Foscarini, luce sulle Maestrie artigiane

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«Le mani di Fausta e Lia che, al banco di laminazione, stirano il tessuto in fibra di vetro che verrà poi applicato sullo stampo facendolo ben aderire alla calandra. Un passaggio di lavorazione che ricorda la sarta mentre veste la sposa». Siamo da Faps dove vengono realizzate Mite, Tress e Twiggy.
Da
Vetrofond il lavoro del mastro vetraio non è da tutti. «Ci vogliono circa cinque anni per avviare un operaio alla soffiatura. Una volta presa con la canna la pea, bolo a forma di pera, la pasta vitrea viene soffiata e adattata allo stampo». Prendono così forma Rituals, Tartan e Lumiere.
Nella piccola azienda di
Crea, dove si lavora con il cemento, «la produzione di Aplomb è seguita da tre operai di cui due sono addetti al getto e uno alla finitura».

Le parole dell’architetto Manolo De Giorgi e i fermi immagine densi di vita del fotografo Gianluca Vassallo ci introducono in nuovo modo di raccontarsi di Foscarini: protagonista è la componente umana e un pensiero che dagli occhi si muove fino alle mani esperte degli artigiani. Si chiama Maestrie, l’ampio progetto materializzato nel libro/catalogo che, passo dopo passo, pagina dopo pagina, si fa sempre più interessante grazie anche al saggio dell’economista Stefano Micelli (che affronta il tema dell’artigianato dal punto di vista economico-sociale) e alle fotografie delle lampade scattate con il banco ottico di Massimo Gardone. A tutto questo si aggiungono dei cortometraggi e un’installazione, pensata dallo scenografo Peter Bottazzi, che sarà presentata il 12 ottobre alle 18:30 presso lo showroom di Spazio Brera a Milano.
«Per tanti anni ci siamo focalizzati sul prodotto finale, sull’impatto estetico e emotivo che poteva suscitare», oggi scopriamo il dietro le quinte, «il come si ottiene questo risultato» spiega il fondatore e presidente del marchio Foscarini
Carlo Urbinati.
Del resto chi compra un oggetto di design è sempre più curioso di conoscerne l’effettivo valore e le ragioni che gli conferiscono un certo costo.

Luci accese nel mondo della produzione dell’azienda veneta: è qui che diventano concrete e tangibili le idee dei designer. Si scopre che dietro (e dentro) ogni lampada ci sono nomi, volti e mani sapienti che danno un cuore luminoso ai manufatti. Procedimenti artigianali, come poesie, che poco hanno a che fare con le macchine e che sono nettamente in controtendenza con la società odierna sempre più protesa all’automatizzazione dei processi e alla robotizzazione. Maestrie è la storia di uomini e donne di fabbrica. Gente che il materiale lo conosce a fondo e riesce a trasformarlo con il proprio tocco in un prodotto unico. Per Twiggy che viene verniciata per ben sei volte, per esempio, il contributo umano è tutto: è la mano di ogni singolo verniciatore a fare la differenza. Il confine tra arte è artigianalità è decisamente labile.

Nella foto di apertura Vetrofond, manifattura di Tartan e Lumiere. Foto di Gianluca Vassallo

Postato da: Casa & Design