrivasse anche in doccia».

Tutti però vogliono sapere: com’è la sua cucina a casa? A isola o a parete? Colorata o total black? Quali elettrodomestici? E quali gli utensili che non possono mancare?
«Una cucina a vista sulla sala, con rifiniture miste che vanno dalla pietra total black al legno con le venature a vista. Forno a convenzione-vapore, lavastoviglie, frigorifero doppia anta e cappa aspirante sui fornelli. Si affaccia sul giardino, dove c’è il barbecue. Accessori immancabili: la mia linea di utensili firmata “AB – Il lusso della semplicità”, necessari per la cucina casalinga e per le preparazioni quotidiane».

Con quale piatto ha conquistato sua moglie Wilma? E per chi sognerebbe di cucinare?
«Era il 2008 e con la complicità di acqua, farina, sale e un po’ di lievito è nata una mia rivisitazione delle tipiche frittelle, fritte e belle gonfie, della tradizione partenopea. Ancora calde le ho condite con un medaglione di astice e burrata. Qualche mese dopo, ci siamo sposati e oggi le ripropongo nel mio ristorante, dove invito il grandissimo Valentino Rossi e Marco Pierre White, per cui sogno di cucinare!».

Postato da: Casa & Design